Il 7 luglio u.s. è mancato p. Meo Elia, già direttore a più riprese della rivista dei Missionari Saveriani, Fede e Civiltàprima e Missione Oggi dopo. Originario di Villafranca Piemonte (TO), 1936, fa il suo ingresso nei Saveriani a vent’anni direttamente dal Seminario di Torino. Ordinato prete nel 1960, è subito destinato al lavoro dello CSAM (Centro Saveriano di Animazione Missionaria) di Parma, diventando direttore dei sussidi di “Spiritualità missionaria” di Fede e Civiltà e in seguito della stessa rivista. Inviato in missione in Congo-Zaire, vi rimane 8 anni, inizialmente nella Diocesi di Uvira e poi in quella di Bukavu. Lì fonda, con le missionarie laiche Emma Gremmo e Luisa Flisi, la comunità di Bunyakiri. Eletto consigliere generale dell’Istituto, ritorna in Italia, a Roma, per 12 anni. Finito il secondo mandato, è nominato direttore di Missione Oggi, ruolo che svolge dal 1990 al 2003. Nel frattempo la rivista si era trasferita, con tutto lo CSAM, a Brescia. Destinato poi alla missione del Brasile Nord, in Amazzonia, Meo vi rimane 17 anni, svolgendo anche il servizio di superiore regionale. Rientrato in Italia per cure mediche, fino a poche settimane fa faceva parte della comunità saveriana di Desio (MB). Di seguito il ricordo di alcuni amici e amiche del Gruppo redazionale.
Ho incontrato p. Meo solo in alcune rare occasioni, e mi aveva colpito per la sua sobrietà, umiltà e allo stesso tempo autorevolezza. Ho conosciuto nel corso del tempo la sua storia personale e il suo grande impegno per la rivista, che gli deve moltissimo ancora oggi (Federico Tagliaferri).
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La notizia mi addolora, anche perché non ero riuscita ad andare a salutarlo prima di partire per esprimergli tutta la mia riconoscenza. È come aver perso un membro della mia famiglia. È p. Meo che mi ha accolto nel gruppo redazionale e mi ha incoraggiato a scrivere, cosa cui resistevo da sempre. Trovo molto indovinate e faccio mie le espressioni usate da Federico in riferimento a Meo: sobrietà, umiltà e autorevolezza. E aggiungo simpatia ed empatia. Sono ancora in Togo per qualche giorno e mi dispiace di non poter accompagnare Meo alla sua ultima dimora (Maria Teresa Cobelli).
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P. Meo è stato colui che ha accettato la mia proposta di collaborazione a Missione Oggi, prima in forma occasionale, poi stabile... Lo ricordo soprattutto come persona sobria, di poche smancerie, ma di idee chiare. E fu lui che diede alla redazione quella caratteristica peculiare di luogo di incontro tra credenti e non, coinvolgendo Marino, Roberto ecc. Ovviamente Meo è stato moltissimo altro e di più, io però lo ricordo così (Mauro Castagnaro).
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Non ho conosciuto p. Meo, solo incrociato in occasioni ufficiali. Ma quel titolo Cristo fuori le mura è stato per me una cometa che ha illuminato per sempre la mia strada (Virginia Isingrini).
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Porterò sempre nel cuore il ricordo del suo sorriso amabile, del suo sguardo acuto e indagatore, dell'affabilità che sapeva coniugare all'energia, alla competenza, alla lungimiranza e alla determinazione con cui riformò e diresse la rivista. Il Signore Gesù lo accolga fra i suoi e gli si mostri faccia a faccia (Fausto Piazza).
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P. Meo è colpevole di avermi coinvolto in questa impresa di Missione Oggi da lui rinnovata oltre trent’anni fa. Un’impresa strana per me non credente, come subito gli confessai, prima di accettare. Meo, sorridendo, mi rassicurò: “Tranquillo, non ti chiederemo di scrivere di teologia, ma della condizione umana su questa terra e credo che i nostri reciproci sguardi possano utilmente dialogare”. E in effetti con la sua sapiente e amorevole guida gli incontri redazionali divennero subito impegni cui non potevo mancare, dove ci si arricchiva e si scoprivano insieme nuove prospettive. Ancor più preziosi in un contesto in cui si andavano desertificando le sedi tradizionali della socialità civile, del confronto libero e creativo, della partecipazione consapevole e incisiva sul futuro della comunità. A Meo devo questo regalo inaspettato e impagabile per la mia esistenza (Marino Ruzzenenti).
