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Per un vangelo senza confini, ...con i saveriani di Cremona

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Il messaggio per la Giornata missionaria mondiale 2009 ha per titolo, "Le nazioni cammineranno alla sua luce". L'impegno missionario - scrive il Papa - "deve divenire una costante fondamentale della vita della chiesa".

L'annuncio del vangelo riguarda ogni cristiano, ma trova risposte "speciali" nelle vocazioni missionarie. A questa chiamata risponde in modo particolare un istituto presente nella nostra diocesi da quasi 80 anni: l'istituto Saveriano. L'anno prossimo, infatti, si celebrerà l'80° anniversario del dono della casa di Grumone al fondatore Guido Conforti. Sono sette oggi i missionari che risiedono nella casa di via Bonomelli. Con alcuni di loro abbiamo riflettuto sul significato della missione nell'età contemporanea.

Contagiare tutti di speranza

"L'occasione della Giornata missionaria mondiale - commenta padre Dante - aiuta noi tutti a estendere lo sguardo oltre le nostre comunità e anche oltre la cristianità. Il Papa, infatti, ci ricorda che tutti i popoli sono chiamati a tornare verso Dio e rinnova a noi cristiani il compito di contagiare tutte le nazioni con la nostra speranza".

È un'autentica sfida che rimette in gioco i valori della tradizione cristiana nel confronto con uno scenario profondamente mutato dalla globalizzazione. "È vero - continua padre Dante - in un tempo in cui tante ideologie portano l'uomo a smarrire il senso autentico della vita, è necessario che ci sia qualcuno disposto ad andare controcorrente in nome della verità e della giustizia universale".

Un impegno per tutti

Come fare? "Noi saveriani abbiamo uno slogan: «Fare del mondo una sola famiglia». Questo significa che dobbiamo impegnarci in prima persona per costruire un mondo più umano: sia attraverso una distribuzione più giusta delle risorse materiali, sia nella scoperta di una dimensione trascendente della vita".

Dunque è una missione che apre diversi e nuovi fronti, anche interni. Quali sono le frontiere, oggi, per una pastorale missionaria anche sul nostro territorio e nelle nostre comunità? "È necessario - risponde padre Sandro - ritrovare la passione per l'impegno missionario. Anche nelle nostre parrocchie va riportata alla luce la priorità della missione". E padre Pierluigi precisa: "È la chiesa diocesana che deve alimentare questa sensibilità".

Cambiamo mentalità

Da Cremona e dintorni sono 66 i missionari saveriani che hanno risposto alla chiamata di farsi "prossimi" delle popolazioni più sofferenti. Qual è il futuro dell'istituto saveriano? "In Italia, purtroppo, le vocazioni missionarie sono in netto calo. Tuttavia c'è una crescita sorprendente di giovani che rispondono alla vocazione missionaria nelle chiese giovani, nei paesi in cui per decenni i missionari hanno testimoniato: dall'Africa all'America latina e ai paesi asiatici, dove lavorano i saveriani".

Nel suo messaggio Benedetto XVI invita le chiese antiche e giovani a camminare insieme. "Serve un cambiamento di mentalità - osserva padre Dante: non basta fare qualcosa per gli altri; occorre essere con gli altri. Anche nei Paesi emergenti, infatti, ci sono grandi energie positive. Basti pensare che in Italia oggi ci sono oltre mille sacerdoti stranieri, dediti alla pastorale parrocchiale, che provengono dalle chiese giovani".

C'è ancora molto da fare

Altro che paura dello straniero! "La chiesa deve sempre avere un senso di accoglienza e di apertura soprattutto verso chi vive situazioni di difficoltà e disagio. Il problema dell'immigrazione va affrontato con serietà: qui in Italia, ma anche continuando a lottare nei Paesi d'origine di questa gente, affinché dovunque le condizioni di vita possano essere accettabili".

Dunque la missione cristiana non è esaurita? "C'è ancora molto da fare - conferma padre Dante: sia in nuove regioni del mondo, sia nelle zone in cui la missione ha già dato i suoi frutti, per alimentare un senso rinnovato di universalità". E padre Sandro aggiunge: "Nel mondo i poveri aumentano continuamente. In Africa oggi sono in atto ben 17 guerre civili. È necessario tornare a seminare nelle nostre comunità, con convinzione, perché la missione non finirà mai".



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