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Il convegno di Missione Oggi: Il coraggio della profezia

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Aspettiamo tutti i nostri amici al convegno del prossimo 30 settembre, a Brescia, presso la sede della rivista.

 

Quest’anno abbiamo voluto affrontare, in sintonia con la vocazione di MO, un tema che sta a monte di tutto, un tema culturale. Non per sfuggire l’impegno, ma perché abbia la direzione giusta.

Invitiamo tutti i nostri amici all’appuntamento del 30 settembre. Sarà un incontro d’amicizia tra gruppo redazionale, collaboratori, lettori e amici vecchi e nuovi: per interrogarci e progettare insieme il lavoro del nuovo anno della rivista.

Ci sembra utile evidenziare il filo conduttore dei convegni degli ultimi anni, riportando parte dell’editoriale del giugno-luglio 1997: “C’è una continuità con il convegno dello scorso anno, che aveva richiamato la necessità della lotta contro gli idoli, primo fra tutti l’idolo mercato. Quest’anno è stato richiamato il dovere di resistenza, avvertendo che essa non può fermarsi al livello di testimonianza di singoli e di iniziative settoriali: è necessario che ogni settore trovi dei punti in comune con gli altri… Per la rivista questo vuol dire non accontentarsi di catalogare le forme di resistenza, ma assumere anche il compito di richiamare la necessità di avere in comune un’ottica ampia, culturale e politica. Il “collegamento” va attuato anche con la resistenza che il Sud del mondo sta conducendo, avendo per primo avvertito la voracità dell’idolo.

Alla globalizzazione dall’alto, occorre far corrispondere una globalizzazione dal basso. Si tratta di avviare una nuova forma di comunicazione.

Riconosco nell’altro, nella sua esperienza, un tassello di un disegno più ampio: non so ancora come sarà, ma mi diventa più chiaro nella misura in cui accosto tra loro i tasselli e lascio emergere “il progetto di società diversa” che li unisce. Dalle lotte dei popoli indigeni dell’A.L. e dei Sem terra brasiliani, dai gruppi impegnati per uno sviluppo sostenibile o per la difesa dei diritti dei più deboli… traspaiono cammini controcorrente, fondati su criteri “altri” rispetto al sistema dominante. Far emergere ciò che essi hanno in comune, evidenziare la forza culturale e politica che esprimono e prenderne coscienza insieme: vorremmo dare al lavoro di Missione Oggi questa direzione”.

Nel convegno del 1999 (“Dentro la globalizzazione: resistenze in dialogo”) abbiamo rivolto l’attenzione a quattro fondamentali “ambiti di resistenza”: la democrazia, la giustizia sociale, l’identità culturale, l’ambiente. Nel corso dell’anno, ogni numero della rivista ha continuato la riflessione, dedicandole anche interi dossier.

Pur impegnandoci a riservare nella rivista ampi spazi ai problemi e iniziative di resistenza, ci è sembrato necessario, per il prossimo convegno e per il lavoro di MO di quest’anno, in sintonia con la sua vocazione, affrontare un tema che sta a monte di tutto: un “tema culturale”, non spendibile forse in modo immediato sul piano politico, ma oggi assolutamente necessario proprio perché la politica ritorni ad essere vera politica e perché il discernimento, la memoria, il senso critico, la profezia, sia in campo civile che ecclesiale, ritornino ad avere il posto che loro compete.

I drammi del nostro tempo (dalle crescenti diseguaglianze ed esclusioni alla cultura di guerra che abbiamo visto esprimersi nei fatti dei Balcani, fino alla giustificazione della violenza con pretesti etici…) giudicano tutti noi, credenti e laici, e a tutti chiedono il cambiamento. Invece, di fronte alle vittime di questi drammi, di fronte alla dittatura avvolgente e inebriante del “pensiero unico”, di fronte al modello culturale che sta giorno dopo giorno passando nella nostra società, avvertiamo come un’abdicazione culturale generalizzata.

Viviamo una crisi culturale, che conduce alla disgregazione della comunità italiana. Il rapporto di intolleranza verso gli “stranieri” è emblematico di tutto un tipo di società e delle sue relazioni, con il trionfo dell’irrazionale e delle paure. La nostra debolezza culturale fa sì che nei confronti degli “stranieri” ci sia rifiuto, oppure senso di colpa, oppure la percezione di perdita della propria identità.

Anche le chiese sembrano subire l’adattamento al “pensiero unico” e lasciarsi colonizzare dalla sua logica, supinamente. Non avvertono la serietà del problema, per cui non sono critiche, non sono fonte di innovazione. La nostra teologia generalmente non ha un approccio critico, quale deriva dal confronto della realtà con la Parola, ma consolatorio, oppure di demonizzazione del mondo. Manca la prospettiva teologale, cioè di discernimento spirituale degli eventi e di rinnovamento ecclesiale: si chiede l’impegno in mille cose, senza mai mettere davvero in questione noi stessi.

Ci sembra allora importante, per una rivista come la nostra, segnalare quanto questa crisi culturale investa i singoli e le comunità, per invitare a riprenderci il pensiero, a non essere rassegnati, succubi, senza neanche la voglia di ragionare, accettando ad esempio il senso irrazionale del rifiuto nei confronti di chi è diverso. È importante ricostruire un pensiero critico di fronte alla realtà presente; recuperare il valore della cultura nostra italiana, con le sue molteplici radici; rivisitare un “progetto d’uomo” che smascheri gli indirizzi di chi vuole disgregare sui “valori” e aggregare, invece, sugli “interessi”; riflettere cosa significa per il prossimo secolo parlare di comunità e di democrazia, chiederci “quale società” vogliamo costruire… Ecco delineato il senso del titolo che abbiamo voluto proporre per il convegno “Di fronte ai drammi del nostro mondo, al pensiero unico, all’abdicazione culturale: il coraggio della profezia”.

Il convegno è articolato in due “tavole rotonde” ( cfr i titoli in 4ª di copertina), a cui prenderanno parte i redattori della rivista, con ampi spazi per i contributi dei convegnisti. Introdurranno i lavori gli interventi di Raniero La Valle e Massimo Toschi, collaboratori di MO. A chi vuole prepararsi al “clima” del convegno, suggeriamo la lettura dei loro recenti apporti: R. La Valle, Antropologie di signori, di guerre e di mercati, MO gen. 2000; M. Toschi, La guerra in Kosovo, afonia delle chiese e fallimento di una teologia, MO giu-luglio 2000, con la continuazione nel presente numero, pag. 33-38.

Come vedete, le provocazioni non mancano e il convegno potrebbe risultare uno “scossone” quanto mai opportuno, sia per la società che per le chiese. A cominciare da noi stessi, ovviamente. 



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