FARC, ELN E COVID-19 IN COLOMBIA PACE DIFFICILE
A circa tre anni e mezzo dalla ratifica – il 24 novembre 2016 – dello storico Accordo di pace tra l’allora presidente della Colombia Juan Manuel Santos e il leader delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) Rodrigo Londoño, la pace stenta a farsi strada nel paese. Luci e ombre si incrociano.
LE LUCI ACCESE NONOSTANTE TUTTO
Le luci che fanno ben sperare, nonostante i sempre nuovi ostacoli al processo di pace, sono le seguenti. La prima è senz’altro il sostegno della maggioranza della popolazione al processo di pace. Malgrado alcune cifre poco incoraggianti, come quella – molto alta – dei leader della società civile e degli ex guerriglieri delle Farc assassinati, l’Accordo regge, sostenuto da oltre la metà della popolazione e dalla cooperazione internazionale. La seconda luce, che si mantiene accesa dopo l’Accordo, è costituita dall’85 per cento degli ex guerriglieri delle Farc che osserva l’Accordo, nonostante i molteplici inadempimenti da parte dell’attuale governo del presidente Iván Duque Márquez.
La terza luce è stata accesa dai significativi risultati di alcuni progetti di cooperazione agricola, che vedono come protagonisti gli ex guerriglieri, concentrati in 26 Etcr (Spazi territoriali di formazione e reinserimento). In alcuni di essi ci sono dei significativi progetti di produzione e cooperazione agricola, come quello di Pondores a Fonseca, nel dipartimento della Guajira, nel Nord del paese, che fanno ben sperare.
La quarta luce è lo stesso Partito politico Farc, sorto dall’Accordo di pace, che mantiene la sua rappresentanza in Parlamento, malgrado il ritorno alle armi di due dei suoi senatori (Ivan Márquez e Jesus Santrich).
La quinta luce viene dalle missioni di monitoraggio dell’Accordo da parte dell’Onu e dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani), che continuano a chiedere al governo di garantirne l’adempimento. Anche la Chiesa cattolica continua a sollecitare il governo in questo senso.
La sesta luce è la dichiarazione di un cessate il fuoco unilaterale da parte dell’Eln (Esercito di liberazione nazionale) dall’1 al 30 aprile 2020 in solidarietà con il popolo colombiano durante l’emergenza sanitaria da Covid-19.
La settima luce, anzi il fiore all’occhiello, del processo di pace è il positivo funzionamento del Jep (Tribunale speciale per la pace), malgrado tutte le sue limitazioni e gli ostruzionismi da parte di diversi settori del governo.
DAL COVID-19 SPERANZE DI PACE?
Per quanto riguarda le politiche di risposta nazionale alle inadempienze dell’Accordo di pace, ci si augura, d’accordo con quanto proposto dalla Conferenza episcopale colombiana, che il governo colga l’occasione della dichiarazione di cessate il fuoco unilaterale da parte dell’Eln per riprendere le trattative avviate all’Avana (Cuba) sin dal 2008, ma sospese il 20 gennaio 2019 a causa dell’attentato della guerriglia contro la Scuola della Polizia nazionale “Generale Santander” nel cuore della capitale Bogotá, che ha causato la morte di 22 allievi poliziotti. L’Eln è dal 1964 il secondo movimento guerrigliero della Colombia, dopo le Farc. Oggi conta circa 3mila uomini e donne in armi e controlla il territorio delle frontiere con l’Ecuador, il Venezuela e la costa sull’Oceano Pacifico (vedi la mappa). Particolarmente violenta è la frontiera con il Venezuela in disputa tra l’Eln e l’Epl (Esercito popolare di liberazione) diventato un gruppo criminale di narcotrafficanti. Infatti, la regione del Catatumbo è ora la zona più violenta del paese. In essa imperversano, oltre all’Eln e all’Epl, anche le bande criminali (bacrim) generate dal fallito processo di pace tra i paramilitari e l’ex presidente Alvaro Uribe nel 2005. Si spera che anche dalle ceneri del Covid-19, che sta seminando morte anche in Colombia, esca un nuovo accordo di pace capace di disarmare un altro violento attore armato dell’ingarbugliato conflitto colombiano sull’impronta dell’attuale processo con le Farc, che, seppur fragile, regge ancora.
LE OMBRE PIÙ MINACCIOSE
Le ombre che più minacciano il processo di pace sono presto dette. La prima riguarda il gran numero di persone uccise. Benché la violenza sia sensibilmente calata in termini generali, tuttavia secondo il Rapporto 2019 dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani) dalla ratifica dell’Accordo di pace fino a dicembre 2019 sono stati assassinati circa 500 leader della società civile e oltre 100 ex guerriglieri delle Farc. Si tratta per lo più di persone che hanno lottato per la difesa dei diritti umani, per la restituzione delle terre, per la sostituzione delle coltivazioni illecite, e di leader delle popolazioni indigene e afro-colombiane. Questo dimostra l’incapacità dello Stato di garantire la sicurezza e di controllare il territorio.
