IN RICORDO DI GOFFREDO FOFI / UN GRANDE INTELLETTUALE SENZA CATTEDRE E SENZA OBBEDIENZE
Un giorno di giugno di 11 anni fa ricevetti una mail inaspettata: Goffredo Fofi mi comunicava il suo apprezzamento per un breve saggio sui siti industriali inquinati. Rispondendogli mi permisi di manifestargli la mia gratitudine ritenendolo un mio maestro, al che mi rimbrottò subito: “E allora, caro Marino, passiamo al tu, e lasciamo da parte i maestri ché siamo tutti allievi che devono imparare a camminare sull'orlo di un precipizio...”. Da allora mi fece dono della sua amicizia e della straordinaria opportunità di partecipare alle sue due ultime riviste “Lo straniero” e “Gli asini”. Gigantesca la sua opera saggistica di critica letteraria e cinematografica, di sociologia e pedagogia. Un grande intellettuale, dunque, ma senza cattedre e senza obbedienze, sostanzialmente autodidatta. Ecco, lo spirito critico fu la sua cifra, ma non astratto, bensì vissuto e pagato di persona condividendo le sofferenze degli ultimi, degli esclusi, fin dai 18 anni, quando lascia tutto per unirsi a Danilo Dolci nel suo visionario progetto di riscatto nonviolento del mezzogiorno più misero. Vissuto, quindi, coerentemente in povertà francescana, offrendo speranza e sapienza a chi condivide la sofferenza dell’umanità che “cammina sull’orlo di un precipizio”.







