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In vista del G8 di luglio, a Genova, il direttore de Il Foglio (Centro studi "Sereno Regis", Torino) ha diffuso un appello alla nonviolenza. Ne riportiamo ampi stralci.

Agli amici nonviolenti di Genova vorrei sommessamente proporre un'opinione, riguardo ai preparativi delle proteste contro il G8 a Genova, in luglio. Contro la violenza strutturale di un governo mondiale autonominato, dei più ricchi del mondo, che usano una globalizzazione iniqua a proprio vantaggio, e negano la globalizzazione dei diritti umani, economici, sociali, non c'è altro che la più chiara, inequivoca, positiva scelta nonviolenta nei mezzi come nei fini.

Dico "nonviolenta" con senso positivo, e non dico "non violenta", scritto in due parole staccate, che ha soltanto senso negativo. Il negativo significa non fare violenza. Il positivo significa usare la forza umana -– della verità, dell'anima, dell'amore -– che è più forte della violenza, e non è mai vinta, neppure quando sembra sopraffatta. Chi protesta senza fare questa scelta netta, di principio, ammette la possibilità di usare, ove gli sembri efficace, i mezzi violenti.

È ben vero che c'è una differenza tra le violenze: la violenza offensiva e sistematica è più grave e ingiustificabile della violenza difensiva. Ma la cultura nonviolenta positiva non si accontenta di questa graduatoria e vuole un passo più in là: vuole l'onore di cominciare con l'abolire la violenza nella difesa degli offesi. La nonviolenza vuole questo primato onorevole, perché essa è onore umano e coraggio: perciò ha più paura di uccidere che di morire. Approvare la propria violenza è offrire la più forte giustificazione a quella violenza che si dice di non volere.

È di vista corta l'argomentazione che lo scontro fisico evidenzi la violenza del sistema. La evidenzia per chi prende le botte, che lo sapeva già, ma per l'opinione pubblica accade esattamente il contrario: chi protesta appare fautore di una giustizia violenta, per cui è molto meglio lasciare governare il mondo da chi lo sta governando, il quale è capace di nascondere bene la propria violenza e di distribuire illusioni, facendosi anche approvare dal popolo ingannato.

Perciò, vorrei dire, con discrezione ma chiarezza, agli amici genovesi e non genovesi che preparano le manifestazioni, e che so persuasi della nonviolenza:
  • tenete ben distinta la vostra azione da quella di chi nella nonviolenza non crede;
  • dichiarate che avete in comune con loro il fine, cioè la denuncia delle ingiustizie di questa globalizzazione, ma non avete in comune il mezzo, perché voi userete unicamente forme rigorosamente e positivamente nonviolente, e dunque agirete del tutto separatamente da loro;
  • dichiarate che non cercherete di bloccare o impedire i lavori del G8, ma vorrete molto di più: far capire all'opinione pubblica che essi governano il mondo illegittimamente e ingiustamente;
  • dichiarate questo all'opinione pubblica, ai mezzi d'informazione, alle autorità locali, ai responsabili della pubblica sicurezza, agli altri movimenti di protesta;
  • fatevi dare ora, prima delle manifestazioni, un attestato di questa vostra scelta assoluta;
  • rendete note alle forze dell'ordine e alla pubblica opinione tutte le vostre mosse e azioni, come faceva Gandhi, perché non siete contro di loro, ma contro l'ingiustizia dei loro governi;
  • dite e ripetete la parte positiva (il gandhiano "programma costruttivo") della vostra azione per una giustizia e dignità planetaria.

ENRICO PEYRETTI, Torino.



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