La missione oggi / L’imporsi di nuovi soggetti missionari
Il fatto è innegabile. Da una parte le statistiche mostrano una rapida modificazione del personale missionario che vede un progressivo e crescente spostamento dalle Chiese del nord a quelle del sud del mondo e dall’altra vanno crescendo Istituti e Congregazioni missionarie nati nelle Chiese del sud. Ma soprattutto assistiamo al crescere di nuove figure missionarie.
L’affermazione che la Chiesa è missionaria di sua natura e che tutti i fedeli, come membra di Cristo vivente al quale sono incorporati, hanno l’obbligo di cooperare alla evangelizzazione per portarla alla sua pienezza ha trovato nel postconcilio nuove forme di realizzazione. Sono sorte nuove figure missionarie che vanno dai Fidei donum alle fraternità apostoliche di sacerdoti, consacrate e laici, dal laicato missionario alle coppie che partono con le loro famiglie, dal volontariato internazionale alle organizzazioni non governative per i paesi in via di sviluppo. Nello stesso tempo sono andate crescendo diverse forme di cooperazione tra Chiese.
A queste nuove figure, in qualche modo ufficiali, si aggiungono movimenti di rinascita e di riforma ecclesiale che vanno dai movimenti ecclesiali – focolarini, neocatecumenali, Sant’Egidio, ecc. – all’area pentecostale, dalle Chiese indipendenti africane all’arcipelago dei piccoli gruppi fluidi che nascono e che muoiono. Il silenzio sulle differenze tra le persone non è oggi accettabile ma il riconoscimento del pluralismo non solo come fatto ineliminabile, ma come valore da tutelare, è ancora in larga parte da costruire: si va infatti dal rispetto delle differenze all’integralismo, dalla comunicazione delle proprie convinzioni al proselitismo.
Questi cambiamenti investono a fondo il mondo della missione; in particolare quegli Istituti che della missione avevano fatto il proprio ambito di onore e di fatica.
Per questa forte riaffermazione della natura missionaria dell’intera Chiesa non si può che ringraziare Dio, ma non si deve nemmeno tacere che porta con sé non pochi problemi. La presenza di più soggetti favorisce certo un maggiore impegno evangelizzatore ma la loro semplice compresenza non equivale automaticamente ad una migliore testimonianza della missione. Questa pluralità di soggetti pone problemi di condivisione e dialogo, di collaborazione e sincronia ma, più a fondo, porta nel mondo missionario quegli stessi problemi e quelle tensioni che travagliano la vita ecclesiale in un mondo postmoderno.
Un’epoca multiculturale, come quella in cui viviamo, è un’epoca che chiede una diversificazione delle forme espressive anche della religione; tuttavia questa diversificazione non può avvenire in termini soggettivi ma rispettando l’obiettività della fede e della comunione ecclesiale.
In un simile contesto il moltiplicarsi delle figure missionarie religiose risponde sia alla maturazione del carattere missionario della vita cristiana sia all’esigenza – oggi crescente – di un cammino di autorealizzazione dei diversi soggetti. Presumibilmente il dato di maggior cambiamento potrebbe essere la fine del missionario tradizionale, individualista ed eroico, per far posto a fraternità missionarie che, nella diversità dei loro carismi, offrono una concreta esperienza di Chiesa.
Nelle scritture, il paradigma di Chiese missionarie affianca al modello paolino / matteano (cfr. Mt 28,16-20; Gal 1,15-17; 1Cor 1,22-25) – andare ad annunciare il Vangelo – quello lucano/giovanneo (cfr. At 2,42-47; Gv 4,39.42; 17,20-23) che pone l’accento sulla grazia di Dio a cui offre lo spunto di comunità fraterne ed irraggianti il loro amore fino a suscitare stupore, interesse e stima per la loro vita resa così annuncio credibile del Vangelo.







