Skip to main content

Cile, Dalla parte dei Mapuches a difesa del creato

Condividi su

Brescia, 30 ottobre 2010.

Caro direttore, stimolato dall’articolo del vescovo della Patagonia cilena Luis Infanti della Mora, “Il vescovo all’Enel: niente dighe in Cile” (MO di ottobre), sono andato a leggermi la sua stupefacente lettera pastorale “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” (EMI, Bologna 2010). Ringrazio per la scelta di aver dato voce a questo protagonista di una lotta misconosciuta, che va molto al di là della sua vicaria dell’Aysén. Questa lotta ci riguarda tutti, e da vicino.

Il documento di Luis Infanti è di grandissimo interesse proprio perché tratta magistralmente il tema dell’acqua nelle sue molteplici connessioni con la vita del pianeta ed in particolare con la questione energetica. E mostra con chiarezza e profondità cosa significa etica della responsabilità nella progettazione dello sviluppo di imprese che mascherano brillantemente i veri interessi che le guidano nello sfruttamento di risorse fondamentali per la vita. Ci fa ben comprendere, inoltre, come il vicino possa essere insospettabilmente connesso al lontano, se un’impresa per più del 30% a capitale pubblico italiano come l’Enel diviene proprietaria dell’80% dell’acqua cilena (acquistando Endesa) e può permettersi di progettare cinque megacentrali in grado di sconvolgere un territorio e la vita intera delle popolazioni locali (povere).

È quel che è già successo proprio con Endesa. La Rete Radié Resch (il gruppo di Brescia in particolare) è in contatto con i Mapuche del Cile che abitano le regioni immediatamente a nord della Patagonia. Qui, sul fiume Bío Bío, in territorio mapuche, fu costruita la centrale idroelettrica di Ralco. Per alimentarla è stato modificato il corso del fiume e creato un bacino con altissimo impatto ambientale nella valle. Esso ha cancellato totalmente il territorio mapuche nella zona dell’Alto Bío Bío, confinando gli abitanti in una specie di riserva indiana sulle Ande e distruggendo un ecosistema unico nel mondo.

Non ci sono garanzie che la storia non si ripeta. Servono azioni di contrasto, qui e là, consapevoli e forti.


Il Movimento Nonviolento sulle proteste degli immigrati a Brescia

Nessuna persona è illegale

  • DANIELE LUGLI (presidente) - MAO VALPIANA (segretario)
  • Brescia, 1° novembre 2010

A Brescia, da circa un mese, molti migranti manifestano in modo pacifico per il riconoscimento al diritto del permesso di soggiorno. Condividiamo le loro parole: nessuna persona è illegale! Sappiamo bene che a questi uomini e a queste donne viene negato un diritto non per aver commesso reati ma per la loro condizione di clandestinità, stato che al momento della presentazione della domanda di sanatoria, disposta dal governo nel settembre del 2009, non costituiva impedimento alla regolarizzazione.

Cambiare le regole a procedure già avviate è una modalità inaccettabile per qualsiasi cittadino, ancor più grave per la persona più debole.

Da ieri, alcuni di loro, al termine di una manifestazione, guardano e attendono – dall’alto di una gru – risposta alla loro domanda di giustizia, dalla città e dalle autorità competenti. Il congresso nazionale del Movimento Nonviolento, riunito a Brescia dal 29 ottobre al primo novembre 2010, intitolato “La nonviolenza per la città aperta”, auspica una ripresa del dialogo che, a partire dal riconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini migranti, soddisfi la legittima aspettativa della regolarizzazione.


La Pastorale dei Migranti circa il presidio degli immigrati sulla gru a Brescia

  • P. MARIO TOFFARI (direttore)
  • Brescia, 1° novembre 2010

Anzitutto […] va ribadita la necessità di luoghi istituzionali di ascolto reale anche dei diritti e delle proteste dei migranti. Nel caso specifico bisogna ribadire che il primo decreto sulla sanatoria-regolarizzazione lasciava chiaramente intendere che alla medesima potevano accedere anche coloro che avevano ricevuto il foglio di via non per reati, ma solo per clandestinità. Una successiva circolare del Ministero (Circolare Manganelli) escludeva questa possibilità, ma nel frattempo molti immigrati avevano fatto la domanda e avevano pagato € 500,00. Gli stessi immigrati e i datori di lavoro avevano poi pagato i contributi necessari per la sanatoria-regolarizzazione.

In secondo luogo, fin da allora, insieme alla Caritas nazionale, avevamo dichiarato esplicitamente che la sanatoria-regolarizzazione nasceva zoppa in quanto rivolta solo a badanti e colf. A Brescia molti immigrati, che purtroppo lavoravano in nero soprattutto nell’industria, complici datori di lavoro bresciani ed extracomunitari, non hanno trovato altra soluzione per regolarizzarsi che piegarsi al ricatto di chi era disponibile a dichiarare che i medesimi erano stati loro colf o badanti, pagando naturalmente un congruo compenso. […]

Crediamo sia giunto il momento di assicurare a questi migranti che protestano un ascolto istituzionale che garantisca loro di ridiscutere le diverse posizioni in vista di un reale accordo rispettoso dei diritti umani.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito