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Sentirsi morti a 30 e sepolti a 70 …

Sentirsi morti a 30 e sepolti a 70 …

La giornata d’oggi, l’ultima nell’ordine numerico della nostra esperienza, è caratterizzata dallo starci, scanditi in QUATTRO momenti importanti: in casa nostra, con gli ultimi, con il Signore e con il nostro gruppo.

Ore 07.45, dopo colazione, siamo stati a casa per mettere a posto cucina, sala d’accoglienza che è anche il refettorio, cappella, stanze, pavimento, scale, bagni e perfino le spazzature nella comunità saveriana di Bangkok dove siamo stati accolti dal 6 agosto scorso. Qualcuno magari può farci questa domanda: come mai gli ospiti puliscono la casa? A dire la verità, da quando siamo entrati fino ad ora in questa casa, ci sentivamo subito in casa nostra, quindi responsabili anche, alla fine, a metterla apposto. Nel farlo era come se tu mettessi in ordine ciò che hai vissuto e scoperto: dai pacchi di viveri e le buste piene di giochi da preparare per essere portati nelle baraccopoli (mattino) alla preparazione del piatto misto thai/italiano (sera), dagli scherzi o presi in giro esagerati alla condivisione serale super guidata da ‘fra-panda’ c’è di mezzo l’altro… il fratello da accudire, da dare ascolto, da stare accanto. È casa di fraternità perché spinto dallo spirito di fare del mondo una sola famiglia in Cristo e in pochissimo tempo si sono creati nuovi amici, si è condiviso lo spirito di vita nel quale l’uno esiste non senza l’altro. In questa casa ti sei trasformato, dall’essere solamente compagno di viaggio all’essere fratello universale, andando oltre la barriera culturale, nazionale, religiosa.

Alle 10.30, accompagnati sempre dai giovani laici, ci siamo messi a ripercorrere i sentieri/vialetti delle baraccopoli con la meta l’incontro con l’altro: gli anziani e ammalati, i volti già incontrati (almeno due volte) nelle precedenti visite. Nel ri-incontrarli ci accorgiamo di essere già contagiati dai loro volti sempre sorridenti, accoglienti e sereni pur vivendo nella condizione priva di tante cose; trasmettono vita anche se vivono nella condizione di morte. Nel rivederli, oggi, ci scopriamo di essere anche noi persone bisognose, non delle cose, ma dell’amore, del senso di vita, di famiglia, di essere considerati persone. Nel lasciarli appare chiaro la grande paura di sentirsi … “morti a 30 anni e sepolti a 70 anni”; nel senso di vivere la nostra vita senza il senso di vita.

Alle 16.00 siamo alla presenza di Dio nella celebrazione eucaristica ringraziandoLo per la grazia ricevuta durante tutta l’esperienza. Interpretando gli incontri-scontri, i contrasti-similitudini (umani, religiose, culturali) di questi giorni alla luce della Parola di Dio ci accorgiamo che la missione non è nostra ma del Signore, non è tanto il fare quanto piuttosto lo stare/l’essere con, l’essere alla presenza con l’A/altro. Siamo stati una presenza del Signore per loro, come lo sono per noi. L’uscire da casa nostra, ogni giorno, per avvicinarci alla loro casa è il movimento evangelico, è la logica per poter starci con l’A/altro, quindi relazionale.

Alle 22.00 in un bar, all’aeroporto di Bangkok in attesa del rientro in Italia, ci siamo messi in cerchio, tra di noi, a condividere la ricchezza ricevuta-colta, in una parola a ciascuno, di tutta l’esperienza. Scoperta, ricchezza, ritmo, continuo, essenzialità, condivisione, brividi e fede sono parole frutto del vissuto comunitario cioè di aver preparato e fatto insieme le cose, di aver vissuto nello stesso luogo legato all’unico scopo. Sono anche parole che, da ora in poi, creano comunione tra di noi sapendo che la vita di ciascuno va per la sua strada con una meta precisa: APRIRSI AGLI ALTRI, SCOPRIRLI E FARSI LORO INCONTRO!


Autore
Ferdinandus Supandri
Luogo
Bangkok
Pubblicato
23 Agosto 2022
Blog
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