POPOLO DELLA RESISTENZA, CELEBRA LA PASQUA E ALZATI!
In questa primavera pasquale, vorrei condividere con voi quello che abbiamo di più singolare e di più caro come Chiesa del Quiché: la condizione martiriale, una Chiesa di martiri. Tanto per intenderci: la popolazione del Quiché ha sofferto una persecuzione sistematica con conseguenze tragiche.
In un altro momento vi presenterò alcune specifiche testimonianze di martiri, che continuano ad ispirare e alimentare le nostre comunità cristiane nell’impegno missionario, di annuncio del Vangelo di Gesù Cristo.
In occasione della celebrazione dei 25 anni della creazione della diocesi del Quiché, nell’aprile del 1992, è venuto da noi, a condividere la sua condizione martiriale, mons. Pedro Casaládaliga, vescovo della prelatura di São Félix do Araguaia (Mato Grosso, Brasile) e profeta dell’America latina, più volte minacciato di morte, anche l’anno scorso, a 84 anni suonati e malato, quando ha dovuto lasciare in tutta segretezza la sua casa e la sua comunità nel Mato Grosso, dove vive dal 1968, per le minacce dei latifondisti.
Durante la celebrazione si espresse in questo modo:
Profeti maya, annunciate: / Non moriranno i quetzales, / Perché si avvicina la libertà! / Il sangue dei fedeli / Ci ha salvato l’eredità. / Popolo nella resistenza, / celebra la Pasqua e alzati. / Vestiti di gala per le nozze, / Tu che sei la più martire di tutte, / Santa Chiesa del Quiché.
Perché possiamo parlare di martiri nella Chiesa del Guatemala in generale e nella diocesi del Quiché in particolare?
Semplicemente perché nel paese si è innescato un confronto mortale fra chi cercava il regno di Dio e la sua giustizia e il sistema di governo che previlegiava come valore assoluto l’egoismo di pochi, nelle cui mani era concentrata gran parte della ricchezza nazionale, a scapito della maggioranza della popolazione non solo sfruttata ma esclusa dai beni comuni essenziali.
A partire dal 1976, e soprattutto fra il 1980 e il 1982, si sviluppò una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica, il cui segno più evidente fu la repressione selvaggia contro gli agenti di pastorale, i catechisti, i dirigenti dell’Azione cattolica, i delegati della Parola di Dio, i religiosi e le suore, i preti e i vescovi. Sono gli anni terribili della persecuzione, in cui brillano testimoni veramente esemplari, degni di essere associati ai primi martiri della Chiesa.
Ci parlano con l’eloquenza di una totale radicalità evangelica: il regno di Dio era la loro unica ricchezza, avevano una fiducia totale nella Parola di Dio, amavano i fratelli più della loro vita.
Come abbiamo avuto nei primi secoli della Chiesa i martiri della fede, oggi possiamo parlare dei martiri della carità e della giustizia. La realtà dell’Impero romano è stata sostituita oggi da un sistema che nega Dio, in maniera più subdola. Un sistema idolatrico, che produce egoismo, esclusione, marginalizzazione, condannando intere popolazioni allo “scarto”, a una condizione subumana. Usando metodi di controllo, fino alla pratica della tortura fisica e psichica.
Questo sistema in Guatemala si è identificato con il militarismo, con l’ideologia della sicurezza nazionale, con l’ingiustizia istituzionalizzata, con la violazione dei diritti fondamentali, con l’impunità, con il disprezzo della vita e l’umiliazione della dignità delle persone. Tutto questo è stato messo in pratica con il pretesto di combattere o arginare il comunismo: una scusa ideologica per giustificare un sistema di repressione, che aveva l’unico scopo di difendere gli interessi soprattutto economici dell’oligarchia locale e internazionale.
È noto che nei venti secoli della sua storia, la Chiesa ha affrontato il martirio in realtà umane, sociali, politiche, economiche e culturali contrassegnate da fattori opposti.
Anche i martiri del Guatemala si sono trovati di fronte a scelte che hanno messo a dura prova l’autenticità della loro fede; hanno scelto il cammino dei discepoli che, nella sequela di Gesù, hanno saputo portare la loro croce fino al sacrificio della propria vita.
Il Crocifisso-Risorto li ha riempiti della sua luce, che continua ad illuminare il camino delle nostre comunità cristiane.







