La veglia missionaria ad Ancona
La notte è quel sacro tempo compreso tra il tramonto e l'alba, tempo di attesa della luce, di raccoglimento e preghiera. Questo capita specialmente quando la notte precede una giornata importante. Così, sabato 17 ottobre si sono accese le luci nella piccola chiesa di legno a Vallemiano di Ancona per la veglia missionaria.
I fedeli della diocesi di Ancona-Osimo si sono riuniti in questa chiesina, scelta come icona della missione, non solo perché è il luogo dove i nostri fratelli latino-americani sono accolti per le loro celebrazioni, ma soprattutto perché, nella sua semplicità, ci ricorda e ci fa rivivere meglio il tema missionario di quest'anno: "Vangelo senza confini". Don Isidoro Lucconi,direttore dell'ufficio missionario, e don Sergio Marinelli, fidei donum in Argentina, hanno guidato la veglia presieduta dall'arcivescovo mons. Menichelli.
Come essere missionari?
Il video d'apertura della serata ci ha mostrato che i missionari sono religiosi e laici che per vocazione hanno scelto di essere annunciatori anche in territori particolari, dove guerre e povertà mettono a dura prova la fede in Dio. I relatori hanno parlato delle difficoltà che incontrano ogni giorno, superate grazie alla spinta della vocazione.
L'arcivescovo ha posto l'attenzione su un aspetto: "Tutti i battezzati sono chiamati a far conoscere Cristo e il suo vangelo". Per essere veri missionari occorrono tre caratteristiche: passione, ovvero l'ardore che spinge fuori da noi stessi ad annunciare, ad andare avanti anche quando ci sono ostacoli, violenze e miserie; radicamento, cioè preparazione di fede, che ci rende forti; ecclesialità, ossia andare dovunque ma ricordando il nostro impegno comune.
Le testimonianze dei missionari
La prima testimonianza l'ha data p. Giuseppe Veniero, maestro dei novizi saveriani di Ancona. Ha parlato delle comunità cristiane in Congo, dove ha lavorato per 46 anni, sottolineando la loro efficienza. I laici sono preparati per far fronte a qualsiasi esigenza della parrocchia: aiuto e sostegno ai malati, distribuzione della comunione, assistenza ai poveri... La vita comunitaria non s'interrompe, anche se il sacerdote non può raggiungere ogni domenica tutte le chiese dei villaggi. In Italia avviene l'opposto: tutto si ferma se non c'è il parroco. La chiesa africana, quindi, può insegnarci molto.
La seconda testimonianza l'ha offerta don Duilio Guerrieri, da 36 anni sacerdote fidei donum in Argentina. Ha parlato dei piccoli "miracoli" realizzati insieme a don Sergio e grazie all'aiuto di molte persone della diocesi anconetana.
Ceri, bandiere e nastri colorati
Il gruppo musicale parrocchiale di Camerano e alcuni giovani sudamericani hanno animato la veglia con canti in diverse lingue, accompagnati da segni espressivi. I ceri accesi, simboli della luce della Parola che illumina i nostri passi, ricordavano che "non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa..." (Mt 5, 15-16).
Le bandiere di tutto il mondo erano stampate su piccoli cartoncini e distribuite così che ciascuno potesse pregare il Padre Nostro per il Paese che aveva tra le mani. Infine cinque lunghi nastri di colore diverso, simboleggianti i continenti del mondo, sono stati srotolati sopra i presenti per unirci nella preghiera.
Il saluto di padre Barchiesi
A conclusione della veglia si sono presentati sull'altare coloro che quest'anno sono inviati a portare l'annuncio di salvezza fino agli estremi confini della terra: don Duilio Guerrieri e padre Sandro Barchiesi. Padre Sandro è un saveriano di Ancona: torna nelle Filippine, dove ha già svolto alcuni anni di missione. Con parole semplici, ma profonde e attuali, ci ha salutati: "Non abbiate paura di incontrare persone di altre religioni!
Chi è sicuro della propria fede, non deve aver paura, perché la sua identità è salda".