La seconda ombra ha a che vedere con la crescita della povertà multidimensionale (secondo vari indicatori della salute, dell’educazione e dello standard di vita), specie nelle comunità indigene e afro-colombiane.
La terza ombra è dovuta al grave ritardo nell’esecuzione dei 16 programmi di sviluppo territoriale proposti dal governo, a causa della mancanza di coordinamento tra le diverse agenzie governative. Lo stesso vale per il Piano nazionale di sostituzione delle coltivazioni illecite e per quello delle restituzioni delle terre ai contadini espropriati.
La quarta ombra ha a che vedere con la persistenza di alcune cattive pratiche, denunciate a più riprese dall’Unhcr, come l’alto indice di corruzione che sottrae risorse pubbliche al processo di pace, l’inquinamento sistematico delle acque dovuto allo sfruttamento illegale delle risorse minerarie con l’uso di sostanze tossiche, l’aumento della violenza sessuale e il coinvolgimento di minori nel conflitto da parte dell’Eln.
La quinta ombra ha a che fare con la lentezza del governo, denunciata da organismi nazionali e internazionali, nell’attuazione dell’Accordo di pace soprattutto per quanto riguarda la riforma agraria integrale (primo punto dell’Accordo), con una presenza più significativa dello Stato nell’intero territorio nazionale, ridimensionando l’uso e l’abuso dell’Esmard (Corpo speciale di polizia anti-proteste) così come è avvenuto durante l’anno scorso in occasione di diverse mobilitazioni sociali.
L’AMBIGUITÀ DEL GOVERNO
La reazione del governo ai diversi Rapporti, che esprimevano critiche da parte di agenzie internazionali, di organizzazioni della società civile, della Chiesa cattolica, del difensore civico, della Commissione per la verità, è stata quasi sempre negazionista, arrivando addirittura ad accusare l’Unhcr d’ingerenza nella politica interna e di omissione nel denunciare con la stessa forza le inadempienze delle Farc, come nel caso dei quattro leader storici delle stesse (di cui 2 senatori del Partito Farc, Marquez e Santrich), che il 29 agosto 2019 decisero di abbandonare il processo di pace per riprendere le armi mettendo a dura prova la tenuta del medesimo processo. Allo stesso modo, il governo denuncia alcune Ong, come come il Centro di ricerca ed educazione popolare (Cinep) e l’Istituto di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz), di fare politica con l’uso a piacere delle cifre delle vittime che attribuiscono ai gruppi dissidenti delle stesse Farc ed alla criminalità comune. Inoltre, il governo si autogiustifica dicendo che al fenomeno delle uccisioni selettive sta rispondendo con il suo Pao (Piano di azione opportuna) che però è giudicato dalle Ong lento ed inefficace.
La risposta del governo è quanto meno ambigua, se si pensa che su richiesta ufficiale vi sono state due missioni dell’Onu, quali osservatrici del processo di pace, la seconda delle quali è ancora in corso. Quindi, non si capisce come l’esecutivo possa accusare d’ingerenza un organo ufficialmente invitato come arbitro super partes.
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE A RISCHIO
Allo stesso modo, è contradittorio il fatto che, da una parte, si contesti il rapporto di un organo importante della comunità internazionale e, dall’altra, si continui a chiedere il supporto della cooperazione internazionale dalla quale si attende e pretende il finanziamento di almeno il 10 per cento del costo totale dell’esecuzione dell’Accordo di pace, che prevede una durata di quindici anni. In tema di cooperazione internazionale, a sostegno del processo di pace in Colombia, si aprono grossi interrogativi vista l’attuale congiuntura dei più importanti donatori, quali gli Stati Uniti e l’Ue. Infatti, l’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 si è particolarmente accanita con l’Atlantico Nord (Europa e America del Nord) aggiungendosi alle precedenti quattro emergenze dal 2001 (terrorismo jihadista, crisi finanziaria, immigrazione, Brexit). Quindi, molto probabilmente, l’attuale emergenza sanitaria cambierà le priorità della cooperazione internazionale e presumibilmente metterà a repentaglio il sostegno al processo di pace colombiano e, a livello mondiale, ridurrà la disponibilità di risorse anche per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Cioè, i più poveri del mondo subiranno gli effetti del virus e delle misure adottate dai paesi ricchi per contrastarlo.