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Io direttamente l'ho conosciuto poco, più che altro all'interno degli eventi e incontri Fesmi quando ero ad Asia News-Mondo e Missione e a Popoli, ma so quanto ne siano stati intensi e prolungati l'opera e l'impegno. Una personalità parte di una generazione che ha dato davvero tanto alla missione, sia in termini di aggiornamento, sia di presenza nella società e nelle società (Stefano Vecchia).
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Sono arrivato anch’io a Missione Oggi, invitato da Roberto Cucchini, proprio a seguito di quella scelta, ricordata da Marino, che p. Meo fece tanti anni fa. Da allora continuo a ripetere – ad amici e compagni che, stupiti e perplessi, mi rivolgono sguardi interrogativi – che raramente ho avuto la fortuna di trovare un luogo, come Missione Oggi, nel quale la discussione e il confronto siano più liberi, autentici, ricchi e rispettosi. Ho incrociato Meo solo un paio di volte ma credo che gli dobbiamo davvero tantissimo (Mimmo Cortese).
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Sono vicino alla comunità saveriana e alla nostra rivista per la perdita di p. Meo. L'anno prossimo saranno i miei primi 40 anni di collaborazione con Missione Oggi, ma è con Meo che avevo iniziato dal 1994 a scrivere sul Nordafrica, e in particolare sull'Algeria con una certa continuità. L'ho poi perso di vista, per ritrovarlo col suo libro sulla Chiesa algerina, una passione che ci ha accomunato negli anni. Questa meravigliosa comunità di persone che pensano e scrivono che siete tutte/i voi, la devo proprio a lui: è stato il suo regalo più bello. Un forte abbraccio di pace eterna caro Meo (Luciano Ardesi).
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P. Meo mi è stato presentato da don Piero Lanzi per entrare a far parte di Missione Oggi. Affabile, sguardo dritto negli occhi, sorriso largo, uomo di sfide. empatia a pelle. Sono stato subito attratto dalla sua personalità diretta e schietta. Una amicizia preziosa per gli anni in cui è stato a Brescia. Innamorato di una Chiesa in uscita, quotidiana con visione di futuro nonostante tutto. Un missionario dei gesti e della Parola che crea, che suscita e smuove. Un grazie che sa di riconoscenza e continua presenza, stimolo e impegno per la dignità umana in tutti i contesti e per una Chiesa liberatrice e compassionevole. Vieni servo buono e fedele…. (Franco Valenti).
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Vi sto leggendo con profonda gratitudine, scoprendo tanti aspetti che non conoscevo. Anch’io p. Meo non l'ho praticamente conosciuto, ma sono grata delle intuizioni che lo hanno portato a investire in Missione Oggi come progetto culturale aperto e di ampio respiro (Giusy Baioni).
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Mi unisco a Giusy anch’io in questo ringraziamento. Ho conosciuto poco p. Meo, da giovanissima, quando “bazzicavo” dai Saveriani ai tempi dell’Università. Mi ricordo la delicatezza e l’entusiasmo nelle sue risposte editoriali, l’impegno per il dialogo tra cristiani e mussulmani. È una grande perdita, mi spiace moltissimo (Veronica Cavicchi).
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Quando ho letto di p. Meo, sono andata a cercare una sua foto, non perché non lo ricordassi, ma per vederlo ancora una volta. Mi tornano in mente frasi, espressioni e momenti vissuti con lui: il mio ingresso in Missione Oggi, la prima riunione… Esperienza importante, non solo per me, e soprattutto rivelatrice della lungimiranza di chi, come Meo, aveva capito che, per essere società civile, bisogna avere il coraggio di ascoltare e confrontarsi anche con chi viene da lontano. Mi piace ricordare anche una sua frase quando, in occasione di uno dei suoi ritorni in Italia dal Brasile, ci siamo messi a parlare di progetti e delle difficoltà di realizzarli. Meo, con poche parole, risolse la questione dicendo che è importante che essi (progetti) siano fatti non per chi li propone, ma per e con i destinatari. Dalle mie parti (in Libano), in queste circostanze si dice: il Signore lo accolga nella sua misericordia! Sì, quella misericordia che papa Francesco non si stancava di proporci come stile e nutrimento della nostra vita, oltre ben s’intende la carità, la speranza e la fede (Lydia Keklikian).







