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CONTRO I RISCHI DI UNA "GUERRA DI CIVILTÀ": RIFORMA ONU

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Oggi il mondo è già pieno di guerre terribili; e c'è il tentativo di lanciare una super-guerra illimitata e preventiva. Dobbiamo aspettare che tutto ciò avvenga o non è logico, urgente provvedere a mettere in piedi una vera Onu?

Le guerre, prima di essere macchine di sterminio, sono fucine di menzogna. Chiunque sia in grado di leggere gli intrecci d’interessi circa le fonti energetiche importanti per il predominio sul mondo futuro, in cui eccellono Bush e il suo alleato-antagonista Bin Laden, non tarda a capire che le guerre preventive ipotizzate non sono per la difesa della civiltà cristiana, ma per la conquista di immense risorse di petrolio, acqua, ecc. esistenti in Medio Oriente.

Dai global una spinta al “sovranazionale”

Uno dei tantissimi Forum del grande raduno di Firenze era dedicato proprio alle istituzioni sovranazionali. In effetti, non è difficile capire che l’esercizio dell’autorità deve adeguarsi alla dimensione dei problemi. Quando questi erano circoscritti a città, province o regioni, bastava il regno del Piemonte o il ducato di Milano. Quando si avvertì che i problemi si dilatavano oltre tali confini, cominciò l’era delle nazioni. Ora che persone, merci, soldi, informazioni viaggiano a livello planetario, è logico che occorrano istituzioni politiche sovranazionali a garanzia di un ordine mondiale.

In tal senso, nei commenti all’evento di Firenze si possono cogliere pronunciamenti di leader politici che, finalmente, mettono al centro questa questione. Il segretario Ds Fassino, in un’intervista su La Stampa, afferma: “Come garantire la nostra sicurezza senza pensare che la forza sia l’unico modo, ma solo l’extrema ratio? A questo servono le organizzazioni sovranazionali. Questo è il compito cui è chiamata la nuova Europa, che deve diventare un attore protagonista nel nuovo ordine mondiale, ancora tutto da costruire”.

Ancor più chiaro è il giudizio di Fassino, in un’altra intervista su L’Unità dello stesso giorno: ”Dopo Firenze si ripropone con grande forza il tema del rafforzamento delle istituzioni sovranazionali. Un mondo in cui i fenomeni sono sempre più globali, mentre il loro governo è affidato solo alle sovranità nazionali, non riesce poi a guidare realmente la globalizzazione. Quindi bisogna rafforzare l’Onu e l’Organizzazione mondiale del commercio; bisogna riformare le istituzioni monetarie internazionali; bisogna rilanciare realtà come l’Organizzazione mondiale della sanità o del lavoro, che hanno il compito di affrontare grandi questioni di democrazia e di diritti su scala mondiale. Firenze ci consegna il tema del rilancio di un’iniziativa per avere istituzioni internazionali più forti e per non lasciare nelle sole mani degli stati nazionali il governo della globalizzazione. Questa è la nuova frontiera dell’internazionalismo”.

Come passo intermedio obbligato, occorre un governo continentale, nel nostro caso “europeo”. Anche qui si scontrano due concezioni: quella “internazionale”, ossia rapporti tra stati sovrani, e quella “sovranazionale”, nella quale i singoli stati cedono parte della propria sovranità, cioè di vera autorità, a istituzioni comuni.

L’alternativa – scrive Massimo Lucani su La Stampa – è tra il presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo.

La prospettiva più affascinante resta quella di un Parlamento europeo dotato di autentici poteri legislativi e di una Commissione che, legittimata dal Parlamento, a quest’ultimo risponda politicamente… A tale ipotesi si oppone, però, la realtà dei fatti: la politica estera e quella della Difesa non sono materie che gli stati siano disposti ad affidare alle istituzioni più autenticamente sovranazionali… È nel Consiglio europeo che gli stati sono direttamente presenti e interloquiscono secondo un paradigma che, a ben vedere, è ancora quello del diritto internazionale.

Le polemiche sull’art. 11 della Costituzione

Fra le varie questioni poste dai global a Firenze, centrale è quella del no alla guerra. Logico è il riferimento all’art. 11 della Costituzione che, nella prima parte, recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Ernesto Galli Della Loggia e Angelo Panebianco, in un articolo sulla rivista Limes, sostengono che tale articolo rappresenta un rimasuglio di pudore pacifista, ormai da scalzare.

