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CONVEGNO 2006 - INTRODUZIONE

Ringrazio per l’invito che mi avete rivolto.

Il mio saluto vuole essere anche il saluto della nostra Chiesa bresciana a voi che intervenite a questo convegno che tratta un argomento di particolare interesse soprattutto in una terra come la nostra e in un Paese come il nostro. Il tema interpella particolarmente Brescia e le comunità cristiane bresciane. Le istanze evangeliche continuano a mantenere la loro forza, così come il Magistero della Chiesa davanti ad una storia fatta di lavoro antico e di imprenditorialità che mostra una capacità innovativa nell’area delle produzioni di armi leggere e che forse le manca in altre aree. 

Alcune definizioni legislative suscitano grande sconcerto, così come alcune revisioni legislative. Desideriamo poter perseguire anche in questi ambiti il criterio della legalità che si sposa profondamente con quello dell’etica. Siamo consapevoli dei drammi conosciuti e di tanti sconosciuti. 
Non pretendo di avere delineato un orizzonte, ma semplicemente comunicato come avverto e avvertiamo l’importanza di questa riflessione condivisa.

LO SCANDALO DEI BAMBINI-SOLDATO

Non posso dimenticare la provocazione dei bambini armati. Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa stigmatizza questo fenomeno in questo modo: “Si tratta di bambini privati non solo dell’istruzione che dovrebbero ricevere e di un’infanzia normale, ma anche addestrati ad uccidere: tutto ciò costituisce un crimine intollerabile”.

Ed è proprio il Compendio che dedica un intero paragrafo alla produzione e al commercio delle armi leggere: “Misure appropriate sono necessarie per il controllo della produzione, della vendita, dell’importazione e dell’esportazione di armi leggere e individuali, che facilitano molte manifestazioni di violenza. La vendita e il traffico di tali armi costituiscono una seria minaccia per la pace: esse sono quelle che incidono di più e sono maggiormente usate nei conflitti non internazionali; la loro disponibilità fa aumentare il rischio di nuovi conflitti e l’intensità di quelli in corso “.

Poi continua denunciando la contraddittorietà di Governi che impongono controlli severi sulle armi pesanti e non prevedono alcuna restrizione sul commercio di quelle leggere. Ho desiderato ricordare questi passi perché il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa per la comunità cristiana rappresenta un elemento di sintesi imprescindibile, non ultimativo, nel senso che la dottrina è un corpo vivo, quindi non si chiude ma certamente, in questo momento, è un elemento di sintesi.

IL RUOLO DELLE COMUNITÀ CRISTIANE

Nel pensare alle comunità cristiane, penso a che cosa significhi per loro l’assunzione di responsabilità, una presa di posizione. Per altro Giovanni Paolo II, nella Giornata della pace del 1999, scriveva: “Germi di guerra vengono pure diffusi dalla proliferazione massiccia incontrollata di armi piccole e leggere che, a quanto pare, passano liberamente da un’area di conflitto ad un’altra alimentando violenza lungo il loro tragitto. Tocca ai Governi adottare misure appropriate per il controllo circa la produzione e la vendita, l’importazione e l’esportazione di questi strumenti di morte. Solo in questo modo è possibile affrontare efficacemente nel suo insieme il problema del massiccio traffico illecito di armi”. 

Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata della pace di quest’anno, aggiunge: “A questo proposito, non si possono non registrare con rammarico i dati di un aumento preoccupante delle spese militari e del sempre prospero commercio delle armi, mentre ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla Comunità internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo. Quale avvenire di pace sarà mai possibile se si continua a investire neIla produzione di armi e nella ricerca applicata per svilupparne di nuove? L’auspicio che sale dal profondo del cuore è che la Comunità Internazionale sappia ritrovare il coraggio e la saggezza di rilanciare in maniera convinta e congiunta il disarmo, dando concreta applicazione al diritto alla pace, che è di ogni uomo e di ogni popolo”.

LA PAROLA E L’AZIONE

E nell’intervento al Corpo diplomatico il Santo Padre dice ancora: “Sulla base di dati statistici disponibili si può affermare che meno della metà delle immense somme globalmente destinate agli armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente dall’indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è interpellata”.

Certamente, oggi, le riflessioni e il dibattito saranno molto più ampi dei riferimenti che ho fatto, ma per i cristiani sono di grande autorevolezza e certamente possono indicare alla loro coscienza e a quella di chi vuole ascoltare questi messaggi, dei punti di riferimento indiscutibili. Quando nelle comunità cristiane affrontiamo questi temi, non possiamo dimenticare che guide autorevoli, come quella del Santo Padre, danno indicazioni non evasive anche se andranno approfondite.

Volevo citare mons. Migliore perché mi ha colpito la sua attività presso l’Onu come rappresentante della Santa Sede. Non dimentichiamo che alla fine di giugno ci sarà la Conferenza internazionale dell’Onu in vista della regolamentazione, a livello mondiale, del commercio delle armi leggere. La cosa che mi ha più colpito negli ultimi interventi di mons. Migliore, è il suo accento non solo sul problema dell’offerta, e quindi della produzione di armi, ma anche su quello della domanda, perché credo che anche su questo fronte sia un fatto rilevante l’azione svolta da tante realtà e tra queste, non ultima, dalla Chiesa cattolica. 

Questo per dire l’interesse e la partecipazione che anche la Chiesa bresciana ha nei confronti di questo tema. Auguro a tutti voi un buon lavoro, e che gli esiti di questa giornata possano essere raccolti affinché il cammino delle nostre comunità sia illuminato da ciò che voi affronterete. Grazie.

MONS. FRANCESCO BESCHI.



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