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PAOLO VI / MISSIONARIO PELLEGRINO IN ASIA

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Mentre nel 2014 commemoravamo il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, a poco più di un anno dal 50° della conclusione del Concilio Vaticano II (8 dicembre 2015), abbiamo ricevuto il dono della beatificazione di papa Paolo VI (19 ottobre 2014).

Trentasei anni dopo la sua morte, il profondo mistero di questo grande uomo di Dio continua a svelarsi davanti ai nostri occhi. Il mondo attuale ha molto da imparare dal suo insegnamento, dalle sue omelie, dalle sue meditazioni, dai suoi gesti e dalle sue sofferenze.

Con incrollabile fede in Dio e ardente amore per la Chiesa, egli si avventurò nell’ambiguità del mondo contemporaneo con la speranza di un bambino.

La Chiesa in Asia ricorderà sempre Paolo VI come suo pastore e padre pellegrino. Dopo il suo storico pellegrinaggio in Terrasanta nel gennaio 1964, il suo successivo viaggio internazionale lo portò in India, dove partecipò al Congresso eucaristico internazionale a Bombay (Mumbai) nel dicembre 1964. Tenne molti discorsi in cui indicò le vie per la missione e per quel rinnovamento che il Vaticano II stava già delineando.

Restiamo ammirati per il suo coraggioso apprezzamento del patrimonio spirituale delle antiche religioni e della sapienza asiatiche, che richiede condivisione e collaborazione di fronte alle realtà del XX secolo. I cristiani e i seguaci delle altre religioni devono incontrarsi come compagni di viaggio nei cuori delle persone. Il papa affermò anche che la Chiesa sarebbe stata arricchita dalle antiche e profonde tradizioni culturali del popolo indiano. Alla fine della visita, egli fece dono dell’automobile che aveva ricevuto per il viaggio dai benefattori americani a una religiosa al servizio dei poveri, una religiosa sconosciuta che indossava un sari bianco bordato di blu, Madre Teresa di Calcutta.

Il pellegrinaggio di Paolo VI in India mise in luce il dialogo della Chiesa con le religioni, con le culture e con i poveri.

Nel novembre 1970, Paolo VI ritornò in Asia, facendo visita anche in Oceania. Quello fu il suo ultimo viaggio internazionale. In dieci giorni mise piede nelle Filippine, in Indonesia, ad Hong Kong, a Ceylon (Sri Lanka), con brevi fermate in Iran e nell’attuale Bangladesh. Io avevo tredici anni quando arrivò nelle Filippine.

In uno storico incontro con i  vescovi dell’Asia riuniti a Manila, egli incoraggiò la nascita di un’organizzazione regionale dei vescovi quale strumento di un’effettiva collegialità tra i vescovi asiatici. Quell’incontro è considerato l’origine della Fabc (Federazione delle conferenze episcopali asiatiche), che avrebbe dichiarato nella sua prima assemblea plenaria del 1974 che l’evangelizzazione nell’Asia contemporanea avrebbe dovuto essere condotta grazie al dialogo con le culture, con le religioni e con i poveri dell’Asia, in modo che la Chiesa potesse veramente essere asiatica.

Lo stesso messaggio fu ripetuto più volte da Paolo VI nel corso della sua visita apostolica del 1970: i cattolici dell’Asia avrebbero dovuto rimanere asiatici e al tempo stesso conservare la loro fede.

Egli inoltre inaugurò Radio Veritas Asia quale mezzo di evangelizzazione che avrebbe utilizzato i moderni mezzi di comunicazione sociale. Visitò i poveri e i sofferenti ed incontrò i giovani. In Indonesia e ad Hong Kong, Paolo VI ricordò il fervore missionario di San Francesco Saverio, motivato non dalle conquiste mondane, ma solo dall’amore per il Vangelo.

Paolo VI iniziò i suoi pellegrinaggi internazionali in Oriente e li concluse in Oriente. Portò lo spirito del Vaticano II in Asia, affermando che non vi è contrasto tra l’essere cattolici e l’essere asiatici.

In umile dialogo con i popoli dell’Asia, la Chiesa porta il Vangelo di giustizia, la verità, l’amore e la pace a questo grande continente, dove la Chiesa rimane fino ad ora un piccolo gregge.

Ciò che la Chiesa è diventata in Asia in questi ultimi decenni è stato determinato in gran parte dall’umile ispirazione, saggezza e spirito missionario del Paolo VI. Ringraziamo Dio per averci donato questo pastore pellegrino e padre.

  • (Autore: Luis Antonio G. Tagle)

Dalla Redazione: Mentre ringraziamo mons. Rosolino Bianchetti, vescovo del Quiché, che durante l’anno scorso ha condiviso con noi soprattutto le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei poveri del Guatemala, diamo il benvenuto al 57enne arcivescovo di Manila, Luis Antonio Gokim Tagle, cui passiamo il testimone della rubrica “Ultima di MO” per l’anno 2015. Figlio di padre filippino e di madre cinese, è stato creato cardinale da Benedetto XVI nel suo ultimo conclave (24 novembre 2012).

Ha compiuto gli studi teologici (1985-1992) alla Catholic University of America (Washington), conseguendo la laurea con una dissertazione su Paolo VI, sotto la direzione di Joseph Komonchak. Preparata anche all’Istituto Paolo VI di Brescia, la dissertazione fu pubblicata con il titolo Episcopal Collegiality and Vatican II: the Influence of Paul VI (Manila 2004). Con essa l’autore diventa uno studioso qualificato del papa bresciano.

Vale la pena menzionare anche la sua collaborazione alla celebre Storia del Concilio Vaticano II, in 5 voll., edita da Giuseppe Alberigo, e precisamente nel vol. 4 la ricostruzione della cosiddetta settimana nera (14-21 novembre 1964), nella quale apparve la Nota explicativa praevia. Il controverso capitolo, firmato da Tagle, difende Paolo VI, che ha adottato la strategia di ascoltare tutte le voci, specialmente quelle della minoranza, per salvare il Concilio. Di Tagle sono disponibili in lingua italiana due libri dell’EMI di Bologna: Gente di Pasqua. La comunità cristiana, profezia di speranza (2013); Raccontare Gesù. Parola – Comunione – Missione (2014).



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