Era abituato ad ascoltare le parole del maestro Gamaliele, quando un giorno gli viene chiesto di salire a cavallo e di andare dappertutto a mettere in catene gli amici di un certo Nazareno che disturbava molto i capi del paese. Eppure avevano cercato, in tutti i modi, di farlo tacere. L’avevano accusato ingiustamente, l’avevano portato fino alla morte, alla morte di croce. Ma non era servito a niente. La storia continuava e allora dicono a Saulo di fare tutto il possibile per risolvere il problema. Sarebbe stato ricompensato adeguatamente. Orgogliosamente accetta. Forma una sua squadra e semina il terrore dappertutto. Ma non è contento. È vero, fa quello che gli viene chiesto. La sera conta le monete d’oro che gli vengono date, ma il cuore resta sempre più vuoto. Finché non gli arriva l’ordine di andare più lontano e così, sul suo cavallo, si lancia ancora una volta per catturare coloro che non vogliono seguire la legge di Gerusalemme. Ma accade l’imprevisto. Un bagliore. Cade a terra. Gli occhi si richiudono. I suoi compagni lo abbandonano spaventati. Solo qualcuno, uscendo dalla città, lo rialza, lo prende per mano e lo conduce nella casa. Gli pulisce le ferite, gli dà da mangiare e bere. Poi aspetta. Passano i giorni. Era ormai verso sera, quando sente una mano che gli si avvicina agli occhi e, per incanto, tutto diventa più chiaro. Il vecchio Saulo è morto, ora è nato il nuovo Paolo. E sente una voce che gli dice: “Alzati, cammina, ho bisogno di te. Andrai in tutto il mondo a dire a tutti, che dalla morte si può tornare a vivere… basta mettersi in cammino, senza paura”.







