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Ci è stato chiesto di raccontare la nostra esperienza. Lo facciamo volentieri, anche se si tratta di una piccola cosa a confronto con le sfide del Sinodo! Ciò che ci sembra più significativo condividere è la peculiarità dell’IMO (Impegno Medio Oriente), cioè il servizio alle Chiese e agli Istituti religiosi che, ormai da 40 anni, esso incontra in Medio Oriente.

CONOSCERE IL MEDIO ORIENTE

Le nostre esperienze ci hanno fatto conoscere tante realtà ecclesiali in Medio Oriente: le belle testimonianze e le fatiche apostoliche di preti e suore missionarie, la fede dei cristiani laici locali, spesso minoranze emarginate quando non perseguitate. Gli incontri con le autorità del Patriarcato latino di Gerusalemme e del Patriarcato maronita di Beirut, con i Nunzi apostolici, sono stati molto preziosi per comprendere meglio il contesto delle diverse Chiese e le complesse vicissitudini politiche dei rispettivi paesi. È con il succitato spirito di servizio che nel 1969 si è svolto il primo “campo di lavoro” presso la comunità parrocchiale di Abud, Patriarcato di Gerusalemme, provata dalla “Guerra dei Sei Giorni”, dove abbiamo sistemato l’impianto elettrico della chiesa. Qui abbiamo trovato una piccola ma vivace comunità cristiana, con un giovane prete, abuna Anton Odeh Issa, originario della stessa comunità, impegnato al Tribunale ecclesiastico di Gerusalemme.

NEL DESERTO GIORDANO

Dal 1970 al 1974 il nostro servizio con i giovani volontari, sempre solo nei mesi estivi, si è svolto a Smakieh, villaggio del deserto giordano sull’antica Via dei Re, nei pressi della città di Karak, nota per la fortezza di epoca crociata. Qui abbiamo incontrato due comunità cristiane cattoliche, una di rito latino, l’altra di rito melchita; così i nostri giovani hanno vissuto un’esperienza intensa di universalità ecclesiale, soprattutto nella messa domenicale dove confluivano tutti, nei loro caratteristici costumi, pregando con canti gioiosi. La gente viveva di pastorizia e di agricoltura di sussistenza. In autunno seminavano il grano e quando l’inverno era abbastanza piovoso il raccolto era sufficiente al fabbisogno familiare, ma spesso la mancanza di pioggia provocava problemi per il grano e il poco foraggio. Mancava la luce elettrica e l’acqua era scarsa. Il nostro lavoro è consistito proprio nell’elettrificare il villaggio e nello scavare un pozzo per l’acqua. I cristiani delle due comunità sono stati molto accoglienti con noi; erano contenti di incontrare altri cristiani venuti ad aiutarli; si sono subito messi a disposizione per darci una mano: grande è stata la gioia al momento della prima accensione delle luci e del primo getto d’acqua scaturito dal nuovo pozzo!

L’amicizia e la gratitudine di queste comunità perdura nel tempo.

AD ALESSANDRIA D’EGITTO

Un’esperienza intensa alla scoperta del valore della preghiera e della sconvolgente realtà della povertà estrema l’abbiamo fatta nell’estate 1982, nelle comunità cristiane di Alessandria d’Egitto. Eravamo dai salesiani per l’imbiancatura della scuola, poi sono piovute altre richieste di servizi. Così andando a fare un piccolo lavoro presso delle suore, abbiamo fatto la scoperta delle suore di clausura, quasi tutte egiziane, in un paese musulmano. Vedendole pregare, i nostri giovani, oltre che provare ammirazione, si sono posti grandi interrogativi sul senso della preghiera. Un altro piccolo servizio ci ha fatto conoscere le suore di Madre Teresa di Calcutta e il loro apostolato presso i più poveri tra i poveri.

I giovani sono rimasti sconvolti dalla povertà toccata con mano, oltre che profondamente segnati dalla testimonianza di dedizione delle suore.

IL SOSTEGNO ALLA “CRECHE” DI BETLEMME

Un impegno che portiamo avanti da ventidue anni è il sostegno alla crèche (orfanotrofio) di Betlemme. Siamo stati coinvolti fino a sentire come nostri i problemi dell’istituto, cercando insieme alla suora direttrice le soluzioni migliori. Sono stati fatti grandi lavori di ristrutturazione degli ambienti; sono state costruite nuove sale per i bambini, la piscina e lo spazio giochi. Si sono create anche reti di persone amiche che promuovono il sostegno a distanza della crèche. A Betlemme i collaboratori IMO sono venuti a contatto con la situazione palestinese, cercando di comprenderne le problematiche e condividerne per quanto possibile le sofferenze;

hanno constatato il grande impegno della Chiesa, delle religiose e dei religiosi per testimoniare la carità di Cristo verso tutti i poveri, siano essi cattolici, ortodossi o musulmani. Cosa non facile in quei luoghi.


Un Impegno per i Giovani

L’IMO non è un’associazione, anche se esigenze legislative ci hanno portato, nel 2004, a fondare Associazione IMOImpegno Medio Oriente Onlus, ma essenzialmente un impegno, soprattutto per i giovani, ad andare nei paesi del Medio Oriente per fare dei “campi di lavoro” con una spiritualità precisa, che si fonda sui valori cristiani e si ispira alla Lumen gentium (Vaticano II).

Segue il metodo “vedere-giudicare-agire”, che si concretizza in “preghiera-lavoro-condivisione”.

Si cerca di ravvivare la propria fede, mettendo al centro l’eucaristia, vivendo da poveri con i poveri nelle realtà dei paesi del Medio Oriente, sempre aperti ad uno scambio reciproco, che arricchisce emtrambi.

Chi parte per i “campi di lavoro” viene prima iniziato allo spirito dell’IMO e, se pure mandato dall’IMO, va anche a nome della parrocchia o della realtà ecclesiale in cui vive, cercando di coinvolgerle in modi diversi, soprattutto attraverso la comunicazione dell’esperienza fatta. L’IMO ha avuto inizio nel clima del postconcilio, nel 1968, e si orientò verso il Medio Oriente, quale meta economicamente accessibile ai giovani e terra di povertà e di conflitti, il cui cuore è la città “porta del mondo”, Gerusalemme.



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