I "Sem-Terra" - Minoranze religiose in Iraq - Grazie per...
LA SITUAZIONE DEI "SEM-TERRA"
Di passaggio da Belém ho avuto modo di leggere l'articolo pubblicato da Missione Oggi e che riguarda la rielezione di Lula. L'articolo tratta sopratutto della Riforma agraria che dovrebbe finalmente portare il Brasile alla vera democrazia e non lasciare le cose come sono. Nella regione del sud del Pará la situazione dei "senza-terra" sta peggiorando in questo periodo di piogge e tempo sfavorevole. Nei vari accampamenti la vita è molto dura e l'attesa paziente di una soluzione governativa sta giungendo al termine della sopportazione. Già ci sono casi di violenza da ambo le parti: fazendeiros con le loro milizie e pistoleiros armati infiltrati tra i "senza-terra" che vogliono approfittare della situazione per impossessarsi di terre che poi rivenderanno al più presto per andare a raggiungere altri accampamenti dove avere altri guadagni con occupazione e successiva vendita del lotto ottenuto.
Situazione di conflitto giunta al momento di esplosione.
Qualora il nuovo governo Lula non prenda in mano la situazione e, contrariando gli interessi dei potenti (la maggior parte dei politici) non si decida a "confiscare" aree ottenute illegalmente dai fazendeiros e che dovrebbero essere destinate agli insediamenti dei "senza-terra", il clima di violenza aumenterà in fretta e in volume incontrollabile. La Commissione pastorale delle terra si è messa a disposizione per aiutare questi "disperati", in tutti i sensi della parola.
Il futuro? Imprevedibile per ora. Vedremo dal Programma che il governo varerà all'inizio dell'anno e poi come verrà applicato in pratica, evitando quello che già era successo molte volte in passato: piano bello, pratica zero.
P. ANGELO PANSA - Belem, Brasile
GRAZIE PER AVERMI ACCOMPAGNATO
Sono un vostro estimatore con circa 25 anni di abbonamento. Il primo abbonamento mi è stato regalato poco prima o poco dopo la laurea. Allora ero un giovane medico che sognava un impegno nel Terzo Mondo e per questo avevo scelto di specializzarmi in malattie infettive. Ma accanto ai sogni c'erano tanti impegni: gli scout, il cammino di catechesi e tante relazioni umane, cosicché l'impegno sul territorio ha prevalso sui sogni. L'occasione, la spinta o l'incontro che mi avrebbe fatto partire subito non ci fu. Missione Oggi continuava però ad alimentare il sogno e mi dava modo di essere anche dove non potevo andare. Forse per questo, quindici anni fa, iniziai il cammino con una ong che stranamente non prevedeva l'invio di espatriati, ma aiutava le ong locali dei Paesi in via di sviluppo a realizzare i loro progetti con una raccolta fondi fatta dai nostri gruppi locali. I gruppi oltre che raccogliere fondi cercavano di trasmettere un cultura di solidarietà ed è così che la rivista mi è stata ancora di grande aiuto. Adesso la strada continua, ho avuto la fortuna di recarmi in qualche Paese per progetti di cooperazione da solo e con la famiglia e le riflessioni più approfondite sul nostro impegno le ho fatte anche grazie a Missione Oggi.
Credo che la rivista rappresenti sempre uno strumento validissimo per chi vuol essere cittadino del mondo, per chi sente il dovere di educare ad una cultura diversa, centrata sull'altro e per chi crede in un messaggio cristiano universale e vuole essere solidale con tutti quelli che nessuno ricorda perché troppo lontani da noi e dai nostri media. Infine trovo che la rivista mantiene sempre uno spirito attuale, che riesce sempre a suscitare interesse e dare spunti di riflessione. Anche la veste grafica è veramente bella e accattivante.
GIOVANNI PENCO, Genova
LE MINORANZE RELIGIOSE IN IRAQ
Leggo su Missione Oggi di gennaio 2007, una lettera di James Curban dagli USA: le minoranze religiose in Iraq. Sono stato in Iraq più volte. L'ultima nel dicembre 2006. Da una parte volevo confermare quanto scritto dal lettore in merito alla situazione drammatica dei profughi in Iraq. Dall'altra, esprimo qualche perplessità nella proposta di "una creazione di una nuova regione amministrativa nella pianura di Ninive", l'attuale Mosul. Il rischio è di riproporre in Iraq la soluzione della Bosnia: una spartizione etnica. Oltre al fatto che i cristiani non sono raggruppabili per etnia, ma sono come il sale, il lievito, che si disperde nella massa, mi dicevano.
Concludo ricordando quanto dichiarato in proposito dall'amico arcivescovo di Kirkuk, mons. Luis Sako: "Penso che ci sia un piano, anche se non dichiarato, verso una divisione dell'Iraq, basata sulla religione o sull'etnia: kurdi, arabi sunniti, sciiti e ora parlano anche di una zona per i cristiani, vicino a Mosul, l'antica Ninive. È una grande sconfitta per tutti, perché noi abbiamo vissuto insieme quasi 14 secoli..."
DON RENATO SACCO, Cesara (No)







