Voti di… futuro?
Elezioni diffuse. In Uganda, c’è stata la riconferma dell’81enne presidente Museveni per il settimo mandato consecutivo. La bassissima affluenza alle urne segnala disillusione e getta ombre scure sul futuro del paese. Sono state elezioni blindate, segnate dal blocco di Internet, intimidazioni, arresti e rapimenti che hanno colpito la società civile e l’opposizione. Che ancora una volta denuncia brogli diffusi. Museveni mantiene il potere ad ogni costo (ha cambiato la Costituzione), mentre il discusso primogenito prepara il terreno per la successione.
Di elezioni pacifiche ha parlato mons. Gomes, vescovo ausiliare di Dhaka in Bangladesh, dove ha vinto il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), ottenendo oltre 212 dei 300 seggi del Parlamento, una maggioranza superiore ai due terzi, mentre la coalizione dei gruppi islamisti, guidata dal Jamaat-e-Islami, avrebbe circa 76 seggi. Il BNP è guidato da Tarique Rahman, 60 anni, tornato nel paese dopo diciassette anni di esilio nel Regno Unito, e figlio di Khaleda Zia, donna tre volte premier, morta il 30 dicembre. Gli elettori bangladesi hanno anche approvato a larga maggioranza, tramite referendum, alcune riforme istituzionali per evitare il ritorno di un regime autoritario. “Il voto ha mostrato che la democrazia è viva e forte; per molti cittadini queste elezioni sono state un sollievo contro corruzione, disordine e incertezza”.
Governabilità e stabilità sono gli auspici dopo le elezioni in Thailandia che hanno visto la vittoria del partito Bhumjaithai (Orgoglio Thai), guidato dal primo ministro Charnvirakul. Visto il recente conflitto con la Cambogia (ora c’è una tregua), c’erano pericoli di sentimenti nazionalisti. I partiti di opposizione hanno perso seggi, nonostante l’utilizzo di social media e influencer. Resta il problema di formare un governo di coalizione.
Elezioni in tre fasi in Myanmar, concluse con la vittoria del partito rappresentante della giunta militare che ha preso il potere con il golpe del 2021, l'Union Solidarity and Development Party (USDP). Il capo della giunta, il generale Min Aung Hlaing, ha dichiarato che affiderà le "responsabilità statali" a un governo civile, probabilmente composto da militari in abiti civili. Il nuovo Parlamento eleggerà il nuovo presidente della nazione. Dal voto, sono stati esclusi partiti democratici come la Lega Nazionale per la Democrazia. Le elezioni sono tenute mentre il paese è devastato dalla guerra civile, con gravi conseguenze di povertà e isolamento di oltre 3,5 milioni di persone.
Congo RD: rame e cobalto americani. Sicurezza in cambio di minerali. È l’accordo tra il governo degli Stati Uniti e quello del Congo RD. Un primo concreto passo è l’accordo tra il Consorzio per i Minerali Critici Orion e la società Glencore per il potenziale acquisto da parte del primo del 40% di due società minerarie congolesi di proprietà della seconda. L’Orion ha lo scopo di “supportare gli Stati Uniti, le nazioni alleate e partner nello sviluppo di catene di approvvigionamento sicure, responsabili e resilienti per i minerali essenziali che sostengono la futura crescita economica e la sicurezza”. L’accordo, se andrà in porto, ha un valore di 9 miliardi di dollari e permetterà di mettere sotto controllo americano due produttori chiave del rame e del cobalto congolese. Anche il versante relativo alla sicurezza è gestito sotto forma di partenariato pubblico-privato. Il noto imprenditore statunitense Erik Prince (fondatore della società militare privata Blackwater) ha infatti aiutato l’esercito congolese a riprendere la città di Uvira dalle mani dei ribelli filo ruandesi M23.
Mozambico e Ciad. Dall'inizio della stagione delle piogge (da ottobre ad aprile), sono morte 125 persone e quasi 800mila sono state pesantemente colpite da gravi inondazioni. Centinaia di famiglie rimangono assediate dall’acqua, alcune si sono rifugiate sui tetti, principalmente a Maputo. La situazione permane molto critica... I prezzi dei prodotti alimentari stanno aumentando e tutti ne approfittano. L’accesso ai servizi di base (acqua potabile, assistenza sanitaria, alimentazione e istruzione) è incerto o insicuro. Il rischio di malattie (colera) è elevato soprattutto per i bambini.
E in Ciad sono ospitati circa 2.400 profughi sudanesi, nel campo di transito di Tiné, al confine col Sudan in guerra da quasi tre anni. Nonostante le difficoltà, la Caritas del vicariato apostolico di Mongo sta fornendo razioni alimentari che vengono preparate da un gruppo di donne.
