KENYA / UNA SCELTA DI FUTURO PER LA CHIESA
“Le Piccole Comunità Cristiane (Pcc) – dice padre Joseph Healey - sono il programma pastorale prioritario nell’Africa orientale. Si tratta di un programma di successo, ma anche che presenta sfide notevoli”.
Padre Healey ha lavorato con le Pcc per oltre trent’anni in Tanzania ed ora in Kenya, dove cura il sito www.smallchristiancommunities.org . “Il vescovo Rodrigo Mejia, un gesuita colombiano che lavora in Etiopia, ha spesso sottolineato come si debba guardare alle luci e alle ombre di questo modello di Chiesa. Quindi ci sono dei motivi di successo, come anche delle difficoltà non ancora superate”.
Negli anni ’70 del secolo scorso, a ridosso delle indipendenze, i vescovi delle Chiese dell’Africa Orientale (Amecea) identificarono nelle Pcc il luogo migliore dove annunciare e vivere il Vangelo. Allora i vescovi dissero che questa scelta era fondamentale per la strategia pastorale della Chiesa. Ci furono delle critiche.
Alcuni missionari sostennero che la scelta era stata fatta dall’alto senza un adeguato cammino di discernimento dal basso. “Questo è vero - continua p. Healey - ma in ogni caso credo che la scelta rispetti la cultura delle popolazioni. Si tratta di una cultura che dà peso alla comunitarietà, alla relazione personale, alla famiglia estesa. È in questo mondo di relazioni che la persona trova la sua identità”.
Che ruolo hanno le PCC nella Chiesa africana?
La scelta delle Pcc è stata ribadita più volte dai vescovi. Oggi credo che si possa parlare di un sistema di Pcc a livello parrocchiale. È un’esperienza unica. Sono stato in altri paesi, anche in Italia, dove ho incontrato delle comunità di base. Si tratta però di esperienze diverse. Altrove queste comunità non sono territoriali, non sono parte di una parrocchia, e hanno un programma legato soprattutto alle attività di giustizia e la pace. Sono comunità indipendenti e parallele alla pastorale ordinaria.
Qui in Africa le cose sono diverse. Le Pcc danno vita alla Chiesa. Vengono definite le ‘Chiese nel vicinato’, proprio per sottolineare l’importanza che hanno a livello territoriale all’interno della realtà più ampia della parrocchia. A differenza di altre Chiese, la nostra Chiesa può essere definita come la comunione di piccole comunità legate al territorio. Comunità che sono simili ad una famiglia allargata.
Che senso ha una scelta pastorale di questo tipo oggi, quando la società sta diventando sempre più urbanizzata e lontana dal modello rurale?
Negli ultimi anni si sono fatte molte valutazioni. È apparso chiaro come non si possa dare un giudizio unico, e neppure un giudizio a livello nazionale. È necessario fare valutazioni a livello locale, diocesano o addirittura parrocchiale. Qui in Kenya, la metodologia usata dalle PCC è ben delineata. Negli ultimi anni, anche grazie al metodo usato dalle campagne come quella quaresimale - guarda, valuta, agisci – ci sono stati dei cambiamenti.
Le Pcc sono passate da gruppi centrati sulla preghiera e sulla riflessione della Parola, a gruppi che prendono iniziative a livello sociale. Abbiamo visto crescere i ministeri – huduma in swahili – per cui ora tutte le Pcc riflettono su cosa si possa fare per aiutare un cambiamento di abitudini che contrasti l’Aids, o l’acolismo, o altre situazioni sociali che attaccano la vita della comunità. Le Pcc sono così diventate degli strumenti molto validi per la trasformazione sociale a livello capillare. Si può anche dire che questa esperienza ecclesiale sia ormai radicata. Dal punto di vista delle ombre, bisogna dire che la qualità di queste Pcc dipende spesso dal parrocco. Un laico mi ha detto “noi siamo le vittime del prossimo parrocco”.
Con questo intendeva dire che l’impostazione pastorale che un sacerdote dà alla parrocchia può sostenere, come frenare le Pcc. Le diocesi che hanno fatto delle scelte pastorali precise, mettendo le Pcc al centro delle attività pastorali, vedono anche una più forte e genuina partecipazione dei fedeli alla vita della Chiesa.
Come vede il futuro di queste comunità?
Le Pcc sanno leggere i segni dei tempi. Nei prossimi due anni il piano pastorale prevede di concentrare il lavoro su matrimonio e famiglia. Il Sinodo dei Vescovi di ottobre è l’occasione di una riflessione che si ripercuoterà sulla Pcc. Il matrimonio non è una questione privata, ha degli aspetti comunitari molto forti. La Pcc può essere lo strumento che aiuta, rinforza la vita famigliare.
In altre parole, le Pcc sono il modo di essere Chiesa in Africa, un modo che ben si adatta alla cultura locale e sa parlare ai cuori dei fedeli.
(A CURA DI GIUSEPPE CARAMAZZA)
UNO SPAZIO PER CONSERVARE I RAPPORTI E CRESCERE NELLA FEDE
Le Piccole Comunità Cristiane sono importanti per la vita della comunità parrocchiale in Kenya. Molte delle nostre parrocchie sono troppo vaste per dare un vero senso comunitario ai fedeli.
La scelta di creare il sistema delle Pcc si è dimostrata profetica. Nella Pcc, il credente trova lo spazio per conservare i rapporti umani, partecipare alla crescita della Chiesa, senza chiudersi al piccolo orizzonte del vicinato.
È un fatto che le Pcc sono molto importanti per lo sviluppo della Chiesa, anche nelle sue infrastrututre.
La comunità di Santa Monica, dove sono impegnato personalmente, è molto attiva nella ricerca di fondi per la costruzione delle infrastrutture della parrocchia e della diocesi. Negli ultimi anni, le Pcc sono cresciute nella riflessione sulla Parola di Dio e hanno assunto dei ruoli importanti a livello sociale. Un proverbio locale dice che un bambino è educato da tutto il villaggio. Possiamo dire che una persona che cresce, crescerà nella fede in misura del sostegno ed insegnamento che troverà nella sua Pcc. A Santa Monica ci poniamo continuamente questo problema. Quando le scuole chiudono per le vacanze, ci preoccupiamo di usare questo tempo per offrire ai più giovani un luogo di svago e di educazione alla fede. Non vogliamo che i nostri giovani trovino rifugio nelle droghe o in comportamenti non in linea con la fede.
Il nostro lavoro è sempre basato sulla riflessione della Parola di Dio, ma ci chiediamo anche come farlo diventare vita.
Le jumiya (nome swahili delle Pcc) sono il futuro della Chiesa, qui da noi. Non ci sono abbastanza sacerdoti o altri ministri per seguire da vicino tutte le attività. Le Pcc sono invece impegnate sul territorio e ognuno di noi ha un ministero o un altro. È attraverso questi ministeri che avviciniamo tutti, sia i membri della Chiesa che coloro che non ne fanno parte.
L’annuncio del vangelo passa attraverso la ministerialità dei laici.
JANUARIUS IRERE
Januarius Irere ha lavorato per molti anni come catechista della Diocesi di Ngong, Kenya. Ora è amministratore presso il Tangaza University College, una università cattolica di Nairobi. Continua però ad essere impegnato nell’animazione della Piccola Comunità Cristiana di appartenenza, nella parrocchia di Ongata Rongai, una città che sorge ai margini di Nairobi.






