Voleva salvare davvero tutti
Quando capì che nessun grande lo ascoltava, ha iniziato a rivolgersi alla gente. Era diventato la sentinella, il riferimento della popolazione, l’interprete della realtà, la sola autorità presente nell’incertezza del momento. Non si ferma poi alla sola analisi della situazione del suo paese. Volge lo sguardo anche verso i paesi limitrofi. Denuncia la guerra nel Sud-Sudan, ciò che succede in Ruanda e in Burundi, l’inerzia della comunità internazionale. In una lettera del 1994 scrive: “Gli ambienti internazionali hanno dato l'impressione di contemplare lo scatenamento delle forze di morte. E adesso ci si chiede, non a torto, se non esisteva un fermo progetto, dissimulato, da qualche parte in oscure stanze”.
Come Gesù che divenne “simile agli uomini e apparve in forma umana” (Fil 2,7), anche mons. Munzihirwa si è fatto un tutt’uno con la forma umana più degradata, quella del rifugiato ruandese, del congolese che deve fuggire, di colui che a causa della nascita si trova ad essere dalla parte del nemico. Egli vorrebbe salvare tutti, avere una parola per tutti, asciugare le lacrime di tutti quelli che si trovano sommersi dalla violenza cieca. Questa sete di amore lo conduce diritto al martirio. Ma lui non ci pensa, consumato com’è dal desiderio di aiutare fino alla fine. Non resta rinchiuso in casa, ma si dà per salvarne il più grande numero. La compassione lo consuma; da tutto sé stesso per consolare il dramma della regione…
Parafrasando un Padre della chiesa dirà: “Ci sono cose che non si vedono bene che con gli occhi che hanno pianto. Gesù umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”… Per mons. Munzihirwa la morte è arrivata in mezzo a strade desolate dalla morte e coperte di cadaveri. Non è stato ucciso nell’anonimato, come quelli che già giacevano per terra. È stato fatto uscire vivo dalla sua vettura, condotto davanti al cancello della Sinelac (la società nazionale di elettricità), fatto inginocchiare e ucciso con un colpo alla nuca, dopo che il militare che teneva il contatto radio con il comando ha probabilmente ricevuto l’ordine di ammazzarlo. Testimoni oculari rintanati in casa doneranno più tardi tutti questi dettagli.
“I discepoli di Cristo - diceva - devono essere servitori di tutti, senza mai utilizzare la violenza, svolgendo questa missione di riconciliazione così urgente per mettere fine alla violenza e alle guerre nell’Africa centrale”.







