Chi scrive osserva da vicino e con incursioni regolari un contesto che negli ultimi tredici anni si è via via imbarbarito, preda dell’angoscia, del disincanto e, talvolta, di una certa dose di furbizia. Di là e di qua della “linea verde”. Mi verrebbe da dire spesso addirittura ben oltre i confini nazionali. Fatica a disincagliarsi da facili ideologie, tendenza a tracciare linee dritte e, possibilmente, a colorare di bianco e di nero, boicottaggio dell’empatia, utilizzo provocatorio delle parole, impossibilità di mediare.
Queste sono solo alcune delle dimensioni che si giocano nel sempre aperto conflitto israelo-palestinese e nelle fazioni di simpatizzanti che, se non lo nutrono, certo non si può dire lo disinneschino. Ma alcune linee di fuga prescindono da questa cornice, la prevaricano…
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