CONGO RD / STAFF BENDA BILILI: DALLO ZOO...
CONGO RD... DALLO ZOO DI KINSHASA ALLA VECCHIA EUROPA:
Provate a digitare sul vostro pc questo indirizzo: http://sonar-music.blogspot.com/2008/10/james-brown-in-versione-afro.html. Apparirà il video di una band africana che reinterpreta, in una chiave decisamente originale, uno standard del Soul Brother Number One, Mr James Brown: Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine. Meglio nota semplicemente come Sex Machine.
MUSICISTI DI STRADA
Gli interpreti di questa straordinaria cover sono i musicisti di una band senza precedenti, formata da un gruppo di musicisti di strada residenti nell’area adiacente allo zoo di Kinshasa, in Congo (ed è qui che è stato girato il video). Il nome della band è Staff Benda Bilili, letteralmente “Metti fuori quello che è nascosto”. In pratica“Guarda oltre le apparenze”.
Per comprendere il perché di questo nome bisogna fare i conti con le due figure fondamentali della band, rappresentative di due ‘originali’ realtà sociali di Kinshasa. Ricky, 55 anni, è il fondatore della band e come altri membri del gruppo è paraplegico. Per spostarsi usa, come i suoi amici, un incredibile triciclo motorizzato, parente ‘africano’ delle fantascientifiche vetture utilizzate da Mel Gibson nel celeberrimo film Mad Max. Negli anni Settanta le persone disabili in Congo erano state esentate dalle tasse e molti ne approfittarono per trasformare le loro carrozzelle in pick-up, utilizzandole per trasportare merci lungo le rive del fiume tra Kinshasa e Brazzaville. Nacque così un’importante community, uno dei più potenti gruppi di strada del Congo, organizzati in un proprio sindacato, il ‘Plateforme’.
MOTORIZZATI, RIMOROSI, TUTTOFARE
Cacciati dal centro città questi gruppi di paraplegici motorizzati, considerati dai loro concittadini rumorosi e pronti a tutto, installarono il loro quartier generale vicino a un ostello nei pressi dell’Ospedale Generale. Ricky è uno di loro. Spesso dorme sulla strada, giacendo su un tonkara (‘cartone’ nel gergo locale, uno slang costruito con gli stessi criteri del verlan usato dalla malavita francese di qualche decennio fa). In gioventù Ricky era conosciuto come un ragazzo pensieroso, uno che per sopravvivere praticava lavoretti equivoci.
Ancora oggi vende sigarette e alcool fuori dai locali notturni, utilizzando il proprio triciclo come una sorta di spaccio ambulante. Alla bisogna si trasforma in abile meccanico e persino in sarto. Attività per lui molto importante in quanto da sempre teorizza che un vero uomo deve sempre essere suka (elegante) e conseguentemente cerca di vestirsi con cura. Come molti suoi ‘colleghi’ ha adottato uno shege, che può godere della sua protezione e dei suoi consigli.
RICKY, ROGER, COCO E THEO
Lo shege che Ricky ha ‘adottato’ già da qualche anno è Roger, un intraprendente ragazzo di 17 anni. E’ stato lui a inventare il proprio strumento, ormai comunemente conosciuto con il nome di satongè. E’ una sorta di chitarra a una corda composta da un filo di ferro usato per l’elettricità, attaccato a una piccolo archetto di legno inserito in una lattina metallica di latte in polvere. Un improbabile strumento musicale con cui Roger imita gli assoli mozzafiato della chitarra elettrica.
Gli altri membri stabili della band sono Coco e Theo. Quest’ultimo, fan di James Brown e Bob Marley, è la voce soprano della band, mentre Coco canta, suona la chitarra ed è l’autore di gran parte del repertorio della band. Ha cinquant’anni e guida una delle più personalizzate tra le moto-carrozzelle della città; l’unico problema è che non avendo abbastanza soldi per la benzina si fa sempre accompagnato da due o tre sheges che, in cambio di cibo, spingono la sua moto-carrozzella attraverso le buche delle strade di Kinshasa.
UN INCONTRO FORTUNATO
Talvolta lavora come saldatore e attualmente vive, con i suoi sette figli, in una zona periferica della città, pronto a spingersi in centro quando c’è da suonare e incassare qualche offerta. Offerte che giungono copiose perché la musica dello Staff Benda Bilili è un qualcosa di unico.
Ci sono le radici della rumba ed eleganti vibrati vocali, la lezione delle musiche rimbalzate da Cuba e i torridi afrori del funky’n’ soul, scampoli di R’n’Blues…
La fortuna di Ricky e della crew è di aver incontrato sulla loro strada Renaud Barret e Florent de La Tulaye. Fotografo il primo, pubblicitario il secondo, sono due francesi che soffrono di mal d’Africa e che si sono innamorati dei ritmi della città di Kinshasa. Ci vivono da anni e insieme hanno fondato la Belle Kinoise, una piccola società di produzione che ha realizzato tra le altre cose un video sulla boxe femminile nella capitale.
Casualmente hanno scoperto lo Staff ed hanno passato ore a riprenderli con una videocamera. Hanno poi contattato la Crammed disc, un’etichetta indipendente belga specializzata in rock alternativo e musica africana tradizionale-moderna, e l’hanno convinta a ingaggiarli. Una notte, allo zoo di Kinshasa, Vincent Kenis, ex musicista di Papa Wemba e ora produttore artistico a Bruxelles, li ha registrati con un MacBook e un microfono che era stato usato da Jacques Brel. Il cd - definito dal “Daily Telegraph” un “classico istantaneo” - ha iniziato a circolare in Europa ed ora la Staff Benda Bilili è una presenza costante nel cartellone di svariati festival musicali della Vecchia Europa.
GLI “SHEGES”
Per capire chi sono gli sheges è necessario inquadrare la figura di Laurent Desiré Kabila, importante politico congolese.
Di lui si iniziò a parlare nel 1964 quando, appoggiato inizialmente da Che Guevara, partecipò a una rivolta nella regione del Ruzizi. Nel 1967 creò il Partito della Rivoluzione Popolare e, con l'appoggio della Cina, fondò uno stato secessionista a ovest del lago Tanganica. Il 20 maggio del 1997 entrò a Kinshasa, Mobutu lasciò il paese e Kabila si nominò capo di stato creando il governo di salvezza pubblica e rinominando il paese Repubblica Democratica del Congo.
Con lui irruppero nella capitale decine di migliaia di bambini soldato, che vestivano i panni di giovanissimi Che Guevara per fuggire la povertà delle periferie e le violenze delle proprie famiglie.
Due lustri dopo, battezzati con il nomignolo di sheges, sono diventati ragazzi di strada che una stima approssimativa calcola in almeno 40 mila unità. In centro città sono visibili ovunque: fanno i lustrascarpe, curano le autovetture nei parcheggi, vendono pillole e grilli fritti. Oppure, molto più semplicemente, chiedono l’elemosina facendo lo slalom nel traffico, driblando fiammeggianti Suv, sgangherati taxi e gli improvvisati tricicli personalizzati guidati da intrepidi piloti paraplegici. Sono quest’ultimi spesso a prendersi cura di loro. O meglio ad utilizzare i loro servigi.






