CAMERUN / ELEZIONI PRESIDENZIALI 2025 / IL PENSIERO DEI VESCOVI / QUASI UN DECALOGO PER IL NUOVO PRESIDENTE
Nel marzo scorso i vescovi del Camerun hanno pubblicato una lettera pastorale in occasione delle prossime elezioni presidenziali dell’ottobre 2025. Vi presentano le attese della Chiesa cattolica riguardo al processo elettorale e le qualità richieste ai candidati alla presidenza. Le elezioni sono “un momento forte”, secondo i vescovi, in quanto mobilita l’attenzione dei cittadini e rappresenta un’occasione per il popolo di partecipare alle sorti del paese. I vescovi affermano che la Chiesa ha diritto d’intervenire pubblicamente, rigettando ogni accusa di “ingerenza” da parte di chi vorrebbe chiuderla in sagrestia: “Per la Chiesa è un dovere impegnarsi in questo processo affinché siano garantite elezioni trasparenti, libere, giuste ed eque”.
A chi interpreta la laicità dello Stato come opposizione alla Chiesa, i vescovi ricordano che se è vero che le due realtà sono autonome, sono però anche “complementari nel perseguire il bene comune”. Questa autonomia reciproca “non comporta una separazione che escluda la loro collaborazione”, perché tutte e due “sono al servizio della vocazione personale e sociale” della popolazione. Esiste infatti “un’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, quale inevitabile dimensione sociale dell’annuncio del Vangelo”. Ciò comporta “l’assoluta necessità di una qualificazione morale della vita sociale e politica”. Se mancasse questa dimensione si arriverebbe alla disumanizzazione della vita sociale e delle sue istituzioni consolidando “le strutture di peccato”.
Uno degli scopi della lettera è quello di “far ritrovare il senso politico, dando riferimenti, nutrendo la riflessione, illuminando la coscienza” perché “la vera fede e la speranza cristiana non consistono solamente nell’implorare la benedizione di Dio, ma anche nell’operare la giustizia e la pace”. Seguendo la dottrina sociale della Chiesa, i vescovi spiegano ai cristiani che la politica “è un’espressione qualificata ed esigente dell’impegno cristiano al servizio degli altri”. Questo comporta “la ricerca del bene comune, lo sviluppo della giustizia con particolare attenzione alle situazioni di povertà e sofferenza, il rispetto delle autonomie, il principio di sussidiarietà, la promozione del dialogo e della pace”.
Ecco allora il compito dei credenti: “portare un contributo affinché si instauri un ordine sociale più giusto e conforme alla dignità della persona umana”. Ai candidati i vescovi ricordano che la “politica può diventare una forma eminente di carità” nell’impegno per il bene comune, fatto di azioni concrete il cui solo scopo è servire il popolo cercando la soluzione ai problemi che lo affliggono e non il prestigio e i vantaggi personali.
Ricordando poi che il voto non è solo un diritto ma anche un dovere, i vescovi propongono un codice di condotta elettorale in dieci punti che diventano i criteri di discernimento per gli elettori in vista della scelta del prossimo presidente e per analogia di coloro che dovranno dirigere le regioni. Eccoli. Il futuro presidente deve:
- essere integro, umile, modesto, provvisto di leadershipmorale, di onestà e trasparenza nelle sue azioni e decisioni;
- avere una strategia e una visione chiara dello sviluppo del paese ed essere in grado di realizzarlo;
- privilegiare una gestione efficace dell’economia, favorendone la crescita, creando posti di lavoro e riducendo la povertà;
- lavorare al consolidamento dell’unità nazionale operando la riconciliazione e la pace, visitando regolarmente tutte le regioni del paese;
- ascoltare i bisogni dei camerunesi ed essere aperto al dialogo con tutti gli attori della società;
- rispettare lo Stato di diritto garantendo le libertà fondamentali e l’indipendenza delle istituzioni;
- lottare contro la corruzione istituendo meccanismi efficaci di controllo e di sanzioni senza discriminazioni;
- gestire le crisi prendendo rapidamente le decisioni che si impongono;
- migliorare la qualità dei servizi pubblici come la salute, l’educazione, le infrastrutture;
- avere il senso della diplomazia e delle relazioni internazionali rappresentando degnamente il paese sulla scena internazionale.
L’accompagnamento della preparazione delle elezioni è affidato alla Commissione episcopale di Giustizia e Paceche assicurerà anche il ruolo di osservatrice. Nel frattempo i partiti politici e i loro rappresentanti si stanno muovendo. Al principale oppositore di ritorno dalla Francia, Maurice Kamto capo fila del partito MRC (Movimento per la Rinascita del Camerun) e candidato dichiarato alla presidenza, è stato impedito dalle forze dell’ordine di essere presente al meeting organizzato dal suo partito. Lo stesso sito internet dedicato alle elezioni e che dovrebbe permettere ai cittadini di consultare la loro iscrizione alle liste elettorali è inaccessibile. Anche la crisi della zona anglofona persiste guidata dal movimento secessionista Ambazonia con esecuzioni sommarie operate sia dall’esercito regolare che dai ribelli, con oltre 700mila sfollati. Anche la diaspora si sta organizzando formando un fronte di resistenza utilizzando i social media per mobilitare l’opinione pubblica.
Dal canto suo il presidente Paul Biya, nel discorso di fine anno 2024, ha riaffermato la sua volontà a servire senza però esplicitare una sua nuova candidatura alla presidenza. Per ora il presidente comunica i suoi pensieri sulle piattaforme X e Facebook e invita i potenziali candidati a prepararsi in vista di un’elezione che lui promette “serena, trasparente e pacifica”.







