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L’ENCICLICA LAUDATO SI’ CINQUE ANNI DOPO / DUE PUBBLICAZIONI NE RILANCIANO IL MESSAGGIO

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La Ludato si’ è stata indubbiamente una delle encicliche più innovative, dopo la stagione dei due papi conciliari, Giovanni XXIII e Paolo VI. Dopo cinque anni, quindi, giungono quanto mai opportune due pubblicazioni che, pur nella diversa matrice, l’una espressione diretta della Chiesa cattolica e l’altra del mondo laico “critico”, si pongono lo stesso obiettivo di rilanciarne la portata rivoluzionaria: Tavolo interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale, In cammino per la cura della casa comune a cinque anni dalla Laudato si’, Lev, Città del Vaticano 2020 e Associazione Laudato si’. Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale, Niente di questo mondo ci risulta indifferente, Interno 4, Firenze 2020.

UN’ANALOGA ISPIRAZIONE

Ambedue citano in apertura la stessa espressione di Francesco in piena emergenza Covid 19: Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda [...] ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme” (Francesco, Meditazione durante il momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020). Un’analoga ispirazione, dunque, rafforzata dalla consapevolezza che la crisi pandemica ha riproposto con rinnovata urgenza la necessità di un profondo ripensamento del rapporto tra uomo e ambiente e tra tecnica e natura. Quindi i due testi in esame confidano in un possibile rilancio dei temi posti dall’enciclica papale attraverso una dettagliata articolazione di “piste operative”, nel lessico cattolico, o “obiettivi concreti, iniziative, proposte da articolare a livello territoriale, nazionale e globale”, nel lessico dei movimenti. Alcuni dei titoli dei capitoli in cui si articolano le “piste” e le “proposte” non possono che essere comuni ai due testi, toccando questioni centrali e di particolare emergenza: clima, lavoro, salute. 

IL TAVOLO INTERDICASTERIALE DELLA SANTA SEDE 

I materiali prodotti dal Vaticano sono nel complesso più attenti agli aspetti formativi ed etici e alla catechesi, argomenti che occupano il primo capitolo Educazione e conversione ecologica, mentre nel secondo capitolo Ecologia integrale e sviluppo umano integrale articolano più nel dettaglio percorsi che raccolgono in particolare la pluridecennale esperienza di  movimenti ecclesiali di base e di associazioni cattoliche in diverse parti del mondo impegnati nei cosiddetti “nuovi stili di vita”, “consumo critico”, “gruppi di acquisto solidale”, “finanza etica”... Proposte che si declinano  nei vari campi, oltre ai tre citati,  dall’alimentazione, appunto, all’energia, dalla tutela dell’acqua e dei mari alla salvaguardia della biodiversità, dall’economia circolare alla finanza, dall’urbanizzazione alle istituzioni, giustizia e amministrazione pubblica. Tantissime sono le pratiche virtuose che vengono suggerite e che sarebbe importante si diffondessero come una sorta di condivisa “cittadinanza ecologica”, ma non vi è qui lo spazio per ricordarle in dettaglio per cui mi limito a raccomandarne la lettura e ancor più la messa in pratica. Mi sento in dovere, però di segnalare alcune criticità che sembrano emergere laddove si toccano alcuni temi particolarmente caldi e di interesse per settori dell’economia. In questi casi, a volte, l’approccio è troppo prudente e persino ambiguo o per lo meno discutibile cosicché sembra attenuarsi quella radicalità che pervade giustamente l’enciclica. 