L’iniziativa
Don Santoro 20 anni dopo
Domenica 5 febbraio 2006 veniva ucciso nella chiesa di Santa Maria a Trebisonda, in Turchia, don Andrea Santoro, sessantenne sacerdote fidei donum della diocesi di Roma. Sul Mar Nero guidava una comunità cattolica composta da meno di dieci persone. Pregava inginocchiato agli ultimi banchi stringendo tra le mani la Bibbia in turco che fu trafitta da uno dei due colpi di pistola sparatigli alle spalle. Il testo sacro porta ancora i segni del martirio ed è esposto in una teca nella parrocchia Gesù di Nazareth, guidata per 12 anni da don Andrea. Dal 2022 il suo corpo riposa nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Roma, di cui don Santoro è stato parroco dal 1994 al 2000. Insieme agli ex parrocchiani, ai membri dell’associazione a lui intitolata e all’agenzia Sir, è stato lanciato il primo dei 10 podcast dedicati alla sua vita, alla sua spiritualità e alla sua eredità. Per il ventennale è in programma una tavola rotonda con varie testimonianze prevista per la mattina del 21 marzo nella sala conferenze del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Racconta la sorella Maddalena: “Don Andrea, quando è andato in Turchia, diceva che il suo intento era abitare con la comunità e fare in modo che il suo esserci desse vita alla presenza di Gesù; questa era la sua fede: non voleva convertire nessuno”.
Voci dalla missione
Unità in Messico, no corruzione nelle Filippine
La Conferenza episcopale messicana, la Compagnia di Gesù, istituti religiosi, assieme alla società civile del mondo accademico, politico ed economico, sono uniti per costruire percorsi comuni, ricostruire un tessuto sociale ferito e promuovere una cultura di pace radicata nei territori. Oltre 1.200 persone si sono riunite a Guadalajara per il secondo Dialogo nazionale per la Pace. L’incontro ha rappresentato un segno concreto dell’impegno ecclesiale e civile di fronte a un Paese segnato da violenza, ingiustizia e sofferenza diffusa, ponendo al centro le vittime e il loro bisogno di verità, giustizia e riconciliazione. Tra i temi affrontati a Guadalajara: il rafforzamento delle istituzioni locali, la riforma del sistema carcerario, il coinvolgimento dei giovani per sottrarli alla criminalità e la diffusione di buone pratiche, come i programmi di sostegno psicologico nelle aree più colpite dalla violenza. Il Manifesto per la Pace, documento conclusivo dell’incontro, ribadisce che non può esistere pace senza verità e giustizia. In un contesto segnato da dolore e paura, la Chiesa in Messico continua a indicare che la violenza non è l’ultima parola e che, anche nei territori più feriti, possono germogliare autentici semi di pace.
Corruzione e ingiustizia sociale sono frutto di mani inaridite che sottraggono beni e risorse ai cittadini. “Molte mani sono inaridite oggi perché il furto di fondi pubblici è diventato sistemico”, lo hanno detto i vescovi filippini. “La rapina di fondi pubblici lascia profonde ferite morali e sociali che richiedono pentimento e guarigione, non silenzio o scuse da parte dei leader religiosi e civili. La corruzione danneggia sia la società sia il carattere morale delle persone coinvolte, ed è dunque urgente sradicare le cause sociali e spirituali più profonde che mantengono le persone intrappolate nella povertà e nell'esclusione”. Il Paese è scosso da una crisi sociale politica che investe le istituzioni, con il presidente Ferdinand Marcos Jr. che affronta una denuncia di impeachment per accuse di corruzione.
Una storia speciale
Sapienza femminile
Da oltre quarant’anni, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, a Napoli, l’associazione Figli in Famiglia, fondata da Carmela Manco, opera contro la povertà educativa e l’emarginazione sociale. L’attività si svolge in un’ex fabbrica riqualificata, divenuta luogo di accoglienza e di costruzione comunitaria, dove l’educazione si intreccia con la vita quotidiana e la solidarietà concreta. Il quartiere ha conosciuto una stagione di riscatto grazie anche all’arrivo dell’Università, che ha riacceso speranza e desiderio di futuro. In questo contesto l’associazione offre risposte a bisogni diversi: sostegno a donne in difficoltà, accompagnamento scolastico per bambini e ragazzi, supporto a studenti delle scuole superiori e universitari, laboratori educativi e formativi, percorsi di avviamento al lavoro e attività sportive. La partecipazione coinvolge intere famiglie. Molti adulti che oggi collaborano sono gli stessi che, da giovani, hanno ricevuto aiuto. L’esperienza mostra come la responsabilità condivisa favorisca la crescita di tutti.





