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Una nuova violenta aggressione sta devastando il Congo RD. Si tratta dell’ennesima occupazione ruandese, mascherata dall’M23 (Movimento 23 marzo) per dare un volto congolese all’aggressore, che si fa precedere normalmente da disordini saccheggi, uccisioni, al fine di presentarsi poi come pacificatore e salvatore della patria. Sembra di ritornare drammaticamente indietro nel tempo, a trent’anni fa quando, dopo il genocidio in Ruanda, il paese ha vissuto anni spaventosi. La Piana del fiume Ruzizi, già nota come la “Piana degli elefanti”, è stata trasformata in una “valle di lacrime” per i suoi abitanti, come scrive un missionario saveriano, che di violenze ne ha già viste tante in quella incantevole piana. È proprio vero quello che recita un proverbio africano: “Mentre gli elefanti lottano, è l’erba che soffre”.

DAL CONGO RD OCCUPATO E VIOLENTATO
BUKAVU, 18 FEBBRAIO 2025

Vien da pensare a volte che i poveri siano irrimediabilmente persi. Il lievito dei farisei e di Erode da cui guardarci e di cui parla il Vangelo stamattina è in atto attorno a loro: quelli che credono di sapere, di analizzare, che da un laboratorio escogitano risposte e quelli della politica che per interessi inconfessati verniciano di compassione qualche parola lasciando che la storia scorra inesorabile. Città dopo città, villaggio dopo villaggio anche il Sud-Kivu sta cadendo. E ancora i sapienti parlano di dialogo, si propongono come mediatori, senza avere il coraggio di dare il nome alle cose. Il paese è aggredito, da anni, con un’accentuazione da novembre 2021, quando l’M23 (Movimento 23 marzo) ha ripreso le armi. 

L’M23 è la nuova maschera dell’occupazione ruandese: nel tempo si chiamò Afdl (Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo), Rcd (Raggruppamento Congolese per la Democrazia), Cndp (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo)... e sempre è servito a dare un volto congolese a un progetto di invasione che non ha il coraggio di dire il proprio nome. Spudoratamente delle menzogne sono dette da chi capeggia l’impresa, ma si continua ad accarezzarlo. 

Regolarmente preceduto da disordini, saccheggi, uccisioni, l’occupante arriva presentandosi come salvatore. Nelle sue mani non ha il rispetto del diritto che lui stesso ha infranto, ma bastone e fucile. E gli abitanti di Bukavu hanno cominciato ad assaggiarlo. Oggi, grande meeting, presenteranno i nuovi capi e le nuove norme. Intanto nella Piana del fiume Ruzizi stanno ancora avanzando ed hanno già in mano Luvungi.

E noi ci meraviglieremo che la gente applauda. Applaudirà la mamma che ha visto marcire in questi giorni i pomodori che vendeva e che conosce il pianto dei bambini che non trovano sonno per la fame. Applaudiranno gli uomini e i giovani che sanno di dover far di tutto per non essere scambiati per soldati in civile o partigiani. Applaudirà forse anche una gioventù sbandata a cui da decenni non è stata offerta alcuna possibilità di lavoro e di vita degna. E forse qualcuno dirà che la gente è d’accordo. Cosa deve fare un popolo oppresso quando non ha alcun sostegno, né interno né esterno? Deve forse morire per l’ideale di patria? No, stringerà a sé la sua piccola vita e quella dei suoi figli per avanzare in un mondo totalmente diventato ostile.



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