ALCUNE CRITICITÀ: OGM E FOSSILI

Cito, ad esempio, il caso controverso degli Ogm per i quali si dice solo: “Promuovere luoghi di dibattito inclusivi di tutte le parti in causa sul tema delle innovazioni agroalimentari derivanti dalla ricerca in ambito genetico (Ogm - organismi geneticamente modificati) e finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce” (Tavolo interdicasteriale..., op. cit., p. 122). Tenendo conto delle forti pressioni che alcune multinazionali esercitano sul tema, forse era utile ribadire che, in forza del principio di precauzione, in attesa che si faccia piena “luce”, gli Ogm vanno banditi dalle produzioni alimentari. Così pure, data la gravità dell’emergenza climatica, non sembra sufficiente richiedere provvedimenti tesi ad attenuare l’impatto dell’estrazione dei fossili, auspicandone il superamento: “Monitorare severamente le attività di esplorazione e di estrazione negli ecosistemi più fragili e nelle attività offshore, in particolare nei paesi in via di sviluppo, per evitare che i diritti umani vengano calpestati, che l’acqua, il suolo e l’aria vengano inquinati negligentemente o consapevolmente, coinvolgendo le popolazioni interessate. Ridurre e se possibile abbandonare la combustione di gas naturale in eccesso nei siti di estrazione di idrocarburi (flaring), sviluppando alternative sicure per l’ambiente, per la popolazione e per gli stessi impianti” (Ibidem, pp. 139-140 ) “Promuovere il processo volto a riformare le sovvenzioni ai combustibili fossili e a tassare le emissioni di diossido di carbonio (CO2)” (Ibidem, p. 164). 

IL TEMA CONTROVERSO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Un altro tema controverso è quello dell’economia circolare, molto caro in particolare alle grandi multiutility che di fatto detengono il monopolio della gestione dei rifiuti, su cui lucrano soprattutto con il cosiddetto recupero energetico, attraverso gli inceneritori: «Promuovere il riuso e il riciclo delle risorse naturali già nel circuito economico, incoraggiare il riuso dei vari rifiuti organici (bioenergia, biocarburanti, compost...), evitare la produzione di oggetti, materiali e sostanze particolarmente complicati da riciclare (come alcune plastiche multi-strato) e incentivare la ricerca per materiali alternativi. [...] Puntare all’adozione di imballaggi facilmente riciclabili o biodegradabili. [...] Stimolare il settore privato a “liberare” l’innovazione e a far avanzare la trasparenza della catena di approvvigionamento attraverso regolamenti e incentivi che promuovano il passaggio a un’economia più circolare e a basse emissioni di gas serra» (Ibidem, p. 164). Anzitutto, decenni di pratiche di incentivi al settore privato insegnano che non è questa la strada per la rivoluzione ecologica che auspichiamo. Inoltre non si può definire “riuso dei vari rifiuti organici” la produzione di “bioenergia” attraverso l’incenerimento e neppure di biocarburanti, e soprattutto queste pratiche non hanno nulla a che vedere con l’“economia circolare”, come ha esplicitamente sancito l’Ue. 

PER UNA NUOVA TEOLOGIA DELLA CONTINENZA

Inoltre, la vera priorità nella gestione dei rifiuti non è il riciclaggio e neppure “imballaggi facilmente riciclabili”, bensì la riduzione drastica a monte della produzione di rifiuti e dell’uso di imballaggi. Una priorità che rinvia alla tematica da sempre cara a Giorgio Nebbia, fin da quel lontano 1972 in cui collaborò con il Vaticano per preparare la 1° Conferenza dell’Onu sull’Ambiente a Stoccolma, e che non ricorre con quella centralità che dovrebbe avere nei materiali del Vaticano, ovvero la priorità di porre limiti allo sviluppo e di ridurre i consumi. Concludeva Giorgio Nebbia il suo Rapporto alla Commissione Iustitia et pax sulla conferenza di Stoccolma con un icastico punto 15: “Teologia e lode della continenza. La necessità di limitare lo sviluppo produttivo e il possesso di merci per non compromettere le risorse limitate del pianeta comporta una nuova teologia e lode della continenza...”. Una “continenza” che papa Francesco declinava nella sua enciclica con un’indicazione perentoria e impegnativa: “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. 

