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Siamo stati tre settimane a Makeni in Sierra Leone, dove vive da tanti anni p. Vittorio Bongiovanni: Paolo Sarzi Madini di Cividale Mantovano e io di Bozzolo. Partiti con un carico di 120 chili (quattro valigie e due zaini), siano tornati "leggeri", con appena 10 chili: due valige nelle quali avevamo sistemato le altre due. Molte persone ci hanno dato tante cose da portare ai missionari: le ringraziamo. Per mio fratello è stato come trascorrere qualche giorno a Spineda, a Cividale, a Bozzolo: i suoi paesi.

All'aeroporto di Freetown ci attendeva p. Luigi Brioni, che ci ha condotti alla vicina missione di Lunghi. Il mattino dopo siamo partiti per Makeni: 200 chilometri di strada che pareva non finissero più. Un sobbalzare continuo per le enormi buche, che la pioggia allarga e rende pericolose. Ma la stanchezza è sparita, appena arrivati a destinazione: l'affettuosa accoglienza dei saveriani ci ha fatto sentire subito in famiglia. Anche i 1.800 ragazzi e giovani che avevano terminato il Grest e tutti gli altri, pareva si sentissero già nostri amici.

Ci siamo dati da fare...

Paolo e io ci siamo subito dati da fare, perché là da fare ce n'è molto. Abbiamo fatto pulizia generale; abbiamo aiutato a costruire tre canali di scolo per convogliare l'acqua piovana, che rovina i campi da gioco della missione: 5 campi da calcio, 2 da pallavolo, uno da pallacanestro, uno da tennis. In agosto piove tanto, quasi tutte le notti, e di giorno l'umidità è altissima. Arrivano pure temporali pericolosi, perché il terreno è ferruginoso e attira i fulmini. Due persone, un bambino e un catechista, sono state folgorate negli ultimi mesi.

Per alcuni giorni abbiamo prestato servizio presso le suore di madre Teresa. La mia professione di infermiere è stata utile. Ho medicato tante persone, parecchie delle quali erano già state da stregoni che avevano complicato le cose. Un ragazzo è arrivato dopo essere stato morso da un black mamba, un serpente nero velenosissimo. Ci ha fatto piacere permettere un po' di riposo alle sei suore che non hanno mai un attimo di sosta.

È tutto nel nostro cuore

Abbiamo visitato anche gli ospedali cattolici e musulmani, un lebbrosario, la scuola dei sordomuti. Ci ha permesso di capire un po' meglio una realtà che a noi europei sembra impossibile. Padre Vittorio ci ha condotti a vedere i luoghi della recente guerra civile: la fognatura dove lui si era nascosto e messo in salvo dai ribelli che lo cercavano; il punto in cui le quattro suore di madre Teresa sono state uccise; la scuola donata da Leopoldo Beduschi, un signore di Spineda ora defunto... Ovunque padre Vittorio lasciava qualcosa per sfamare i più poveri.

Tutto ciò che abbiamo visto è entrato profondamente nel nostro cuore.



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