Uno stile di presenza
Al loro arrivo in Indonesia, i saveriani iniziano la conoscenza del Paese leggendo e imparando chi fosse Sukarno, il primo presidente e il creatore del progetto ideologico chiamato “Pancasila”, fondamento della Costituzione della Repubblica dell’Indonesia, promulgata nel 1945, quando ancora l’Arcipelago era sotto il governo giapponese.
Cinque sono i principi della dottrina della “Pancasila”.
1. Fede in un solo Dio
2. Umanità giusta e progredita
3. Unità indonesiana
4. Democrazia sotto la saggia guida di consultazioni rappresentative
5. Giustizia sociale per tutti i popoli dell'Indonesia.
Questi principi sono diventati la base della nazione indonesiana e hanno plasmato anche l’impegno missionario dei primi saveriani e di quelli che sono arrivati in seguito. Lo stesso cardinale Soegiyopranoto era solito affermare: "100% indonesiano, 100% cattolico!”.
I simboli che compaiono nella bandiera indonesiana (vedi foto) descrivono la dottrina della Pancasila.
Ai piedi dell'uccello, simbolo nazionale chiamato Garuda Pancasila, la citazione in sanscrito, "BHINNEKA TUNGGAL IKA", ovvero “Unità nella diversità”. Dall’Oriente all’Occidente dell’Indonesia ci sono circa 600 gruppi etnici e linguistici
Nel 1978, p. Francesco Marini di venerata memoria con altri saveriani dà vita a un nuovo stile di convivenza parrocchiale, insieme alle suore KYM nella parrocchia di Aek Nabara. Questo modo di interpretare la vita missionaria, con l’approvazione dell’Arcivescovo di Medan, è diventato un modello ideale di vita comunitaria religiosa mista di uomini e donne che vivono, pregano e lavorano insieme nel contesto indonesiano, diventando una testimonianza agli occhi dei parrocchiani e dell'ambiente sociale.
Scrive e racconta p. Fernando Abis. “Il 18 settembre 1971 a Padang, Sumatra occidentale, la missione era già organizzata e funzionava il seminario minore, sotto la guida di p. Primo Castelli. Nel 1970 si era aperto anche un Centro di procura parrocchiale a Jakarta, con p. Piero Grappoli, il Toasebio.
Ma, nel 1978, la proibizione di ingressi ai missionari stranieri ci incoraggiò a prendere la cittadinanza indonesiana, cosa che non riuscì a tutti. Avevamo il nostro primo presbitero, p. Franz Halim (1972) e presto potemmo raccogliere la messe di altri presbiteri diocesani. L’11 giugno 1983 ci regalava anche mons. M. Situmorang come primo vescovo indigeno. Intanto nel 1984 si dava il via al primo postulato saveriano, a Jakarta. E la formazione ha dato frutti sorprendenti.







