Sicurezza e dignità per israeliani e palestinesi
Ci uniamo a questo appello. Chiediamo all’Unione europea e al nostro governo una maggiore presenza e azione accanto alle forze di pace operanti nei due stati.
Siamo solidali con il popolo israeliano così duramente colpito dal terrorismo palestinese, che punta all’eliminazione dello stato di Israele.
Siamo solidali con il popolo palestinese che da decenni soffre sotto l’occupazione israeliana e aspira al riconoscimento dei propri diritti all’indipendenza, alla terra, alla dignità. Noi pensiamo che la dirigenza palestinese, rompendo le trattative nell’inverno 2000-2001 e ricorrendo all’intifada, abbia distrutto nella maggioranza degli israeliani la speranza del processo di pace, e abbia favorito l’ascesa al governo di Sharon, propenso a soluzioni di forza e alla liquidazione dell’autonomia palestinese. Ma con il governo Sharon, eletto per garantire la sicurezza, l’insicurezza è cresciuta tragicamente.
Noi pensiamo che l’ininterrotta politica israeliana di espansione degli insediamenti nei territori occupati abbia minato tra i palestinesi la speranza nel processo di pace come via per ottenere la propria indipendenza territoriale e statuale.
Il terrorismo va combattuto radicalmente. A ispirarlo è il fondamentalismo nemico di ogni accordo, ma a nutrirlo è la caduta della speranza in una soluzione politica. Ricostruire quella speranza è la via principale per soffocare il terrorismo privandolo del consenso popolare. Le rappresaglie e il blocco militare dei terrori hanno, con alto prezzo di vite umane, costretto Arafat a intervenire finalmente contro il terrorismo.
Ma questo risultato rischia di vanificarsi se una svolta non avviene da entrambi i lati: da parte palestinese l’impegno nei fatti per sconfiggere il terrorismo, da parte israeliana il blocco degli insediamenti in vista della loro evacuazione ci sembrano le condizioni indispensabili per ricostruire la fiducia reciproca necessaria per la ripresa del negoziato.
Ora le forze della pace in Israele e tra i Palestinesi sono in terribile difficoltà, sotto il ricatto ripetitivo delle stragi e delle ritorsioni. Tanto più riteniamo necessario appoggiarle, convinti che non ci sia alternativa alla trattativa politica. Non c’è alternativa a che due popoli e due stati si riconoscano e convivano nella sicurezza e dignità.
Ci riconosciamo nell’azione coraggiosa di esponenti politici come Yossi Beilin, Yossi Sarid, Yael Dayan da parte israeliana, Yasser Rabbo, Ziyad Abu Ziyad, Hannan Hashrawi da parte palestinese, che in una manifestazione congiunta, qualche giorno fa al posto di blocco di Kalandia, vicino a Gerusalemme, hanno confermato l’impegno per un’azione comune di pace. Dopo l’11 settembre le ripercussioni globali del conflitto israeliano-palestinese si sono moltiplicate.
Ci uniamo a quanti si appellano all’Ue, agli Usa, alla Russia, perché intervengano con più decisione per interporsi alla violenza e per spingere le due parti a riprendere il negoziato.
Stefano Levi Della Torre (Milano), Giorgio Gomel (Roma), Guido Fubin (Torino), Lia Montel Tagliacozzo (Torino), Pupa Garribba (Roma), Giovanni Levi (Venezia), Silvio Ortona (Torino), Paul Ginsborg (Firenze), Carlo Ginzburg (Bologna), Marina Morpurgo (Milano), Gabriele Nissim (Milano), Gavriel Segre (Torino), Andrea Ginzburg (Bologna), Andrea Levi (Genova), Aldo Zargani (Roma), Gloria Arbib (Roma), Silvia Finzi Levi (Torino), Stuart Woolf (Venezia), Emilio Jona (Torino), Emanuele Fiano (Milano), Lia Pergola (Venezia), Roberto Bassi (Venezia), Valerio Fiandra (Trieste), Bice Fubini (Torino).







