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Occupazione ingiusta, La situazione in Kenya

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Dal Medioriente al Kenya: due lettere su conflitti, da lunga data il primo e  appena esploso il secondo, ma tutte e due in cerca di soluzioni pacifiche. 

OCCUPAZIONE INGIUSTA 

Non mi trova d'accordo tutta l'impostazione avanzata da Massimo Toschi per quanto concerne il conflitto Israele-Palestina (pp. 24-25 Missione Oggi n.10, 2007), dove si profila "la sfida della riconciliazione" basata su "una nuova agenda della pace fatta di salute, di istituzioni, di diritti, di democrazia, di culture, ma anche di accordi e di duttilità e di diplomazia". Parole molto belle e condivisibili, ma Toschi non si chiede quale sia la causa principale di tanta sofferenza dei due popoli. Mi sarei aspettato che dicesse chiaro che tale causa è da trovarsi proprio e solo dalla guerra dei Sei Giorni, in cui è avvenuta l'OCCUPAZIONE (che dura da 40 anni) dei territori palestinesi da parte dell'esercito israeliano. Toschi ricorda solo che a Montecatini si è tenuto l'11 giugno 2007 il "Forum for peace". Ottima l'iniziativa, ma non viene MAI menzionata nell'articolo la parola "occupazione" (quindi occupante e occupato), nemmeno da David Grossman, del quale si citano alcune frasi.

Se qualcuno entra a casa mia senza bussare, cioè occupa la mia abitazione e non se ne vuole andare, faccio di tutto perché se ne vada al più presto perché ha commesso un'ingiustizia nei confronti della mia famiglia. Non si può pretendere che me ne stia buono buono senza nessuna reazione. È la giustizia che vuole questo. Ma Toschi afferma che "è finito il tempo della giustizia come idolo, che ha fatto il suo tempo; così dicasi della sicurezza". Non sono d'accordo. La giustizia vuole che l'occupante se na vada dalla casa che non è sua. Qui non esiste nessuna idolatria della giustizia. Tale è anche il pensiero di mons. Michel Sabbah. 

Quante sofferenze sarebbero state risparmiate da ambo le parti se non ci fosse stata l'occupazione! Le reazioni dei palestinesi sono la conseguenza dell'occupazione. Ne consegue che non si possono porre sullo stesso piano le sofferenze che affliggono i due popoli. Le sofferenze dei palestinesi sono causate dall'occupazione israeliana che a sua volta diventa causa delle sofferenze degli stessi israeliani. Tutto il discorso è a monte risalente all'occupazione del 1967.

Toschi parla dell'altro, indicando indifferentemente occupante e occupato; perché? Occorre specificare chi opprime e chi è oppresso nelle varie situazioni.

Tarcisio Alessandrini, Roma.


LA SITUAZIONE IN KENYA

È difficilissimo dare una valutazione oggettiva della situazione. Anche sulla stampa internazionale o sui website delle agenzie di informazione, non tutto è imparziale. Dal punto di vista Tv uno dei migliori servizi viene fatto da Al Jazeera. Anche la Bbc non è male. Cnn e Sky condividono molte delle immagini con la Bbc. Il fatto è che quanto sta succedendo sta polarizzando più che mai la nazione su linee tribali, e questo è un danno gravissimo.

Che ci siano stati dei brogli, a detta di tutti, pare evidente: ma non è così evidente che siano stati solo dalla parte del governo, anzi! Ora è da vedere se le parti hanno davvero a cuore il bene del Paese o il potere. Quello che è certo che tutti i contendenti hanno investito miliardi nella campagna elettorale: chi è sconfitto non deve solo leccarsi le ferite, ma anche rischiare la bancarotta. Gli oltre 300 morti, tra cui le donne e i bambini nella chiesa di Eldoret, dovrebbero far pensare anche i politici più ambiziosi e incalliti.

Quanto sta succedendo ci rende tutti molto tristi. Ognuno di noi missionari, qui, ama la gente non per la sua tribù, ma perché sono persone con le quali si costruisce una relazione. In ogni missione ci sono persone di tutte le tribù.

Per quel che mi riguarda, ho amici e persone a cui voglio bene in tutto lo spettro delle differenti tribù. A Maralal ho amici kikuyu che devono scappare. A Nyahururu amici samburu che devono scappare. Ho amici luo e luya, amici taita e turkana, e akamba e altri di cui non voglio neanche sapere la tribù. Dalle varie parti di Nairobi mi mandano messaggini, tutti sono nella stessa situazione di paura e insicurezza e mancanza di cibo e altre cose, soprattutto di pace. E non capiscono cosa stia succedendo e perché. Tutti stanno pregando il buon Dio che li risparmi da questa follia. Pregano, invitano altri a pregare, chiedono preghiere perché la pace prevalga. E hanno paura per i loro bambini, per il futuro.

Sembra che il diavolo si stia accanendo contro questa nazione di persone "timorate di Dio" come si sono sempre definite e come sono in realtà. Quanto sta succedendo non è solo una questione di "democrazia", è come se ci fossero delle forze negative che non possono tollerare una nazione che ha vissuto in pace e armonia (anche se relativa) per tutti questi anni. Forse sono solo fantasie suggerite dalla tristezza profonda della situazione. Ma questa non è solo una "battaglia" politica, è una battaglia spirituale, per la pace e l'unità, quelle vere.

P. Gigi Anataloni - Kenya, missionario della Consolata.



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