LA FAMIGLIA AGENTE DI MISSIONE E DI MISERICORDIA
Il Sinodo ordinario dei vescovi, recentemente concluso, si è soffermato sulla vocazione e sulla missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo. L’assemblea, composta da oltre trecento padri sinodali, uditori, esperti e delegati di altre Chiese cristiane, ha riaffermato l’impegno della Chiesa a proteggere, servire e celebrare la famiglia.
La famiglia è parte dell’azione creativa di Dio e anche un centro del suo disegno salvifico. La diversità dei contesti in cui si trovano le famiglie richiede una seria e creativa risposta pastorale, attraverso un ascolto attento e totale dei complessi elementi della verità rivelata, della dottrina e disciplina della Chiesa. Situazioni familiari egualmente complesse sollecitano o addirittura sfidano questi aspetti della tradizione a pronunciare una parola di salvezza. Le nuove prassi antropologiche e culturali che si stanno diffondendo in tutto il mondo, principalmente attraverso i social media, hanno un effetto profondo sulla mutevole comprensione del matrimonio e della famiglia.
La povertà, la diseguaglianza, le guerre e i disastri ambientali hanno rimodellato le relazioni familiari. Il Sinodo ha dedicato molto tempo all’osservazione e all’ascolto di queste realtà secondo la prospettiva della sapienza biblica, magisteriale e pastorale. Fedeltà e creatività contraddistinguono le dichiarazioni del Sinodo sulla vocazione e sulla missione della famiglia; provenendo dall’Asia, avverto la necessità di sottolineare, in proposito, due aspetti. In primo luogo, la famiglia è chiamata ad essere una scuola e una culla di onestà, integrità, misericordia e giustizia.
Questo è un suo contributo insostituibile a favore della società. Gli atti ingiusti nella vita sociale rivelano una mancanza di misericordia e di genuina attenzione verso il prossimo. Sfortunatamente la corruzione e la depravazione morale, che portano all’ingiustizia sociale, discendono spesso da relazioni e valori familiari distorti. Una famiglia che tolleri o che addirittura premi l’imbroglio, la disonestà, la menzogna, la concorrenza scorretta e il maltrattamento delle persone trasmette gli stessi disvalori alla società.
Sappiamo che in alcune parti del mondo il sabotaggio economico, le pratiche disoneste nel lavoro e negli affari, le dittature e il crimine organizzato non solo sono perpetuati da famiglie e da clan, ma sono perfino considerati atti di fedeltà e di lealtà alla famiglia.
Noi affermiamo, invece, che la vocazione della famiglia è di essere l’unità base di una società dignitosa, onesta e giusta. Ma dobbiamo anche sfidare la società più vasta, specialmente coloro che dominano la politica, la cultura e l’economia, a considerare come le loro politiche e i loro sistemi riguardino le famiglie, specialmente i giovani.
La propaganda individualista e consumista, l’esclusione dei poveri dallo sviluppo, l’irrazionale giustificazione della violenza spingono le famiglie ad adottarli come stili di vita all’interno della famiglia stessa e nella società. In secondo luogo, la famiglia è chiamata ad essere una scuola di comunione con coloro che soffrono.
La comunione nella sofferenza è una vocazione e una missione. Una famiglia non deve guardare solo alle proprie ferite, ma anche a quelle di altre famiglie. Di fronte a vaste sofferenze, nessuna famiglia dovrebbe rimanere autoreferenziale. Ci rendiamo conto che molte famiglie sono distrutte dalla povertà, dalla fame, dalla mancanza di acqua, di case, di lavoro, da guerre, violenza etnica, estremismo religioso, da disastri ambientali causati dall’uomo, da traffici di esseri umani destinati alla prostituzione e alla schiavitù, da incesto, da abusi su donne e bambini, da emigrazione forzata e sradicamenti.
Queste forze sociali negative spezzano le famiglie. I membri delle famiglie si disperdono. Si cercano a vicenda. Le famiglie cristiane sono chiamate a cercare coloro che soffrono, ad abbracciare la loro sofferenza e a rassicurarli, perché essi hanno una nuova famiglia in noi. Ogni madre che soffre è nostra madre e anche nostra nonna. Ogni padre che soffre è nostro padre e anche nostro nonno. Ogni bambino che soffre è nostro figlio, è nostra sorella o fratello. Ogni persona ferita è un vicino, un membro della famiglia.
La comunione nella sofferenza è una forma di dialogo interreligioso e interculturale, promosso non da studiosi ma da famiglie. Speriamo di vedere più famiglie così all’apertura dell’anno giubilare della misericordia.







