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Noi giovani e la fede

Noi giovani e la fede

Ci sediamo in cerchio, preghiamo. Eccoci qui, siamo di nuovo a Bangkok, noi tutti, giovani ragazzi arrivati circa due settimane fa dall’Italia. Siamo ancora una volta tutti riuniti nella cappellina dei padri missionari saveriani.
C’ è un atmosfera diversa stasera…

I giorni trascorsi insieme sono stati giorni colmi di emozioni forti, talvolta contrastanti, che hanno tracciato un segno introspettivo in ognuno di noi. Osservo minuziosamente in volto i miei compagni, e mi accordo di guardarli con occhi diversi, con occhi veri. In ogni piccolo tratto del loro viso ritrovo qualcosa del mio, nei loro gesti le mie nuove azioni, nelle loro parole l’espressione dei miei sentimenti. Mi sento in comunione con le loro vite come se fossero collegate già da ieri, ma solo oggi riesco a vedere che si incrociano sulla stessa strada. Un senso di perfetta armonia mi attraversa. - Sono esattamente nel posto dove devo essere.

La voce di Padre Pandri (missionario saveriano, partito dall’Italia insieme a noi per accompagnarci e guidarci in questo viaggio) ci invita a riflettere sulla parola scelta per per la sua condivisone: inchinarsi. Per spiegarla, sceglie parole semplici,raccontandoci un episodio accaduto il primo giorno in cui ha messo piede in una baraccopoli. - “Quando sono entrato nella casa di quella signora anziana, ammalata e seduta a terra da sola, ho preso posto a terra vicino a lei, nonostante le condizioni igieniche non lo permettessero, perché io mi sento uguale a lei".
Il messaggio che Padre Pandri vuole inviarci, arriva chiaro ad ognuno di noi. In questo tempo seguendo i suoi gesti, e quelli degli atri padri in giro per le baraccopoli, abbiamo imparato e toccato il senso dell’ umiltà, dell’ uguaglianza e il valore dell’ altro.
L’ altro è come me” , questa riflessione oggi, sembra far parte del nostro essere. A seguire, la voce squillante di Beatrice, esprime con tono chiaro la sua parola : futuro. Beatrice condivide con noi ciò che vedono i suoi occhi sul futuro: -nuove scelte! Ne parla con espressione serena e con grinta, la stessa grinta che trasmette anche Nicola, quando condivide la sua parola piedi , e dice: "grazie ai miei piedi nudi, al mio andare scalzo, oggi so che non posso sapere dove mi porta il sentiero davanti a me, (è ignoto) ma posso vedere indietro come sono i miei passi e rendermi conto se procedo bene". "È un po’ come sapere dove mettere i piedi, questo mi dà sicurezza, mi rende felice".
Eleonora condivide la parola amore, attribuendole un senso molto più profondo di quello che era solita pensare. Si rivolge a noi, in cerca di nuove risposte: "come faccio a cogliere l’amore di Dio? Come faccio a sapere che sto entrando nell’amore del Signore?"
A queste domande con fare confortante, prova a rispondere, attraverso a la sua personale visione Mariateresa.
Mary (così la chiamo) è la più giovane del gruppo, eppure questa esperienza lei l’ha vissuto pienamente, tanto da condividere la parola fulfillment, e afferma: "ho raggiunto un senso di realizzazione, perché ho vissuto questa esperienza come aver messo apposto un pezzo di puzzle.
Mentre lo dice, le brillano gli occhi di speranza. Io la trovo bellissima, nella sua età e nelle sue consapevolezze.
Anche Federico condivide la sua parola: essenzialità. Un termine che ci porta a scavare continuamente dentro di noi per rinnovare la nostra fiducia, nella vita di tutti i giorni. Dice: "È bello pensare che tutto questo ce lo porteremo nella vita quotidiana, nei rapporti, dando il giusto peso, la giusta essenzialità alle cose che facciamo ogni giorno, anche nelle scelte di vita. Per sentirsi pienamente sulla strada giusta".
Poi c’è Samuele, giovanissimo anche lui, è lo spirito più intraprendente del gruppo.
Condivide la sua parola comunità, perché si è sentito parte di una famiglia, e soprattutto perché, dice: "comunità è un insieme di persone che hanno lo stesso obiettivo, il nostro è la missione!"
Infine ci sono io, che tra alti e bassi e meccanismi di difesa, ho finalmente ritrovato ciò che non mi ero accorta neanche di aver perso, perché troppo impegnata a rimuginare il passato o proiettare verso il futuro, dimenticandomi di vivere l’oggi. Dopo essermi persa e ritrovata nelle vite dell’altro, del povero, dell’ ammalato, del bambino rifugiato,del missionario, dei miei compagni di viaggio,ho finalmente capito cosa mancava alla mia: la fede.

“Credo che la cosa più importante nella vita sia la fede e l’amore, e non sono sicuro di quale sia più importante. Entrambi sembrano essere cruciali per l’essere umano.”

Elie Wiesel


Autore
Carmen Galotto
Luogo
Bangkok
Pubblicato
19 Agosto 2022
Blog
Visto 831 volte
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