CONGO RD / VATICAN NEWS INTERVISTA L’ARCIVESCOVO DI KINHSASA
Traduzione e sintesi di Gianni Brentegani
Dopo il Messaggio della Cenco (Conferenza episcopale nazionale del Congo), “Liberate il mio popolo”, del 21 giugno 2019, il 3 luglio l’arcivescovo di Kinshasa, mons. Fridolin Ambongo Besungu, ha rilasciato un’intervista a Vatican News, nella quale è ritornato sulla situazione politica del Congo RD, che, secondo lui, “evolve in modo preoccupante”. Oltre al succitato Messaggio, dichiara mons. Fridolin, “i vescovi hanno voluto scrivere un Memorandum al presidente, consegnatogli personalmente dai sei arcivescovi del paese”, dove esprimono la loro consapevolezza circa la situazione in cui si trova chi è al potere oggi nel paese. “L’attuale potere – dichiarano i vescovi – è frutto della negazione della verità e noi l’abbiamo denunciato. Come pastori, siamo, però, convinti che anche dal male può uscire del bene, per cui abbiamo deciso di accettare la situazione come ci è stata presentata e di fare in modo di ottenere da chi è al potere il miglior profitto per il popolo. Lo stesso presidente si è detto disposto a collaborare alla realizzazione di quello che considera come un sogno: il popolo prima di tutto. Questo era lo slogan del suo defunto padre”.
Se il nuovo presidente è stato, sì, eletto con un’alternanza pacifica, dimostra però di non avere un margine di manovra sufficiente per realizzare la sua politica. Per cui mons. Fridolin afferma che “è chiaro che il vecchio regime tiene ancora strettamente le principali leve del potere: le due Camere del Parlamento, la Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente), la Corte costituzionale, la polizia, l’esercito, i servizi segreti ecc. Cosa resta al nuovo presidente?”. I vescovi, poi, attendono la composizione del nuovo governo che tarda a venire, proprio a causa di un mancato accordo in seno alla coalizione al potere. Malgrado ciò, ribadisce l’arcivescovo di Kinshasa, “abbiamo deciso di sostenere il nuovo presidente perché vuole lavorare per il popolo e questo è anche il nostro interesse”.
Secondo l’arcivescovo, la Chiesa, come istituzione, dispone di diversi modi per aiutare il presidente: il primo è “la collaborazione ordinaria” con le autorità al potere. Per questo “è stato chiesto al presidente di finalizzare l’accordo-quadro tra Santa Sede e Congo RD. Questo accordo-quadro è nelle mani del presidente, che, dopo aver percorso l’iter istituzionale, attende solo la sua firma. Ha promesso di farlo”. Un secondo modo di collaborare con il presidente è quello di consigliarlo. E il consiglio che la Chiesa dà al presidente per controbilanciare Kabila nella coalizione di governo, è di “non voltare le spalle ai suoi collaboratori di ieri che oggi sono all’opposizione. Farebbe un grande errore se ignorasse la loro presenza”. La mobilizzazione dei cristiani è un altro modo per collaborare con il potere facendo pressione dalla base “perché il paese non è sufficientemente libero”.
Mons. Fridolin evoca anche la questione di una giustizia credibile: “Se il giudice è lui stesso corrotto, non ci sarà nulla che funzioni nel paese. È dunque necessario che lo Stato abbia i suoi titoli in ordine. Uno Stato moderno si riconosce dal funzionamento della giustizia. Attualmente in Congo è proprio la giustizia che si ridicolizza davanti a tutti con le sue prese di posizione”. “Non bisogna bloccare il cambiamento! Questa frase è la sintesi della situazione presente. Da una parte il popolo ha scelto massicciamente il cambiamento. Ma noi vescovi costatiamo, contrariamente alla scelta del popolo, che è il vecchio sistema che continua. Il nostro intervento ha lo scopo di ricordare a quelli che sono al potere, al di là della natura della loro coalizione, che sappiano che il popolo vuole un cambiamento e che dunque non blocchino questa volontà”, ha dichiarato l’arcivescovo.







