IMMAGINANDO L’ITALIA SENZA MIGRANTI E IRREGOLARI
Mauro Armanino è un missionario SMA (Società delle Missioni Africane), che dal 2008 all’inizio del 2011 ha vissuto nel Centro storico del capoluogo ligure, compagno di viaggio di quanti hanno lasciato il loro paese nel Sud del mondo, cercando in Italia migliori condizioni di vita. Su questa esperienza ha pubblicato: “La storia perduta e ritrovata dei migranti”, Gammarò, Sestri Levante 2013. Dall’aprile 2011 vive a Niamey, capitale del Niger, cerniera tra l’Africa sub-sahariana e il Nord-Africa, uno dei maggiori punti di snodo del fenomeno della migrazione, dal quale ci invia periodicamente le sue “lettere”, che la nostra rivista – insieme con altre e il quotidiano “Avvenire” – pubblica regolarmente sulla sua pagina Web, nella rubrica “Lettere dalla missione / Niger”. Questa che pubblichiamo anche sulla rivista cartacea ci riguarda in maniera particolare, viste le tensioni provocate dal nuovo governo 5Stelle-Lega a proposito delle politiche migratorie. Padre Mauro si immedesima nella condizione dei tanti migranti e irregolari che ha conosciuto e seguito in Italia e scrive le sue considerazioni immaginando il nostro paese senza migranti.
IMMAGINANDO L’ITALIA SENZA MIGRANTI E IRREGOLARI
MAURO ARMANINO
Niamey, 23 giugno 2018
Provate ad immaginarlo. Un mondo senza di noi sarebbe ormai impossibile. Ci ritirassimo d’un colpo dalle vostre città e dalle vostre campagne. Dagli appartamenti dove i vostri vecchi pensano alla solitudine del giorno dopo. Dove scomparite in fretta di sera perché non sapete che fare del tempo che vi resta. Passate furtivi sulle strade per timore di incontrare qualcuno di sospetto. La paura è diventata la vostra fedele compagna di talamo e gli occhi faticano a trovare un fratello. Senza di noi finireste proprio male. Vi chiudereste senza scampo dietro le vostre feritoie con la luce filtrata da un sole senza calore. Più nessuno da ospitare per essere salvato dalla prossima guerra. La vostra frutta rimarrebbe senza mani e piedi per arrivare lontano. I vostri politici sarebbero obbligati a parlare un’altra lingua, differente da quella ristretta dell’odio che li trasforma in vincitori. Un mondo senza di noi somiglierebbe ad una giostra senza bambini e a un parco senza giochi. Dovreste ricominciare daccapo ad industriarvi per trovare un altro nemico.
Nemmeno a pensarlo. Senza di noi che farebbero le vostre pulsioni umanitarie così sofisticate ed efficaci. Chi avreste da salvare, sistemare, accudire ed infine catalogare. Come farebbe la vostra economia a funzionare senza l’apparato che avete, negli anni, elaborato per proteggervi. Ammettete che la vostra vita prenderebbe un’altra piega. Vivere senza muri attorno, resi inutili come soprammobili, vi obbligherà a scrivere nello sguardo dell’altro senza cancellature. Non avrete altre scuse da accampare e dovrete fare i conti con la vostra storia. Eravate come noi, non fosse per la geografia che si è sposata con la storia da un’altra parte. Stesse barche, solo più grandi perché eravate più numerosi di noi a partire senza sapere dove. A dire il vero siete stati voi che, per primi, siete venuti a cercarci e da allora era nostra intenzione ricambiarvi la visita. Senza di noi avreste dimenticato quella porzione di voi che ha generato ciò che siete. Un mondo senza di noi, ammettiamolo, è difficile da pensare. Sarebbe come una domenica senza campane.
Sarebbe una barbarità. Un mondo senza di noi finirebbe col sapore di vuoto che vi ha sedotto e poi abbandonato sulle sponde delle frontiere in cui confidate. Non vi salveranno, lo sapete bene. I tentativi di metterci da parte falliranno perché siamo della stessa razza. I figli vi rammentano un futuro che sentite come una condanna precoce. Anche per questo un mondo senza di noi sarebbe destinato al fallimento e poi alla liquidazione. Sarebbe un mondo dove la speranza arriverebbe in ritardo perché senza documenti legali. Proprio come la vita che, come la morte, cercate di tenere a bada per evitare le ferite dell’incertezza. Vivreste, senza di noi, come in una grande prigione a cielo aperto fingendo la democrazia e la libertà che avete barattato in cambio di tranquillità. Perfino le parole che assomigliano alla giustizia finirebbero, senza di noi, per scomparire inghiottite dalla vostra codardia. Vi siete venduti, senza saperlo, ai mercanti di felicità a tagliandi, con crociera premio nel Mediterraneo. Il mondo senza di noi andrebbe alla deriva.
Come un naufragio. Ecco un mondo senza noi. Un naufragio con spettatori pronti a carpire le immagini mentre stanno affogando. Vorreste che di qui non andassimo da dove siete prima venuti. Immaginate di poter controllare i nostri occhi ma le impronte dell’anima vi sfuggiranno sempre. Un mondo che non avrebbe più posto per il mistero è destinato a girovagare per sempre nei gironi dei supermercati che hanno reso le vostre città un simulacro di civiltà. Vi sfuggiremo come sabbia tra le dita di quelle mani che sanno costruire quello che avere tradito: la solidarietà. Senza di noi non ci sarebbe nessuno a prendere i bus di notte in città e persino i vostri asili d’infanzia sarebbero senza balocchi. Le favole vi hanno abbandonato perché avete dimenticato come si fanno gli aquiloni e le barche con la carta di giornale. Un mondo senza di noi sarebbe come una strada deserta di nomi, di volti e di storie.







