GRAZIE, DON GIOVANNI CERETI, PER IL TUO IMPEGNO ECUMENICO E PER LA PACE, SEMPRE DALLA PARTE DEI POVERI (ANAWIM)
Mercoledì 1º luglio ci ha lasciati don Giovanni Cereti, caro alla nostra redazione e ai Missionari Saveriani per il suo impegno ecumenico e per la pace. Per questo suo impegno è stato più volte a Parma, nella Casa Madre dei Saveriani, ospite del Gruppo SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) locale, e dell’Istituto Teologico Saveriano, chiuso nel 1994. A Parma don Giovanni veniva anche per il gruppo di spiritualità “Fraternità degli anawim”, da lui fondato a Roma.
Nato a Genova nel 1933, dopo la laurea in giurisprudenza, nel 1960 è stato ordinato presbitero, svolgendo il suo ministero prima a Genova, poi a Bouar (Repubblica Centrafricana) come Fidei donum, infine a Roma, dove tra l’altro ha creato la sezione italiana della Conferenza mondiale delle religioni per la pace. Ha tenuto corsi di Ecumenismo e di Dialogo interreligioso in diverse istituzioni ecclesiastiche, all’ISE (Istituto di Studi Ecumenici) di Venezia, ma anche alla Facoltà Teologica Marianum di Roma.
Tra le sue pubblicazioni, ci preme ricordare le due opere (Matrimonio e indissolubilità, nuove prospettive, EDB 1971, e Divorzio nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva, EDB 1977), che gli hanno creato i maggiori grattacapi, ma che sono state ampiamente valorizzate in occasione del processo sinodale del 2013-2014 sulla famiglia. Come si legge nella bella intervista rilasciata a Daniela Sala, caporedattrice documenti per la rivista “Il Regno”, per i suoi 90 anni: «Il card. Francesco Coccopalmerio – dichiara don Giovanni rispondendo alla domanda dell’intervistatrice “Che impatto hanno avuto queste ricerche nella vita della Chiesa?” –, qualche mese fa, mi ha detto che ha riletto attentamente l’esortazione postsinodale Amoris laetitia, che ha concluso il processo sinodale del 2013-2014 sulla famiglia, ed esaminando soprattutto il capitolo VIII si è reso conto che esso ha ripreso tutto quello che io ho sostenuto nei miei libri e nelle mie ricerche. E di ciò si rallegrava».
Ci piace indicare anche l’opera che ha accompagnato vari gruppi in Italia: Una spiritualità per il nostro tempo: la proposta della Fraternità degli anawim (Borla 1987); e gli scritti ecumenici, cominciando dall’importante curatela di diversi volumi dell’Enchiridion oecumenicum, fino a Molte Chiese cristiane. Un’unica Chiesa di Cristo (Queriniana 1992), Per un’ecclesiologia ecumenica (EDB 1996), Le Chiese cristiane di fronte al papato. Il ministero petrino del vescovo di Roma nei documenti del dialogo ecumenico (EDB 2006).
Come redazione di una rivista missionaria, non possiamo tralasciare la Lettera a una religiosa, nata dall’esperienza di Fidei donum in Africa. «Nel 1973 uscì da Gribaudi – si legge ancora nell’intervista di Daniela Sala – un volumetto intitolato Lettera a una religiosa, ovvero della tenerezza, il cui autore, “abbé Jean”, era un prete che aveva lavorato come Fidei donum in Africa nei primi anni Settanta. In quei tempi molti preti e religiose lasciavano la vita consacrata per quella coniugale. Il problema coinvolse anche un prete e una suora che lavoravano nel cuore dell’Africa. La risposta a una domanda della suora venne messa per iscritto in una lunga lettera, in cui si rifletteva sul celibato come mistero di povertà, di libertà per servire, d’amore pieno di tenerezza nei confronti di quanti s’incontrano. L’autore di quel libretto sono io. Nel 2019 ne ho curato una nuova edizione, con Marcianum Press, a causa di un affettuoso rimprovero che avevo ricevuto da p. Paolo Dall’Oglio nel nostro ultimo incontro: “Ti debbo rimproverare perché non hai riedito Lettera a una religiosa”, che a suo dire aveva avuto molta importanza nella sua scelta di vita religiosa, e anche in quella di altri».
Come ultimo scritto – last but not least – vale la pena menzionare , quasi un “ritorno a Genova”, il volumetto dedicato al “suo” papa genovese, Giacomo Della Chiesa, cioè Benedetto XV: Il Papa genovese Benedetto XV, papa della pace. Tra diplomazia e rinnovamento ecclesiale (Marcianum Press 2023). Don Giovanni vi dedica un capitoletto al rinnovamento missionario della Chiesa promosso da Benedetto XV, soprattutto attraverso la Lettera apostolica Maximum illud, del 1919, universalmente considerata la prima “enciclica missionaria” del Novecento e la magna charta della missione postcoloniale.
Grazie, don Giovanni, compagno di viaggio di tanti anawim (poveri di Jahwè), tu stesso anaw (povero di Jahwè), che ci hai tanto arricchiti con la tua bella testimonianza ecumenica e di operatore di pace!
***
Di seguito l’ultimo articolo di don Giovanni Cereti pubblicato nella nostra rivista: ECUMENISMO, UN MIRACOLO INCOMPRESO







