BENETTON NON CI CONVINCE
L’ultima campagna di Benetton appare come l’ennesimo tentativo di rifarsi un’immagine. Ce ne parla Ersilia Monti, referente della Campagna vestiti puliti (email: ersilia.monti@mclink.it) e della Rete di Lilliput Nodo di Milano.
La nuova campagna promozionale con la quale Benetton associa il suo nome al Programma alimentare mondiale dell’Onu è appena partita e già incombe sulle nostre strade. Guardiamo quella pubblicità e, come sempre, scuotiamo la testa.
Benetton non ci convince sui temi della pace, della lotta alla fame, delle donne, delle minoranze etniche.
Ecco perché: sulla pace (“Nel golfo per l’esercito inglese: la nave di Benetton”, La Repubblica, 27 febbraio 2003); sulla fame (“Wearing thin: the state of pay in the fashion industry, 2000-2001”, indagine condotta dall’organizzazione inglese Labour behind the label, scaricabile dal sito internet www.cleanclothes.org); sulle donne (“Le donne afgane non vestono Benetton”, lettera aperta alla stampa del Coordinamento italiano a sostegno di Rawa); sulle minoranze etniche (“Benetton: la multinazionale della menzogna, i colori uniti della simulazione”, comunicato della Comunità Mapuche-Tehuelce “11 de Octubre”, 28.2.2003). Sulla fame. La multinazionale veneta sarebbe di maggior aiuto alla causa della lotta contro la fame nel mondo, se decidesse di corrispondere a chi lavora per lei in ogni parte del mondo salari in linea col costo della vita.
Dall’indagine “Wearing thin: the state of pay in the fashion industry, 2000-2001”, Benetton risulta essere una delle aziende meno attente al problema dei livelli retributivi nei paesi di delocalizzazione. Riferirsi ai minimi salariali locali, come fa Benetton, significa mantenere intere comunità al di sotto della soglia di povertà. Il Coordinamento lombardo Nord/Sud del mondo ha scritto alle associazioni pacifiste italiane, invitandole a non accettare eventuali traini promozionali da parte della Benetton in campagne di solidarietà con la popolazione irachena, come invece avvenne durante la guerra del Kosovo. Sulle donne.
Ecco la lettera aperta alla stampa del Coordinamento italiano a sostegno di Rawa.
“Abbiamo visto sulle vostre pagine le splendide foto di bambine e ragazze afgane, ritratte dalla Benetton a pubblicizzare il nuovo corso della politica afgana rispetto alle donne. L’accostamento burqa-volto scoperto e/o le didascalie non lasciano dubbi: oggi le ragazze sarebbero libere di trovare un lavoro, di andare a scuola, di rientrare dall’esilio. Noi e voi sappiamo che non è così. Certamente conoscete gli ultimi rapporti di Human Rights Watch, che potete consultare sul loro sito www.hrw.org, o tradotti in parte in italiano sui nostri siti (www.wforw.it; www.ecn. org/reds/donne/donne.html). Perché allora ospitare sulle vostre pagine una campagna pubblicitaria che nega la realtà? La ‘liberazione’ delle donne è stato uno dei falsi obiettivi dei bombardamenti americani.
Le donne afgane, attraverso loro organizzazioni come Rawa ed Hawca, si sono opposte a questo massacro e sono state ignorate. Hanno denunciato che i nuovi padroni dell’Afghanistan, insediati dal governo americano, sono dei criminali. Hanno provocato centinaia di migliaia di morti negli ultimi trenta anni, hanno calpestato i diritti delle donne quando erano al governo prima dei talebani.
Rawa chiede un processo internazionale per crimini contro l’umanità e la documentazione è disponibile da anni. Peccato che non si trovi né un giornale né una forza politica, neppure qui in Italia, disposto a sporcarsi le mani con questa storia. La sharia è in vigore ovunque, le carceri sono piene di donne che fuggono alla violenza domestica, i suicidi per evitare i matrimoni forzati non diminuiscono. Le donne vengono arrestate e sottoposte a visite ginecologiche forzate, non riescono a raggiungere scuole, posti di lavoro, Università a causa delle restrizioni sulla libertà di movimento.
Per favore, evitate di pubblicare, magari accanto a un articolo corretto, qualche bella foto pubblicitaria capace di spazzare via, con un’occhiata, fiumi di inchiostro”.
● COORDINAMENTO ITALIANO A SOSTEGNO DI RAWA.







