Anche i missionari possono essere cinici - ...Contro le armi
ANCHE I MISSIONARI POSSONO ESSERE CINICI
Ciascuno di noi ha quest'anima bambina nascosta dentro di sé e, quando meno te l'aspetti, salta fuori di nuovo. Anzi, per fortuna quest'anima è ancora viva, altrimenti come sarebbe triste questo mondo! Senza quest'anima non ci sarebbe nessuna speranza per il futuro, non ci sarebbero sogni e, in ultimo, non ci sarebbe neanche la fede. Quest'anima ci spinge a credere in un mondo senza conflitti, senza ricchi e poveri, senza santi ed eroi: solo gente normale sotto uno stesso cielo. In poche parole, anticipare il paradiso su questa terra.
Fra gli adulti c'è un gruppo particolarmente pericoloso che fa di tutto per uccidere questo bambino: i cinici.
Questi sono coloro che non credono che la natura umana possa essere buona; non si fidano di nessuno perché pensano che non esiste niente di gratuito e spontaneo in questo mondo. Essenzialmente sono persone che, lungo la strada, hanno perso il loro entusiasmo. Sono persone cresciute troppo in fretta.
È facile riconoscere un cinico: se qualcuno cerca di scoraggiarti o cerca di uccidere il tuo entusiasmo, quello è un cinico.
Queste persone hanno sempre una critica da fare. Non c'è nulla di nuovo per loro e te lo dicono magari quotando il Qoelet. Solo che non si rendono conto che proprio il Qoelet è un grido di speranza verso Dio, un grido per essere aiutati ad andare al di là di questa vita. In altre parole, è la ricerca della risurrezione.
Eppure, che senso avrebbe una vita così inutile se non si può migliorare niente? Che senso avrebbe respirare senza avere una speranza in un mondo migliore? Che senso ha rimanere a guardare la gente che soffre e ci si dispera immobilizzati da questo pessimismo?
La cosa più pericolosa che possa succedere è che un missionario diventi cinico.
Per definizione il missionario è un uomo che annuncia «gioiosamente la buona novella di Cristo», e non un uomo che annuncia «tristemente la brutta e vecchia notizia di Satana». Un missionario cinico vede solo i segni della caduta della Chiesa, senza rendersi conto che essa ripetutamente muore e nasce a nuova vita perché è in continua crescita verso il Regno di Dio. Un missionario cinico vede solo la decadenza e la morte degli istituti religiosi tradizionali, senza rendersi conto che c'è nella Chiesa una fioritura nuova di esperienze di vita religiosa molto diversa da quella tradizionale. Un missionario cinico tende a chiudere la comunità e non permette a nessuno dall'esterno di entrarvi. Per lui la casa dove risiede dovrebbe essere una «casa chiusa», e non una comunità aperta sul mondo.
Il missionario cinico ha una parola d'ordine chiara e distinta: «Si è sempre fatto così, questa è la tradizione». Niente di più falso nel Cristianesimo , che intende tradizione come trasmissione della vera novità che guida alla verità tutta intera.
Lo so che qualche cinico leggendo quello che ho scritto, se la sta ridendo di grosso. Loro pensano che la realtà pratica è ben diversa da quella che penso io. Soprattutto credono che l'idea di realizzare il Regno di Dio a partire da questa terra è solo un sogno da bambini che hanno buttato nella spazzatura molti anni a dietro. Loro non hanno più il senso di quel che fanno ogni giorno, hanno perso ogni speranza ed entusiasmo. Ma voi non lasciatevi influenzare da loro, non abbandonate questo sogno.
Restituiamo entusiasmo alla missione. La strada è sempre la stessa: «Seconda stella a destra, e poi fino al mattino!».
P. GIOVANNI D'ELIA, Izumisano – Osaka, Giappone.
UN MILIONI DI VOLTI CONTRO LE ARMI
Oltre 1.000 persone, tra cui 120 europarlamentari dei quali 30 appartengono all'Italia, hanno “messo la faccia” contro le armi, a sostegno della Campagna "Control arms", durante la due giorni di mobilitazione al Parlamento europeo a Bruxelles.
Queste 1.000 foto vanno ad aggiungersi ai 900mila volti raccolti a livello internazionale, dei quali 30mila solo in Italia. L'iniziativa è stata voluta dalla Parlamentare europea Luisa Morgantini, Presidente della Commissione sviluppo e dall'europarlamentare Raul Romeva, relatore sul controllo delle esportazioni di armi, ambedue facenti parte dell'intergruppo di iniziative per la pace.
L'evento ha l'obiettivo di rafforzare il sostegno, espresso dal Parlamento Europeo con la risoluzione del 17 novembre 2005, al Trattato internazionale sul commercio delle armi, che si discuterà a New York alla Conferenza dell'Onu dal 26 giugno al 7 luglio. Inoltre per chiedere agli Stati membri che ancora non lo hanno fatto, di aggiungersi ai 45 Paesi che hanno espresso il loro sostegno al Trattato che chiede regole comuni per il commercio delle armi. Infatti ogni anno, in tutto il mondo, circa mezzo milione di esseri umani sono uccisi dalla violenza armata: una persona al minuto. Ci sono oggi circa 639 milioni di armi leggere nel mondo e 8 milioni ne vengono prodotte ogni anno.
L'iniziativa non termina qui; infatti abbiamo chiesto agli eurodeputati italiani di coinvolgere anche i loro colleghi che in questa due giorni non hanno potuto aderire, e di avviare un rapporto stabile sulla questione delle armi, anche per ottenere che tutti gli Stati membri dell'Unione Europea sostengano il Trattato internazionale. che si discuterà alla fine di giugno all'Onu, a New York, così come di sostenere la richiesta di rafforzamento del Codice di condotta europeo sul commercio delle armi in sede di Commissione europea.
MASSIMO PAOLICELLI E RICCARDO TROISI
Rete italiana per il disarmo - Roma.







