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DIALOGO PROFETICO / LA FORMA DELLA MISSIONE OGGI

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In questo libro, gli autori di Teologia per la missione oggi (Queriniana, Brescia 2010), Bevans e Schroeder, docenti alla Catholic Thelogical Union di Chicago, hanno ulteriormente sviluppato la nozione di “dialogo profetico”, originariamente utilizzata dal Capitolo Generale della loro congregazione (Società del Verbo Divino), nel 2000, come chiave per comprendere la teologia e la pratica della missione oggi (cfr. p. 15).

Per i due verbiti, però, la nozione di “dialogo profetico” non è una novità assoluta, perché la missione ha sempre avuto questo ritmo binario: del dialogo e della profezia. Si tratta di un leitmotiv dell’attività missionaria. Anzi, gli autori fanno discendere questo ritmo dalla stessa vita divina, osando parlare di “dialogo” all’interno della comunione trinitaria.

Perciò, secondo i due missiologi, non abbiamo a che fare solo con una sintesi dei tre principali concetti della missione della seconda metà del XX secolo – la missio Dei, la missione come servizio liberatore del regno di Dio, la missione come annuncio di Gesù Cristo salvatore universale –, ma anche con una costante della spiritualità missionaria.

Bevans e Schroeder sostengono questo a partire dal grande missiologo sudafricano, David Bosch, che pure descriveva la missione con un binomio eloquente: “audace umiltà” (cfr. pp. 15-16). Alcuni capitoli del libro erano stati pubblicati prima che i due professori di Chicago adottassero l’idea di “dialogo profetico”. Tuttavia la nozione stava già fermentando il loro pensiero.

Comunque, tutti i capitoli sono stati rivisti insieme per questa pubblicazione. Alcuni sono inediti, il terzo (“Non mi vergogno del Vangelo”. La missione come profezia) e l’ottavo (Mensa conviviale. La missione nell’areopago odierno).

I primi quattro capitoli presentano più sistematicamente la nozione di “dialogo profetico”, ispirandosi alla Scrittura, alla teologia e alla storia, e incorporando figure e pratiche della missione. Prendendo spunto dalla costituzione sulla divina rivelazione, Dei Verbum, gli autori descrivono Dio in maniera dinamica, come “flusso”, “abbraccio”, “movimento”, “danza”, concludendo che “Dio è missione” (p. 26).

Pertanto meglio dire che “la missione ha una Chiesa” piuttosto che “la Chiesa ha una missione” (p. 30). In altre parole, la Chiesa è missionaria per partecipazione alla missio Dei, cui ogni cristiano è invitato a collaborare.

I capitoli secondo e terzo sono riflessioni più articolate sul dialogo e la profezia, come altrettanti aspetti inseparabili della missione.

Il quarto capitolo considera il dialogo e la profezia insieme, attraverso la lente della teologia contestuale. Il quinto capitolo riflette sulla “realtà complessa” della missione, secondo i suoi sei elementi – testimonianza e annuncio; liturgia, preghiera e contemplazione; giustizia, pace e salvaguardia del creato; dialogo interreligioso; inculturazione; riconciliazione –, proponendo che ognuno sia osservato sia dal punto di vista del dialogo sia da quello della profezia. L’enfasi sull’uno o sull’altra dipenderà da ciò che esige il contesto concreto. I capitoli dal sesto al decimo illustrano alcune implicazioni del dialogo profetico. Il sesto si sofferma sulla dimensione interculturale, mentre il settimo sull’inculturazione e la spiritualità del “lasciar andare” e del “farsi sentire”.

L’ottavo riprende la pratica missionaria di Gesù e della Chiesa primitiva, definendola come “mensa conviviale”. Gli ultimi due capitoli intercettano la presenza del dialogo profetico attraverso i secoli, lungo la bimillenaria storia della missione (nono) e nell’insegnamento del magistero universale della Chiesa cattolica nell’ultimo mezzo secolo, dall’esortazione Evangelii nuntiandi di Paolo VI, del 1975, al documento Dialogo e annuncio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, del 1991 (decimo), fino ai nostri giorni (2011).

La competenza degli autori permette di offrire ai lettori una sintesi gradevole e autorevole della “realtà complessa” della missione. Bevans e Schroeder non sono mai autori retorici, prigionieri dell’accademia. Consapevoli dei limiti della loro operazione di essenzializzazione, vogliono solo rendere un servizio alla teologia e alla pratica della missione oggi. I benefici offerti a tutti coloro che – missionari/ e di professione e non – hanno a cuore la missione sono indubbiamente maggiori dei limiti imposti dalla essenzialità.

Per coloro poi che, giustamente, lamenteranno la mancata recezione nel libro dell’insegnamento dell’Evangelii gaudium, valga sapere che a breve la rivista “Ad Gentes” (2/2014) pubblicherà la versione integrale della relazione di Bevans (Evangelii gaudium e “Dialogo profetico”) al seminario di studio recentemente organizzato da “Missione Oggi” (Brescia 4-5 dicembre 2014).



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