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CHIESA LOCALE E RIFORMA / LA MIA ESPERIENZA DI VESCOVO A LUCCA

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La Chiesa in questa stagione è fortemente sollecitata al rinnovamento da papa Francesco, come esito maturo di un cammino iniziato con il Concilio e proseguito in Italia con gli orientamenti della Cei, che ha come categoria paradigmatica la missionarietà. Quella di Francesco è una “Chiesa in uscita”, estroflessa, coinvolta nelle vicende dell’umanità, con parole e opere legate alla dinamica del Regno. Essa implica il coinvolgimento dell’intera comunità cristiana, che è il principale soggetto dell’evangelizzazione: 1) in riferimento alla sua genesi, perché l’annuncio scaturisce sempre dall’incontro con Cristo, che si determina nel grembo di una comunità; 2) in riferimento alla sua prassi, per la centralità attribuita alla testimonianza quotidiana: non si parla di qualche soggetto specializzato, ma di un popolo che “attrae” verso il Vangelo perché mostra la possibilità di una vita diversa e migliore; 3) in riferimento al fine, perché l’evangelizzazione conduce a una comunità, in cui vivere l’esperienza del Cristo e a cui apportare il proprio contributo. 

In Italia parlare di comunità cristiana significa riferirsi alla parrocchia, oggi spesso associata all’idea di conservazione del passato, ma nativamente missionaria, in virtù di quattro caratteristiche fondamentali: 1) la territorialità: per la parrocchia è un elemento identitario, ma soprattutto il terreno in cui esercitare prossimità e missionarietà; 2) la popolarità: alla parrocchia si appartiene in virtù del solo battesimo, è aperta a tutti, senza escludere alcuno; 3) la multidimensionalità: la parrocchia si interessa di tutti gli aspetti dell’esistenza delle persone, che accompagna dalla nascita alla morte, incrociandone passaggi e ambienti di vita; 4) l’omogeneità: il modello-parrocchia è piuttosto uniforme sui territori, per cui consente di non perdere stabilità quando cambiano persone e situazioni, e permette di integrare l’apporto di ciascuno al cammino d’insieme.

Pertanto, come suggeriva la nota Cei, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004), il rinnovamento missionario della Chiesa non può non passare da quello della parrocchia. 

LA RIFORMA DELLA CHIESA DI LUCCA

La Chiesa di Lucca, dal Sinodo del 1998 e con l’azione pastorale degli arcivescovi Tommasi e Castellani, ha intrapreso un’azione di rinnovamento al cui centro è emerso sempre più – accanto al primato della Parola, del discepolato comunitario e dell’eucaristia domenicale – il ruolo strategico della riforma dell’organizzazione della Chiesa sul territorio; se, infatti, è essa il soggetto della missione, la forma concreta che assume riveste decisiva importanza. 

Alcuni fattori storici e culturali hanno concorso a motivare e condizionare questo rinnovamento: 1) le mutazioni demografiche e la mobilità interna, che hanno provocato lo spopolamento di alcuni territori e l’impoverimento ecclesiale di molte comunità, che hanno perduto la propria autosufficienza; 2) la secolarizzazione, che ha ridotto il numero delle persone praticanti e impegnate nelle comunità; 3) la riduzione del clero, che ha costretto a ripensare le modalità di esercizio del ministero, rispetto alla tradizionale presenza, capillare e onnicomprensiva; 4) l’emergere di un laicato disponibile e competente, disposto ad assumersi nuove ministerialità a vantaggio della comunità; 5) la sfida della “qualità” umana ed evangelica delle proposte pastorali: in una società che offre molte opportunità, le azioni ecclesiali vengono accolte in base alla loro qualità umana, spirituale, comunicativa. Essa non è più alla portata di molte piccole parrocchie. 

Queste dinamiche hanno messo in crisi tutte e quattro le dimensioni della missionarietà parrocchiale, per cui alcune parrocchie sono rimaste “gusci vuoti”, modeste stazioni di servizio per i bisogni di una religiosità tradizionale. 

La parrocchia, tuttavia, può trovare nuova linfa in virtù di una riforma basata sul ripensamento e rimodellamento delle sue dimensioni costitutive: 1) un nuovo rapporto con il territorio, caratterizzato da una maggiore ampiezza, per tornare a “coprire” una quantità significativa di ambiti vitali e attuare una proposta del Vangelo incarnata nell’esistenza delle persone; 2) una nuova popolarità: una comunità in grado di essere “poliedrica”, cioè di proporre a tutti qualcosa di adeguato, ripensando l’esistente in chiave missionaria; 3) una rinnovata multidimensionalità: un progetto pastorale comune che sostenga un’azione su più dimensioni della vita delle persone; 4) una nuova omogeneità istituzionale e pastorale: superare la frammentazione mediante criteri unitari e proposte di formazione/azione condivise (nuovo senso della Chiesa locale); 5) una nuova visione della ministerialità, nella collegialità e corresponsabilità.

