DILEXI TE / L’AMORE CHE RINNOVA LA MISSIONE
Il 15 maggio 2026 ricorre il 135° anniversario dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII. Una buona occasione per ripercorrere lo sviluppo della Dottrina sociale della Chiesa alla luce della prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, Dilexi te. Già il titolo – Ti ho amato – rivela la tenerezza di Dio nei confronti dei poveri, confermando che la missione della Chiesa nasce dall’amore e si concretizza nella difesa della dignità umana. Un amore che si fa presenza, prossimità e cura, specialmente nei confronti dei più vulnerabili.
Quando Leone XIII pubblicò la Rerum novarum, nel 1891, il mondo era scosso da profonde trasformazioni sociali provocate dalla rivoluzione industriale. Gli operai erano schiacciati da estenuanti giornate lavorative e da scandalose disuguaglianze. In questo contesto, l’enciclica diventò il fulcro della Dottrina sociale della Chiesa per la difesa del diritto ad un lavoro degno, ad un salario giusto e all’organizzazione dei lavoratori. Più che una conquista teorica, l’enciclica rappresentò la presenza concreta della Chiesa nelle realtà ferite del suo tempo, illuminandole con i valori del Vangelo e incoraggiando processi di giustizia. L’esortazione Dilexi te riprende quest’eredità proiettandola sulle sfide attuali. Lo scenario è cambiato, ma permangono le ferite: nuove forme di lavoro precario, migrazioni forzate, esclusione digitale e crisi ambientale che interessano soprattutto i poveri. Per non parlare della cultura dell’indifferenza, che rende invisibile chi soffre. Di fronte a questa realtà, il papa ricorda che la missione della Chiesa non si limita all’annuncio, ma si sviluppa nella testimonianza dell’amore che trasforma le strutture ingiuste e genera vita nuova. Amare significa promuovere la giustizia, difendere i diritti umani e costruire relazioni più fraterne. Per i missionari, questo implica una profonda conversione pastorale. Evangelizzare esige unire fede e vita, spiritualità e impegno sociale. Come la Rerum novarum affrontò la questione operaia, la Dilexi te è un invito a discernere i “segni dei tempi” con sensibilità evangelica e coraggio profetico per affrontare più creativamente le nuove povertà. Non solo con azioni concrete, ma anche tramite la formazione delle coscienze e la promozione di una cultura della solidarietà. La carità, quando è autentica, diventa una forza sociale capace di generare trasformazione e inclusione, superando pratiche assistenzialistiche. Qualsivoglia progetto economico, politico o sociale, deve privilegiare la dignità della persona piuttosto che il lucro. Sicché la missione della Chiesa non si esaurisce nel tempio, ma tocca le periferie urbane, le comunità rurali, gli ambienti digitali e tutti gli spazi dove la vita grida giustizia, cura e speranza. Con una presenza che ascolta, accoglie, accompagna e promuove cammini di liberazione e vita piena. L’anniversario della Rerum novarum non è una semplice ricorrenza, ma un’occasione di rinnovato impegno per la giustizia sociale. Dilexi te afferma che l’amore di Dio è la fonte della missione e il fondamento di ogni trasformazione sociale autentica. In un mondo così marcato da disuguaglianze ed esclusioni, la Chiesa è chiamata ad essere segno di speranza e strumento di fraternità. Ti ho amato non è solo una dichiarazione d’amore, ma un invio. Ogni battezzato è inviato a vivere quest’amore come missione. Amati da Dio, siamo artigiani di giustizia e di pace, continuando a testimoniare oggi la forza profetica della Rerum novarum nella missione della Chiesa a fianco dei poveri e con i poveri.






