Storie di perdono, percorsi di riconciliazione
Perdonare è una cosa curiosa, è un fiore che spunta nel cuore di qualcuno senza averlo piantato. Un fiore che è quasi impossibile piantare o seminare. Perdonare non è minimizzare il male che è stato fatto, non è neanche allontanarlo dalla propria vita o negarlo.
Perdonare è come stare in piedi sul taglio di una lama, tra il "non doverlo fare" e "farlo comunque". Farlo gratuitamente.
Non è la conclusione di un processo che si sviluppa dentro qualcuno, normalmente non è il perdono che si esige, ma che giustizia sia fatta. Il perdono è grazia, non viene fuori dalla terra, ma è come rugiada che viene dal cielo. Sembra che non abbia radici. È un miracolo. Non è un prodotto, un frutto, è una nuova creazione.
Il dossier presenta alcune storie già accadute: anche nei momenti più bui, il cuore si dilata cercando la mano del nemico, del criminale, del malfattore. Interi Paesi, dopo violenze e crimini di ogni genere, si sono messi sulla strada di una nuova ricostruzione, di un nuovo futuro. Partendo dalla verità.
Ripercorrendo queste storie, non si può evitare di chiedersi se ci sia mai stata in Italia un'esperienza di riconciliazione capace di sanare le lacerazioni che hanno segnato la nostra vicenda collettiva recente (basti pensare allo stragismo). Certo, se così è stato, la causa va ricercata nell'incapacità di ricostruirne fino in fondo la verità storica, ineludibile passaggio per fondare una memoria e un futuro condivisi.
Insomma, non solo per gli individui, ma anche per le nazioni, non c'è futuro senza perdono.







