Bambini “Mayi-muhogo” - Un’iniziativa dal basso
Pubblichiamo due lettere: la prima su un nuovo fenomeno che si sta verificando a Bukavu, capoluogo del Kivu, RdCongo, e che fa paura: è in pericolo il futuro del Paese; poi un invito pressante a impegnarsi, in ottobre, per una vera giornata di dialogo cristianoislamico
BUKAVU, (Rd CONGO): BAMBINI "MAYI-MUHOGO" (Acqua contro manioca)
Sono ragazzi e ragazze tra i 9 e i 13 anni. Arrivano dai villaggi della periferia della città, nel raggio di 5 –10 km. Vengono da famiglie di sfollati a causa della guerra che non hanno mezzi finanziari per mandarli a scuola o con genitori irresponsabili. Si sono cercati un impiego per conto proprio, un lavoro a tempo pieno, dalle 7 alle 19: vendere acqua per un pezzo di manioca e se è necessario fare anche da trasportatori.
Partono da casa alla mattina con alcuni bidoni pieni d’acqua e qualche bicchiere. Si portano poi sacchi di plastica chiamati "non si sa mai", infatti il guadagno non è mai certo. Alle nove sono già lì dove la gente si riunisce, soprattutto nei mercati. Il baratto è risaputo: un bicchiere d’acqua per un pezzo di manioca. Per arrivare a tre kg manioca i ragazzi "mayi-muhogo" dovranno fare almeno 10/15 viaggi alla fontana o alla sorgente per riempire i bidoni d’acqua. Alcuni clienti osano persino bere l’acqua senza dare niente come compenso e quando i ragazzi rivendicano qualcosa, sono coperti di insulti e a volte presi a bastonate.
Alla fine della giornata ciascuno mette insieme i pezzi guadagnati. Al massimo due o tre chili di manioca. Il baratto continua. Dovranno ora vendere un chilo di farina di manioca per poter avere un pugno di pesciolini secchi o di fagioli o una scatolina di olio di palma, senza dimenticare poi il baratto finale per un po’ di sale.Questo commercio spicciolo serve naturalmente per portare qualcosa da mangiare a tutta la famiglia. Alla sera quando si ritorna a casa, per le ragazze c’è anche il rischio di essere malmenate o violentate. Ormai è un vero impiego, anzi, una risorsa perché le famiglie si basano su questo guadagno e i ragazzi non possono rientrare a casa a mani vuote. Se poi vengono cacciati di casa è la strada che li accoglie con i suoi pericoli e i suoi sfruttamenti, soprattutto sessuali per le ragazze: infatti vengono accolte dalle prostitute che le mettono a disposizione degli uomini. I ragazzi, anch’essi presi sotto la protezione di altri ladri, imparano a rubare con "stile", ai mercati generali della città.
Questo fenomeno ormai comune a Bukavu mi fa riflettere. I figli, che fin dalla notte dei tempi sono stati considerati dono di Dio (vedi Genesi 1,28), sono ora oggetto di maltrattamenti e insulti, senza la possibilità di istruirsi e formarsi un fututo come è loro diritto. Ho paura per la società congolese di domani. Le conseguenze della guerra sono evidenti e mi domando che cosa possano fare la Chiesa, le piccole comunità cristiane per dare sicurezza e dignità ai ragazzi della strada a Bukavu. La guerra degli anni scorsi ha rovinato anche il futuro dei nostri bambini.
- Immaculée Zihalirwa Badesire - Bukavu, Rd Congo.
UN’INIZIATIVA DAL BASSO LA GIORNATA DI DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO
Sento la necessità di rilanciare in Italia i temi del dialogo interreligioso, in particolare quello con l’islam, che vedo sempre più minacciato. In questi anni si sono moltiplicate le giornate istituzionali di "dialogo": quella del 4 ottobre, quella del 27 gennaio, quella sulle Foibe… Sembra che tutti facciano a gara ad inventarsi date da ricordare su cui imbastire qualche piccola speculazione partitica. L’iniziativa della giornata di dialogo cristiano-islamico ha avuto invece la caratteristica di partire dal basso, di non avere sponsorizzazioni istituzionali, che pure non sono mancate, e di essersi conquistata un spazio suo autonomo. Ma, come tutte le piante, anche quella del dialogo ha bisogno di cure. C’è bisogno anche di validi contadini se si vogliono raccogliere buoni frutti.
Noi crediamo profondamente nelle iniziative dal basso, che nascono dal cuore delle comunità nelle quali viviamo. Vi invitiamo perciò a voler rimettere insieme tutte quelle forze che negli scorsi anni si sono date da fare per realizzare la giornata del dialogo cristiano islamico. Vi invitiamo a formulare insieme a noi un nuovo appello e a sollecitare quanti si sono sbandati sotto i colpi dei nemici della pace e stanno pian piano perdendo la speranza. Occorre muoversi prima che sia troppo tardi. Shalom, salaam, pace.
- Giovanni Sarubbi, Direttore de "Il dialogo"
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