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Attenti all’afro-pessimismo: dove vuole andare a parare?

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La tesi degli afro-pessimisti: è ora di finirla con “l’Africa agli africani”, occorre una “nuova colonizzazione”.

Da qualche mese, un po’ in sordina, ma con crescente insistenza, si moltiplicano le voci degli “afro-pessimisti”. Formano una corrente di pensiero pericolosa e ambigua, perché partono da una sottolineatura unilaterale delle realtà negative dell’Africa attuale per trarre conclusioni e proposte assurde e fortemente ideologiche.

Qualcuno, come il prof. Carlo Pelanda, arriva addirittura a precisare: “È evidente che gli africani, se lasciati soli e senza guida, sono solo capaci di suicidarsi. Il realismo etico imporrebbe all’Occidente di farsene carico, ma siccome non lo fa, toccherà alla libera comunità delle associazioni private, ong e chiese, assumere la tutela degli stati africani in via di disgregazione” (Tempi, 1 giugno 2000). Avvenire (9 giugno) rilancia: “Diamo l’Africa ai missionari”.

Rodolfo Casadei, nello stesso numero di Tempi, di cui è redattore, si interroga: “Perché tante guerre in Africa? Perché l’Africa regredisce?” Risponde: “La colpa… è del processo di decolonizzazione affrettato e di una modernizzazione dello stato tutta artificiale. In Africa lo stato è morto e la conseguenza è la barbarie. L’unica via d’uscita è una nuova colonizzazione”.

Casadei si sente in buona compagnia: “Torna all’ordine del giorno la proposta avanzata in Italia da Sergio Romano e Piero Gheddo, negli Usa da William Pfaff, in Africa da Ali Mazrui: l’Africa ha bisogno di una nuova colonizzazione… E non si venga a dire che sarebbe una nuova oppressione imperialista dei popoli: più oppressi di quanto sono oggi, gli africani non potrebbero essere”.

L’ultima affermazione dice una verità sacrosanta. Oppressi, gli africani lo sono davvero: ma da parte di chi? Dobbiamo dire che non abbiamo mai sentito missionari e volontari che spendono la propria vita in Africa, spesso condividendo con la gente situazioni incredibili di sofferenza e di morte, sostenere le posizioni richiamate sopra. Anzi, proprio loro ci gridano: parlate, denunciate il commercio delle armi, smascherate il sistema economico attuale, i suoi accordi ingiusti, gli effetti disastrosi degli “aggiustamenti strutturali” del Fmi nella vita della gente, le ingerenze delle multinazionali del petrolio e dei diamanti, le loro connessioni con i servizi segreti delle grandi potenze, l'azione di disordine condotta dalle "compagnie militari private", più forti degli stati…

Ci riproponiamo di guardare in faccia questi “soggetti di oppressione” in Africa, già a partire da un’ampia documentazione nel prossimo numero, e di svelare le vere motivazioni degli afro-pessimisti.



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