Skip to main content

COSTRUIRE LA PACE EDUCANDOCI ALLA PACE

Condividi su

Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2024), Intelligenza Artificiale e Pace, papa Francesco ha dedicato un intero paragrafo all’educazione e al mondo della cultura: «Lo sviluppo di una tecnologia che rispetti e serva la dignità umana ha chiare implicazioni per le istituzioni educative e per il mondo della cultura. Moltiplicando le possibilità di comunicazione, le tecnologie digitali hanno permesso di incontrarsi in modi nuovi. Tuttavia, rimane la necessità di una riflessione continua sul tipo di relazioni a cui ci stanno indirizzando. I giovani stanno crescendo in ambienti culturali pervasi dalla tecnologia e questo non può non mettere in discussione i metodi di insegnamento e formazione. L’educazione all’uso di forme di IA dovrebbe mirare soprattutto a promuovere il pensiero critico. È necessario che […] soprattutto i giovani, sviluppino una capacità di discernimento nell’uso di dati e contenuti raccolti sul web o prodotti da sistemi di IA. […] La formazione all’uso dei nuovi strumenti di comunicazione dovrebbe tenere conto non solo della disinformazione, delle fake news, ma anche dell’inquietante recrudescenza di “paure ancestrali […]”. Purtroppo, ancora una volta ci troviamo a dover combattere “la tentazione di […] alzare muri per impedire l’incontro con altre culture, con altra gente” e lo sviluppo di una coesistenza pacifica e fraterna» (n. 7).

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo Messaggio di fine anno ha riservato alla pace posto centrale indicando con chiarezza i passaggi necessari per contrastare la logica di guerra. Eccoli:

1) “È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. […] Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità. […] Per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace. Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto, di quelli che hanno scatenato i conflitti”. 

2) “Impegnarsi per la pace significa considerare queste guerre una eccezione da rimuovere; e non la regola del prossimo futuro”. 

3) “Volere la pace non è neutralità; o, peggio, indifferenza, rispetto a ciò che accade”. 

4) “Perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati. Che mette a rischio le sorti dei rispettivi popoli”.

Quali allora le vie da percorrere? Mattarella è chiaro: “Per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi. Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace”. Con azioni concrete, nella vita di ogni giorno, nel linguaggio che adoperiamo. E Mattarella continua: “Vediamo, e incontriamo, la violenza anche nella vita quotidiana. Anche nel nostro paese. Quando prevale la ricerca, il culto della conflittualità. Piuttosto che il valore di quanto vi è in comune; sviluppando confronto e dialogo”. 

Compito che riguarda tutti, perché tutti siamo chiamati ad educarci alla pace sviluppando dialogo e confronto e non il culto della conflittualità. E dando il buon esempio, perché la pace non è buonismo ma azione concreta di giustizia e diritti. 



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito