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LE PERLE DI PAOLO / UN VIAGGIO NELLE PAGINE PIÙ BELLE DELL’APOSTOLO

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Le lettere di Paolo, per chi non frequenta la comunità ecclesiale, danno l’impressione di essere legate a epoche sorpassate. Severino Dianich, raccoglie alcune sue “perle”: brani che scintillano e rivelano il cuore di un’esperienza, la grazia che coglie un uomo, preso per mano da Cristo, che trasformerà per sempre la storia cristiana.

Severino Dianich è uno dei più autorevoli teologi italiani che a 90 anni suonati è ancora fecondo e, insieme alla forza della riflessione teologica, mostra una chiara sensibilità missionaria che forse gli viene anche dall’aver insegnato molti anni ecclesiologia nell’Istituto Teologico dei Missionari Saveriani a Parma.

Oggi, dopo il suo libro su Gesù (Un racconto per chi non ne sa nulla… o ha dimenticato, San Paolo 2019), l’A. completa il “racconto” con un agile libro su Paolo, l’apostolo delle genti, che ha rotto il “guscio” ebraico della primitiva Chiesa aprendola al mondo. Pur senza aver conosciuto personalmente Gesù di Nazareth, a partire dall’esperienza mistica di Damasco, Paolo non solo è stato “catturato” da Gesù, ma è anche diventato il primo interprete della novità cristiana e il divulgatore delle “imperscrutabili ricchezze” del mistero di Cristo. 

Senza essere una biografia di Paolo, il testo aiuta a entrare nel cuore dell’Apostolo e invita a riflettere sulle idee centrali del suo “Vangelo”, presentando una serie di parole, “le perle di Paolo”che l’A. considera “un viaggio nelle pagine più belle dell’Apostolo”. Sono 37 parole, tratte dalle Lettere, secondo un duplice criterio: l’attualità ecclesiale e il riferimento alla missione.

Non mi dilungo sui dettagli delle singole “perle”, basti dire che l’A., presentandole, ne ha trascritto il testo “con termini più comprensibili dal lettore di oggi”, accompagnandolo con una breve ma intensa riflessione che lo colloca nel suo contesto storico e vitale, corredandolo infine con il testo della traduzione Cei del 2008. Al lettore il compito e la gioia di scoprire le 37 “perle” che gli riveleranno progressivamente il cuore missionario di Paolo.

Una particolare menzione meritano le 22 pagine introduttive, dove l’A. rende conto di ciò che l’ha guidato nella stesura. “Affrontando l’imbarazzo della scelta”, l’A. ha raccolto dalle lettere di Paolo alcuni passi “tra i più suggestivi, particolarmente brillanti e capaci di parlare con molta efficacia all’uomo d’oggi”, affinché queste parole non perdano “il loro fascino sul lettore per la complessità del pensiero e per un procedere a volte contorto”, dettaglio riconosciuto già dall’autore della Seconda Lettera di Pietro (3,15-16).    

Il duplice criterio (l’attualità ecclesiale e la valenza missionaria) fa sì che le “perle” siano ancor oggi per noi un valido riferimento. Si veda ad esempio la dialettica tra Legge mosaica e libertà cristiana (nn. 5. 25), problema cruciale per le comunità del tempo di Paolo che, nate nel grembo dell’ebraismo, da esso dovevano staccarsi per non diventarne una setta religiosa. Questa sfida è ancora attuale nella missione della Chiesa, se essa vuol essere cattolica, perché il cristianesimo va vissuto e tradotto nelle lingue e culture diverse del mondo pur rimanendo integro ovunque, “dall’Alaska alla Nuova Zelanda”, dice Dianich. 

Anche se Paolo era e rimaneva “un ebreo di genuina stirpe ebraica” e un fariseo di stretta osservanza, a partire dall’esperienza di Damasco aprì la fede cristiana all’universalità perché Cristo aveva abbattuto il muro di separazione fra Israele e le genti (n. 21): non è questo un compito della missione della Chiesa oggi, ossia costruire fraternità (cfr. Fratelli tutti, cap. 8)? 

A Paolo noi cristiani dobbiamo l’averci presentato per primo il nucleo fondamentale della nostra fede, concentrato nell’evento della morte e risurrezione di Gesù, sul quale egli continuamente medita e per il quale afferma di non sapere e non poter parlare d’altro se non di Gesù Cristo e di Cristo crocifisso (n. 11). 

Dalla meditazione di queste “perle di Paolo” nascono inoltre molti richiami del suo servizio apostolico, dell’urgenza dell’evangelizzazione, del suo stile di missione, disinteressato e gratuito, esortazioni alla libertà e insieme alla cura dei rapporti con gli altri, consigli, regole che sono ispirazioni normative per la Chiesa, la missione e la vita cristiana di allora e di sempre, fino all’elogio della carità di 1Cor 13, che l’A. aggiunge alle 37 come “la perla di tutte le perle”.

Concludo, con un cordiale invito alla lettura del libro, che non è certamente un’opera di esegesi, ma una preziosa antologia spirituale da non leggere frettolosamente, ma da centellinare nella meditazione e preghiera.



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