L’esperienza di vita si fa tradizione
Nella mia Chiesa, dalla dolorosa esperienza della guerra civile (1965-1996) – con le sue connotazioni etniche e religiose e lo sfollamento della popolazione da Nord verso Sud –, è nata e si è sviluppata l’esperienza del Ritiro di Quaresima delle comunità cristiane. Avviata nella parrocchia di Koumra per iniziativa del suo giovane parroco, don Mathias Ngarteri, oggi arcivescovo di N’Djamena, è stata estesa, dopo il 1980, a tutta la diocesi.
Questa pratica, che sta diventando una tradizione nella nostra Chiesa-Famiglia di Dio, è un esempio di simbiosi tra il Vangelo e la tradizione culturale locale.
La tradizione culturale ancestrale prevede, ogni anno, un tempo di revisione della vita comunitaria e un rinnovamento del solenne impegno iniziatico, chiamato “caccia” o “pesca” sacra, che impegna tutti gli uomini iniziati del villaggio.
È prima di tutto un “uscire” dal villaggio e poi un “ritornare”, come nell’iniziazione tradizionale, che dura il tempo di una battuta di caccia o di pesca. Quanto cacciato o pescato viene preparato e consumato insieme in segno di comunione. In questa occasione si regolano i conflitti tra le persone o i dissidi tra le famiglie, si correggono pubblicamente coloro che si comportano male nella vita ordinaria e si definiscono le linee di condotta comuni da tenere di fronte alle grandi sfide dell’ambiente.
Chi ha iniziato il Ritiro di Quaresima si è riferito all’esperienza dell’Esodo, il cui punto di partenza è la Pasqua. In analogia con il cammino dell’Esodo si fa “uscire” la comunità cristiana dal villaggio per mettersi, nella precarietà, a disposizione del Signore per alcuni giorni, lasciandosi interpellare e trasformare dalla sua Parola per mantenersi nella vocazione di popolo liberato dalle schiavitù e incaricato di liberare gli altri attraverso la testimonianza di vita, in nome dell’alleanza sigillata con il battesimo. Lasciare il villaggio per andare ad accamparsi nella brousse [macchia, boscaglia, ndr] e vivere con poco, condividendo con gli altri è in po’ come rivivere l’esperienza dell’Esodo.
Ogni anno, si sceglie un tema tra le questioni importanti per la vita e la fede cristiana nella nostra società. Questi temi emergono dai diversi incontri diocesani (presbiterio, assemblea dei religiosi, Consiglio dei Laici, ...); il Consiglio presbiterale ne definisce uno che sia particolarmente indicato e lo affida all’équipe della formazione permanente della diocesi che lo traduce in un programma di tre giorni.
In questo Anno della fede il tema scelto è: “Credere, costruire e fare propria la Chiesa-Famiglia di Dio che è in Sarh”.
Nella prima giornata, generalmente animata dai laici, è prevista una conversazione sul tema a partire da un fatto di vita ricco di spunti di discussione per la vita cristiana. Vi sono, poi, un momento per l’ascolto della Parola di Dio, che illumina il tema e interpella gli ascoltatori, e un tempo di riflessione e di preghiera personale, che permette di interiorizzare il tema; infine, si termina con una preghiera condivisa.
Il secondo giorno è il momento della correzione fraterna, del consiglio per aiutare i più deboli e della riconciliazione. Si prevedono discussioni e riflessioni che preparano all’esame di coscienza e alla confessione sacramentale; si chiariscono varie questioni riguardo ai sacramenti; si regolano i conflitti all’interno della comunità cristiana, tra i gruppi e tra le persone; si denunciano le situazioni di contro-testimonianza in rapporto ai “pagani” e l’esercizio delle responsabilità in seno alla comunità cristiana.
Molte indicazioni per i cristiani riguardano l’uso moderato dell’alcool, che spesso è motivo di conflitti. Per noi l’astinenza nel tempo di Quaresima non riguarda la carne, ma l’uso della birra di miglio e di altre bevande alcoliche. Nei villaggi la stagione secca è il tempo del «far niente», le nostre comunità, che sono generalmente rurali, non hanno attività troppo impegnative: ci si rende visita, si va al mercato, si fa la festa del villaggio. Siccome fa caldo, si gradisce essere in compagnia per mangiare e bere, in questo periodo la birra di miglio scorre abbondante.
Nel terzo giorno si conclude il Ritiro con l’eucarestia. Uscire dalla propria casa, uscire da se stessi per lasciarsi rinnovare dalla Parola che invita alla riconciliazione con Dio, i fratelli e le sorelle. Ecco la dinamica del Ritiro di Quaresima.
Come i discepoli al Monte Tabor, si ritorna “trasfigurati”.
Sarh (Ciad), 5 marzo 2013.