IL TEMA DELLA “NEOTECNICA”

Diciotto capitoli sono già molti, tuttavia mi permetto di segnalare un tema che meriterebbe una specifica trattazione, che ha a che fare con quanto Giorgio Nebbia con caparbietà, riprendendo una felice formulazione di Lewis Mumford, ci ha sempre spiegato, ovvero che, per il cambio di paradigma richiesto dalla crisi ecologica, occorre fuoriuscire dalla “paleo tecnica” del sistema termoindustriale basato sui fossili ed inaugurare una “neotecnica”, in gran parte da inventare e costruire con una ricerca scientifica innovativa ad esse finalizzata. Ma questa “neotecnica” non può venire dall’iniziativa privata di un sistema economico piegato al massimo e immediato profitto, ma neppure dal basso dalle cosiddette pratiche virtuose o stili di vita, pure lodevoli e indispensabili. Dunque è ineludibile, a mio parere, un massiccio intervento pubblico nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica e nell’economia, finalizzato appunto alla rivoluzione ecologica “neotecnica”, ma anche alla giustizia sociale. 

UN’ALTRA VISIONE DEL MONDO POSSIBILE

Tornando ai materiali pubblicati dall’Associazione Laudato si’, occorre precisare che, ovviamente, non si tratta di un programma politico riconducibile ad una possibile formazione partitica: l’orizzonte è giustamente senza limiti di spazio e di tempo, vi si prefigura un’altra visione del mondo possibile, ma tutta da costruire in un futuro che, se richiede urgenza, ha bisogno anche di profondi cambiamenti culturali e di sommovimenti sociali di notevole portata. Con grande onestà gli estensori circoscrivono gli scopi della pubblicazione: “Una grande presa di coscienza di uomini e donne, perché non è dalle concentrazioni del potere che possiamo aspettarci una via d’uscita, ma dalla forza con cui organizzazioni, società civile, sindacati e movimenti prenderanno la strada dell’autoeducazione, dell’autoformazione, della responsabilità” (Associazione... op. cit., p. 25). “Dire la verità, agire adesso, convocare assemblee di cittadini: sono i tre punti indicati dagli attivisti che nel mondo si mobilitano contro la prospettiva dell’estinzione” (Ibidem, p. 36). 

UN COMPITO DI GRANDE RILEVANZA

Un compito di grande rilevanza, precondizione per la necessaria rivoluzione ecologica. Perché questa si realizzi, a parere dello scrivente, non si può prescindere dall’attivazione di importanti movimenti di massa e di un’estesa e potente conflittualità per piegare quell’economia capitalista che per cinquant’anni ha saputo contrastare con grande efficacia le istanze della “primavera ecologica” perpetuando e, anzi, accentuando un sistema predatorio e distruttivo dell’ambiente e iniquo nei confronti della maggioranza dell’umanità. Ma quella conflittualità di massa per esprimersi deve essere anche “sapiente” e per questo sono preziosi i due testi che ci vengono offerti in occasione dei cinque anni dalla Laudato si’.

L’ASSOCIAZIONE LAUDATO SI’

I materiali prodotti dall’Associazione Laudato Si’ hanno un carattere più direttamente politico. Si tratta, anche in questo caso, di una elaborazione collettiva come viene puntualmente ricostruito nella nota introduttiva, iniziata con un Forum promosso dall‘Associazione Laudato si’ nel gennaio 2019, dal titolo Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale e che, dopo un lungo percorso di incontri, seminari, approfondimenti, è approdato alla pubblicazione del volume.

Si tratta, anche e anzitutto, di un’opera di pregevole divulgazione, ricca di contenuti e informazioni, scritta con un linguaggio non specialistico ma nel contempo rigoroso. Il lettore vi trova il condensato di sapere essenziale per comprendere le cause dell’attuale crisi ecologica e sociale e per intravvederne le possibili vie d’uscita, declinate nei singoli temi che titolano i diciotto capitoli: clima; depredazione ambientale; migranti e profughi; accoglienza, cittadinanza, democrazia; una comunità euro-afro-mediterranea;  povertà ed economia dello scarto; finanza, debito, Stato di diritto; conversione ecologica; beni comuni, territori e luoghi; vivente; ecofemminismo; lavoro; stili di vita; tutelare la salute; la “guerra mondiale a pezzi”; la minaccia nucleare; umano, virtuale e artificiale; per una nuova pedagogia degli oppressi.



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