Saveriani Oggi in Italia
I saveriani in Italia sono alla vigilia della loro Assemblea Capitolare (14-26 maggio 2012), un appuntamento importante, nel quale i delegati – secondo lo Stato del personale 2012, i membri della regione italiana sono 168 –, saranno chiamati a riflettere sul futuro della congregazione nel paese che li ha generati e ad eleggerne il nuovo “governo” per i prossimi quattro anni. Il tema generale dell’assemblea – Saveriani oggi in Italia tra animazione missionaria e missione – vedrà i capitolari discutere sul rapporto tra animazione missionaria e missione in un quadro mutato rispetto a quello del fondatore, san Guido Maria Conforti (1865-1931), per il quale l’Italia era luogo di animazione e cooperazione missionaria e non di missione, perché la fede cristiana vi era giunta ormai da molti secoli. Luoghi di missione erano, invece, la Cina, dove il Conforti sempre inviò i saveriani, fino alla sua morte, oppure i paesi non ancora evangelizzati, dove la Chiesa non era istituita.
Oggi che i fenomeni dell’immigrazione, della globalizzazione e della secolarizzazione hanno reso plurale l’assetto culturale e religioso dell’Italia, ai saveriani – diventati ormai una congregazione internazionale: su un totale di 774 membri, gli italiani sono 464 –, è richiesto di declinare diversamente il loro carisma missionario ad gentes (ai popoli non cristiani), ad extra (fuori dell’Italia), ad vitam (per tutta la vita). Come?
Se non ci sono particolari problemi esegetici per l’ad vitam, in quanto è storicamente provato che il Conforti insistette perché la sua congregazione fosse una famiglia con i voti religiosi – non per motivi funzionali od operativi, ma per seguire più da vicino gli apostoli, che avevano lasciato tutto per seguire Gesù –, qualche croce interpretativa potrebbe sorgere nella comprensione dell’ad gentes e dell’ad extra, nell’attuale contesto italiano, dove il tradizionale rapporto tra cura pastorale dei fedeli e impegno di evangelizzazione è stato scompaginato.
Insomma, i saveriani oggi in Italia devono discernere come mantenere l’asse dell’ad gentes e dell’ad extra, lasciandosi comunque provocare dal nuovo assetto dell’Italia, paese tradizionalmente cristiano ma fattosi religiosamente plurale e secolarizzato, dove la Chiesa non può più contentarsi della cura pastorale dei fedeli, ma è chiamata anche all’impegno dell’evangelizzazione, che compete a tutti e singoli i fedeli, come recita il Concilio Vaticano II.
Nel discernere la declinazione del loro ad gentes e ad extra in Italia, è cruciale che i saveriani tengano fisso lo sguardo sul Conforti, per non cadere nella confusione, livellando troppo in fretta situazioni che, nonostante i cambiamenti epocali, rimangono molto diverse, dal punto di vista dell’evangelizzazione. Non si può, infatti, assimilare la Cina o la Thailandia – tanto per citare il primo e l’ultimo impegno in ordine cronologico dei saveriani – all’Italia. Se da un punto di vista ecclesiologico nulla distingue la Chiesa in Cina e Thailandia da quella in Italia, tutte e tre Chiese locali a pieno diritto, c’è però tra loro una grande asimmetria missionaria.
Se è vero che uno ed immutabile in ogni luogo e situazione è il compito dell’evangelizzazione, nondimeno esso si esplica in maniera diversa.
Inoltre, all’interno di questa diversità i missionari ad gentes hanno una loro specificità carismatica, che in un paese di antica evangelizzazione come l’Italia non è senz’altro quella di giustapporsi e tanto meno di sostituirsi alla Chiesa locale nel suo compito di evangelizzazione, semmai di interagire con essa nell’ardua impresa di conversione missionaria della sua pastorale, mettendo a disposizione il meglio della loro esperienza di incontro con popoli di culture e tradizioni religiose diverse.