Le linee strategiche della riforma, su cui si sta lavorando, sono dunque: 1) la ristrutturazione territoriale (operazione principale “assistita” dalle tre successive): associare le comunità e farle lavorare insieme, su un territorio più ampio e antropologicamente omogeneo; 2) la comunicazione diocesana: offrire il senso, la conoscenza e la comprensione di un grande progetto comune, che coinvolge tutte le componenti ecclesiali in un profondo ripensamento; 3) la riorganizzazione della curia, in direzione di una maggior presenza sui territori e come offerta di “esperienze integrative”, rispetto al cammino delle realtà di base; 4) il rinnovamento della formazione: la riforma postula un deciso protagonismo e una convinta corresponsabilità laicale, che possono svilupparsi solo se sostenuti da un robusto impianto formativo, che coinvolga un numero rilevante di persone. Da questo punto di vista, stiamo guardando alla formazione a distanza come opportunità per stimolare e sostenere un servizio e una missionarietà diffusi.

Tutto ciò implica una nuova visione della ministerialità, nella collegialità e corresponsabilità.

LE AZIONI IN ATTO

La ristrutturazione territoriale prevede il passaggio da 370 parrocchie e 11 zone pastorali a una diocesi articolata in tre grandi aree pastorali (Piana di Lucca, Valle del Serchio e Versilia), ciascuna con il suo vicario episcopale, in 33 comunità parrocchiali con un moderatore-coordinatore e un consiglio pastorale “effettivo”; in due unità pastorali (Lucca e Viareggio), che corrispondono alle due città della diocesi. L’azione pastorale si struttura pertanto secondo un diverso rapporto con il territorio, più fedele alla situazione demografica e sociale attuale. Finora sono state definite le nuove “circoscrizioni”, mentre si stanno formando i consigli pastorali. 

La comunicazione diocesana è articolata su una serie di piattaforme, ciascuna capace di intercettare diverse categorie di persone e veicolare il messaggio in modo peculiare: 1) il settimanale In Cammino, dorso diocesano di Toscana Oggi, vuol rappresentare la voce della Chiesa di Lucca per tutti gli abitanti del territorio; 2) la Newsletter diocesana è pensata per tutti gli operatori pastorali; 3) il sito diocesano www.diocesilucca.it è rappresentazione del volto ufficiale della diocesi; 4) i canali social consentono la diffusione virale di informazioni e proposte, soprattutto in ambiente giovanile; 5) l’App diocesana (di prossima realizzazione) è uno strumento di servizio per conoscere e accedere a appuntamenti e iniziative, e connettersi agli altri pezzi del sistema. 

La riorganizzazione della curia diocesana, per ciò che attiene agli uffici pastorali, risponde a criteri orientati al servizio e supporto delle comunità: 1) articolazione nelle tre aree della diocesi, con un vicedirettore e un’équipe per ciascun territorio; 2) collegamento con le realtà locali, per sostenerle e offrir loro progetti-quadro per l’azione pastorale (a cominciare dall’età evolutiva); 3) proposta di iniziative ed esperienze complementari rispetto ai progetti e percorsi della comunità, a partire dalla formazione degli operatori; 4) informazione coordinata e capillare. 

Il rinnovamento della formazione punta a sostenere la ministerialità diffusa, per la rivitalizzazione delle comunità parrocchiali: 1) andando verso un’impostazione unitaria della proposta formativa, che coordini in un sistema organico il percorso della scuola teologica, degli uffici pastorali e dei percorsi ministeriali; 2) lavorando per configurare una varietà di percorsi formativi, secondo le diverse esigenze e figure di ministerialità laicale; 3) cercando di garantire l’universalità dell’accesso alle proposte, mediante offerta di contenuti online (sincroni e asincroni). In questo ambito sta per essere attivato un percorso, in collaborazione con Creativ, che abiliti all’uso corretto e creativo delle nuove tecnologie.

La scommessa della diocesi si basa sulla convinzione che dalla nuova forma e rinnovata vitalità della comunità parrocchiale dipenda la possibilità di attivare percorsi di rinnovamento incisivi e positivi.



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