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DISARMARE LE PAROLE PER DISARMARE LA TERRA

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Nella sua lettera dal Policlinico Gemelli – del 14 marzo 2025 – al direttore del Corriere della Sera, papa Francesco, intervenendo sulle attuali tensioni internazionali, così bruscamente fermentate dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, rinnova il suo accorato appello perché tutti si uniscano nello sforzo di riaccendere la speranza della pace. E rivolgendosi al direttore e, con lui, a “tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale”, li incoraggia a sentire tutta l’importanza delle parole: “Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”.

In un tempo segnato dal ritorno del militarismo, in cui la guerra sembra rilegittimata come strumento ordinario di governance globale, mentre i politici parlano di riarmo, credo che l’unico do- vere, l’unico imperativo morale – anche come cristiani e membri di istituti missionari presenti in tante zone di conflitto, oltre che come abitanti di questa Terra – sia quello del disarmo a tutti i livelli, come recita la lettera di Bergoglio: “Disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”. Il disarmo, infatti, è l’unica via politica ragionevole per instaurare la pace. Per questo, scrive ancora Francesco, “c’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità”. In altre parole, la Terra ha bisogno oggi di leader capaci di pensare globalmente, di politici pacati in grado di raffreddare il gioco della guerra che si sta facendo sempre più minaccioso per tutti, anche per l’Occidente, che non si rassegna a rinegoziare il suo ruolo nel mondo, smettendo l’arrogante leadership unipolare, instaurata dopo la caduta del Muro di Berlino, e immaginando un pianeta più democratico, pluriverso e multipolare. Per fermare la folle deriva verso la guerra, bisogna che la stessa politica osi di più la pace, sempre e ovunque. In Ucraina non vinceremo nessuna guerra, perché la guerra è sempre una sconfitta, come continua a ripeterci papa Francesco. Così a Gaza, ma anche nell’Africa dei Grandi Laghi e nel resto del mondo in conflitto. L’unica vittoria è la pace. “La guerra – afferma nella stessa lettera Francesco – non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità”. In- somma, con la guerra non si va da nessuna parte. Per cui, investire in armi, come stanno facendo tutte le grandi potenze, ora purtroppo anche l’Europa, è il modo più sbagliato per immaginare un futuro di pace. La pace non si costruisce al tavolo del riarmo, ma a quelli del disarmo, della legalità, del diritto internazionale, dei diritti umani, del lavoro, del rispetto dell’ambiente, della tutela delle minoranze e dei migranti. Va dunque invertito l’ordine delle priorità della politica nazionale e internazionale: il multilateralismo e non l’unipolarismo, la democrazia e non la realpolitik, la prevenzione delle guerre e non gli interventi militari, il federalismo e non il nazionalismo, le Nazioni Unite e non le alleanze militari, la cooperazione internazionale e non la competizione. Insomma, il disarmo e non il riarmo. 

“Tutto questo – conclude il papa – chiede impegno, lavoro, silenzio”. Sì, anche il silenzio, perché aiuta a disarmare le nostre parole e le nostre men- ti. Una buona pratica quaresimale e pasquale per disarmare la Terra! 



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