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Ciao, padre Daniele!

Molti della diocesi di Taranto, anche quelli che non vi hanno potuto partecipare la sera del 23 ottobre, ne hanno fatto esperienza leggendo il bell'articolo sul settimanale diocesano "Il nuovo dialogo" del 5 novembre. Non voglio qui ripetere quanto con tanta competenza e convinzione è stato già scritto da don Alessandro Greco: l'atmosfera, la testimonianza, il simbolismo, che hanno reso emozionante la veglia di preghiera. Desidero solo ricordare il  mandato missionario consegnato a p. Daniele durante la veglia.

Padre Daniele venne qui a Taranto appena sacerdote, alla fine del 1990, qualche giorno dopo di me; quindi mi ritengo testimone qualificato della sua intensa attività tra i giovani. E quella sera, dei giovani che gremivano la cattedrale almeno la metà, alcuni anche da fuori diocesi, da Locorotondo, erano lì per salutare p. Daniele.

Il "fuori programma" dopo la funzione, nella stessa cattedrale, sembrava dovesse richiedere un servizio d'ordine per liberare p. Daniele da un'aggressione cannibalesca. Ed anche in casa nostra le luci si sono spente nelle ore piccole, quando Daniele, ben scortato, ha dovuto recarsi a Bari per volare a Londra, da dove era venuto, giusto il tempo per là veglia.

Non è calcolabile ciò che p. Daniele ha fatto, ha dato ai giovani durante la sua permanenza di oltre otto anni a Taranto. Per capire in che misura essi hanno recepito la sua opera nei loro riguardi è bastato vedere e ascoltare quello che essi hanno detto a lui. La presentazione dei doni simbolo: i sandali, la bibbia, la chitarra, la pietra, il mappamondo, i cartelloni con le rispettive didascalie, è stata preceduta da una voce che diceva: "I simboli che porteremo all'altare sono un modo per ricordare l'opera di p. Daniele nel nostro territorio, e ringraziarlo.

Alcuni hanno voluto avvicinarsi al microfono con dichiarazioni come "grazie perché ci hai fatto capire che abbiamo bisogno di grandi speranze, ci hai spinto a volare in alto, ci hai indicato la vera strada di Cristo, e con la tua partenza di tutto questo ci dai testimonianza" (Claudia); "và, e non tornare prima d'aver compiuto la tua missione, noi tutti siamo con te" (Luigi); "ci hai fatto uscire dai nostri gusci per incontrare l'altro, abbattendo ogni frontiera, confida nei nostri cuori" (Alessandra). E infine: "Dal tuo esempio noi abbiamo imparato lo spirito missionario, così dalla tua vita molti bengalesi possano conoscere Cristo" (Michele).

Quella sera chi poteva dire qualcosa erano Giocondo ed Emanuela, i genitori, lì presenti in prima fila: in assoluto silenzio sono l'esempio più forte della collaborazione missionaria, niente di più di dare un figlio. Gli occhi di Emanuela erano fissi su quel grosso crocifisso da parete che il figlio ha preso da solo, lo ha stretto, lo ha presentato come il libro del missionario, e per tutto il tempo lo ha contemplato in preghiera: simbolo e, Dio non voglia, presagio di una pesante croce da portare.

Non temere, mamma Emanuela: Gesù ci ha detto "lo sarò sempre con voi!". Ciao, padre Daniele! Siamo tutti con te, i tuoi giovani, i sacerdoti, tutta Taranto e soprattutto i tuoi confratelli di Lama che ti ricordano con tanta nostalgia e con un poco di invidia.



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