Ora scoppia il caso D’Alema il quale, come riferisce Adista, nella direzione dei Ds del 17 ottobre, avrebbe espresso il seguente pensiero: “In un mondo globalizzato, dovendo affrontare un terrorismo che colpisce a tutte le latitudini, ed essendosi gli stati dotati di un organismo sovranazionale, l’Onu, per risolvere problemi anche locali, che ruolo ha l’art.11 della nostra Costituzione, che ripudia la guerra? Non sarà giunto il momento di guardarci in faccia e riconoscere che è superato?”.

Non basta. Nello stesso numero di Adista, si informa che la commissione Affari costituzionali della Camera ha già iniziato ad esaminare una proposta di riforma dell’art.11, avanzata dai deputati della Lega e promossa da Bossi. In questo testo, si ipotizza che “ulteriori limitazioni di ‘sovranità’ dovranno essere approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera e sottoposte a referendum confermativo, convalidato dalla maggioranza degli aventi diritto”. Ovvero, referendum obbligatori che in assenza di quorum porterebbero alla mancata ratifica dei Trattati europei e internazionali, o al mancato recepimento di Direttive comunitarie o sovranazionali.

Da ciò si vede bene che l’obiettivo dei contrari all’art. 11, non è solo di togliere il “ripudio alla guerra” (prima parte), ma anche e forse soprattutto, di togliere o vanificare la seconda parte che recita: “L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessari ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Di segno opposto, invece, ossia di ristabilire la legalità costituzionale relativa all’art. 11, è la dichiarazione di 131 parlamentari: “Non voteremo per la guerra all’Iraq”. In essa, si afferma: “Noi teniamo il piano inclinato di uno scontro tra civiltà, destinato ad alimentare il fondamentalismo islamico e a rendere sempre più ingovernabile il mondo… Siamo convinti che le Nazioni Unite debbano agire in piena autonomia e non subire l’imposizione di una risoluzione che accolga il principio della ‘guerra preventiva’, contrastante con la Carta fondativa…”. Il testo conclude riaffermando “il valore e l’efficacia, nell’era della globalizzazione, dell’art.11 della Costituzione italiana. Noi non voteremo per la guerra all’Iraq”.

Riforma preventiva dell’Onu

L’Onu, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Ha già svolto importanti azioni di pacificazione e difesa dei deboli. Tuttavia, a detta dello stesso segretario generale Kofi Annan, “le istituzioni internazionali, che dovrebbero garantire giustizia e pace per tutti i popoli, sono allo stato poco più che embrionale”.

La percezione dell’urgenza di un vero centro decisionale mondiale (parlamento e governo) è sempre stata unanime e forte dopo ogni tragedia internazionale. Dopo la prima guerra mondiale, fu istituita la “Società della Nazioni”; dopo la seconda, l’Onu. Ma tali istituzioni sono sempre state dominate dai vincitori e dunque svuotate, in partenza, di ogni vera autorità sovranazionale.

Oggi il mondo è già pieno di guerre terribili, delle quali nemmeno si parla, come quella del Congo-Kinshasa, del Sudan ecc.; e c’è il tentativo di lanciare una super-guerra illimitata e preventiva, con dichiarazioni esplicite di possibile ricorso anche alle armi atomiche, se del caso.

Dobbiamo aspettare che tutto ciò avvenga o non è logico, urgente provvedere a mettere in piedi una vera Onu? L’assemblea dei rappresentanti di tutti i popoli non può fare la benché minima legge; il Consiglio di Sicurezza è in mano ai vincitori della seconda guerra mondiale con diritto di veto. Si sprecano gli appelli dei politici per il rafforzamento delle Nazioni Unite, ma qui occorre una riforma radicale. E bisogna smetterla di tacciare di utopismo chi la reclama a gran voce.

Di conseguenza, una volta unificato il mondo politicamente, andranno aboliti tutti gli eserciti (come è già avvenuto a livello nazionale) e basterà un vero corpo di polizia internazionale (= uso “non omicida” della forza anche armata): distinzione essenziale tra esercito e polizia, chiaramente formulata da un generale di grande esperienza e onestà come Bruno Loi.

L’unione politica mondiale non metterà fuori gioco gli stati nazionali, i quali manterranno le loro prerogative commisurate sul livello locale, se davvero si applica il “principio di sussidiarietà”. In tal senso, un mondo migliore è possibile, se si vuole. Ma si deve agire adesso.



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