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Mi chiamo Cristina, sono una consacrata in un Istituto secolare e lavoro nel campo sanitario da 36 anni. Ne avevo 26 quando il Signore mi ha chiamata a conversione, dopo una lunga lontananza da Lui e dalla Chiesa. Durante questo percorso di rinnovamento spirituale e di riscoperta del dono del Battesimo, il Signore mi ha fatto sentire profondamente amata, mettendomi nel cuore il desiderio di una donazione totale a Lui. 

Non conoscevo ancora la realtà degli Istituti secolari. Ma guardandomi attorno e considerando diverse esperienze religiose, ho solo capito che non ero attratta da quella forma di vita e che il Signore mi avrebbe indicato la mia particolare strada di consacrazione. Intanto, ho iniziato a lavorare e il mio rapporto con i pazienti e colleghi è stato per me una scuola di vita per vincere le mie paure e chiusure nel rapporto con gli altri, appoggiata a Cristo! 

Il lavoro che svolgo mi è sempre piaciuto, pur nella sua ripetitività, I pazienti che mi vengono affidati sono diversi gli uni dagli altri e io li guardo alla luce di Cristo, considerandoli sempre nella loro unicità. Quello che il Signore mi ha donato posso restituirlo a mia volta nel servizio agli altri, con tutta la gioia che la misericordia del Signore mi ha voluto regalare. Col tempo, ho imparato che il dono che il Signore mi sta facendo non è solo quello di fare bene il mio lavoro, con professionalità e competenza, ma anche di avere un’attenzione all’altro, uno spirito di accoglienza delle sue fragilità e paure. Il Signore mi sta insegnando, ogni giorno di più, ad amare: è questo, per me, il vero culto spirituale a cui sono chiamata come consacrata! 

Comprendo che sono inviata nel mondo con una missione sacerdotale, che parte anzitutto dall’offrire a Dio le mie e le altrui debolezze e poi essere per gli altri una colonna di intercessione affinché la Grazia di Dio si riversi su tutti gli uomini. La consacrazione secolare, con la professione dei consigli evangelici, mi ha permesso, appunto, di poter vivere nel mondo con questo spirito. Mantengo un prudente riserbo e svelo la mia identità solo quando è necessario. Ad esempio, nel mio ambiente di lavoro mantengo il segreto, i colleghi vedono solo che vado in Chiesa e che sono una credente praticante. Questo mi permette di lasciare liberi gli altri di comportarsi, nei miei confronti, senza pregiudizi. Da una parte, ciò è bello ma, allo stesso tempo, è difficile, nel senso che la testimonianza non passa per le forme esteriori, ma per lo stile di vita. 

Grazie a Dio sperimento, ogni giorno, che Lui mi sta accanto, mi sostiene e protegge. Tutto ciò mi permette di essere sale, luce e lievito, di poter evangelizzare non con le parole, ma con il mio comportamento. La consacrazione è un vincolo nell’amore che mi consente di fondare la mia vita su questo Sposo, che mi accompagna tutti i giorni e mi proietta nella testimonianza.



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