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P. ALBERT HISHAM NAOUM

Roma, 9 novembre 2010

I martiri della Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso hanno mostrato al mondo, ancora una volta, chi siamo noi, cristiani dell’Iraq [...]. Il sangue dei nostri eroi caduti grida al mondo e a tutta l’umanità e spinge noi cristiani dell’Iraq, ovunque siamo, ad “annunciare” al mondo il Cristo sofferente e risorto che vive nella nostra terra ferita. Sì, dico “annunciare” perché la nostra fede è “una buona notizia”, lo era e così sarà per sempre. Chi ha orecchi per sentire, ascolti il nostro grido e conosca il Cristo vissuto dai cristiani dell’Iraq. È la testimonianza che viviamo e continueremo a vivere.

[…] I cristiani dell’Iraq sanno bene, al prezzo della loro vita, che il Cristo risorto ha vinto la morte, non perché battezzati, ma perché con Lui hanno sperimentato molte volte la morte sulla croce, e, come Lui, hanno bevuto il calice amaro e sperimentato l’abbandono degli altri. A fianco di Cristo hanno percorso la via della sua croce e sotto il peso della loro sono caduti, nell’attacco alle loro chiese, nella morte violenta e, ancora, nel massacro di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Ciononostante, continuano a rialzarsi e vivere la loro fede come hanno sempre fatto nella loro storia, camminando lungo la via della sofferenza. 

[…] Questi sono i cristiani dell’Iraq, con il loro cuore buono, che ama tutti, la patria e la vita; che perdona i loro nemici, semina il bene ovunque e diffonde lo spirito di pace […].

Un esempio di tutto questo è la Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, che parla a nome di tutti i cristiani dell’Iraq col sangue dei suoi martiri. Avete sentito in che modo sono morti i due coraggiosi preti Wasim Sabieh e Thaier Saad Abda? Cercando di difendere e salvare i fedeli offrendo la loro vita non appena i criminali hanno messo piede in chiesa. Lo sapete che un papà ha protetto il suo bambino coprendolo totalmente con il corpo mentre erano sdraiati a terra ed è morto sotto una raffica di proiettili per salvare il figlio? Lo sapete che gli assassini hanno ucciso una bambina di quattro mesi e che una giovane donna, che proprio quel giorno aveva ricevuto la più bella notizia della sua vita, che cioè era incinta, è stata uccisa mentre andava a ringraziare il Signore?

O popoli del mondo, questi sono i cristiani dell’Iraq. Ascoltate il loro grido e ditelo a tutti!

[…] Cristo non ci lascerà soli, noi suo “piccolo gregge”, e ci vorrà sempre al suo fianco, a vivere la nostra fede e il nostro amore per tutti, perché “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Gv 13,35). Noi siamo i cristiani dell’Iraq, che testimoniamo con la nostra vita, affinché le coscienze vedano quanto ci sta accadendo e coloro che hanno gli orecchi tappati odano e parlino coloro che hanno la bocca chiusa.


All’attenzione del dirigente scolastico e del corpo docenti del “Fauser” di Novara

STEFANO FERRARIO, Samarate (Va),

20 novembre 2010 ste.orme@libero.it

Sono stato uno studente del “Fauser” tra l’85 e l’88. Ho fatto tanti sacrifici per raggiungere il diploma… i viaggi ogni giorno in treno da Vanzaghello alle 6.51, lo studio intenso ed ampio… Il “Fauser”, ai miei tempi, era l’ITIS di Costruzioni Aeronautiche più importante (e più duro) del Nord Italia. L’avevo scelto per la passione del volo… tanto che quando ho partecipato alla “top gun” per studenti provenienti da tutta Italia (nel 1987) all’aeroporto militare di Cervia, sono arrivato 16° su una lunga fila di partecipanti. Ora però vi devo confidare che provo vergogna come “fauseriano”; l’Istituto ha fatto delle scelte che sono profondamente contrarie alla vita e allo slancio per il volo. Iniziamo da un fattore “estetico”.

L’Aermacchi MB 326 che avete issato all’ingresso dell’istituto come una bandiera. Sapete quante morti ha sulla coscienza quell’aereo? In Italia è stato venduto come addestratore militare per i piloti che poi avrebbero volato anche sui Tornado e AMX. Ma all’estero? È stato venduto a: Sudafrica (violando l’embargo internazionale a causa dell’apartheid), Congo, Ghana, Zambia, Nigeria, Tunisia, Dubai, Argentina, Perù, Brasile, Australia e Malesia. E lo tenete ad immagine dell’Istituto? Recentemente ho saputo del corso post-diploma che dovrebbero seguire alcuni studenti per diventare tecnici di costruzione del cacciabombardiere F35 a Cameri (NO).

E qui, ammetto, le mie residue capacità di pazienza e rispetto per la scuola sono venute meno; è subentrata una grande indignazione.

L’F35 non è un addestratore militare (pur ripudiando anche quella scelta) ma un cacciabombardiere da attacco al suolo, per distruggere villaggi, famiglie… come le nostre… come le vostre. E gli studenti che faranno questa scelta? Non so quanto saranno liberi in coscienza o condizionati dalla scuola, dalla famiglia, dai mass-media, dai politici locali… In entrambi i casi non posso che disapprovarla radicalmente ed essendo la lettera indirizzata a voi insegnanti vi chiedo e imploro di non indottrinare militarmente gli studenti. Fate obiezione di coscienza: io mi rifiuto di insegnare quella parte di materia; io mi rifiuto di portare i miei studenti in visita a Cameri, in Aermacchi, in AgustaWestland, come esempi da seguire professionalmente per la loro vita.

Vi chiedo di fermarvi a riflettere su questa lettera e sui contenuti che fate passare agli studenti. Grazie!



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